Il rifugio Calvi, d’estate. Tra laghi e… polenta

Benvenuta estate. I tanti rifugi presenti nelle nostre valli aprono proprio in questi giorni i battenti, pronti ad affrontare una nuova stagione che vede come scenario il bellissimo anfiteatro naturale delle Alpi Orobie. Ad attendere i tanti escursionisti troviamo non solo splendidi panorami, ma anche la buona cucina bergamasca e l’accoglienza tipica di montagna. Per raggiungere queste strutture ci affidiamo, nel maggior parte dei casi, ai classici tracciati che battono le nostre montagne. Esistono tuttavia altri sentieri poco battuti, che molto spesso permettono di aggirare il classico percorso, portando gli escursionisti a percorrere varianti solitarie e tranquille. Tra questi tracciati troviamo il segnavia CAI 247, che tra boschi e pini sale in direzione del famoso rifugio Calvi, il primo tra quelli che andremo a riscoprire. Questo percorso è conosciuto come “sentiero estivo” e permette di raggiungere la struttura compiendo, al ritorno, un giro ad anello.

 

 

La partenza. L’escursione trova il suo via al culmine di Carona, punto di partenza del sentiero CAI 210. Il tracciato sale fino alla frazione di Pagliari, antico borgo dai tetti di ardesia tornato a nuova vita da alcuni anni a questa parte. Possiamo abbandonare la carrareccia (che percorreremo al ritorno) e piegare a destra, scendendo tra le case del borgo e facendo un tuffo nel passato tra queste antiche dimore, un tempo ultimo avamposto di civiltà prima di raggiungere le grandi montagne. In prossimità del nascituro fiume Brembo prende vita il sentiero CAI 247, che sale costeggiando il fiume tra i pini e i rumori del sottobosco. Un passo dopo l’altro, continuiamo su questo tracciato sempre ben segnalato, che con pendenza costante risale regalando panorami sui monti Chierico, Masoni e Venina. Tra spazi sempre più ampi, raggiungiamo il bivio per la Valle dei Frati, che ignoriamo. Continuiamo e ancora una volta scavalchiamo il fiume Brembo, che ci ha accompagnato con i suoi scrosci per quasi tutto il tragitto. Abbiamo quasi raggiunto le due ore di cammino e una ripida salita ci porta all’incrocio con il sentiero CAI 210, classica carrareccia che sale al rifugio. Spuntano Grabiasca, Diavolo e Diavolino, il Pizzo di Cigola, il Monte Aga e tutta la corona alpina che cinge questa bellissima valle. Ora continuiamo per un breve tratto in falsopiano, costeggiando i resti del vecchio rifugio Calvi, fino a raggiungere la base della diga artificiale che raccoglie le acque del lago Fregabolgia. Ci aspetta un’ultima e breve salita che ci porterà a raggiungere il coronamento della diga stessa e un panorama mozzafiato sulle montagne più alte della Val Brembana.

Il Lago di Fregabolgia. Difficile vedere questo bacino ricolmo d’acqua. Tuttavia, complici le precipitazioni delle ultime settimane, il livello è notevolmente salito rispetto alla stagione, rendendo il panorama ancora più emozionate. La diga, costruita nel 1953, è lunga oltre 190 metri e alta quasi 60 e permette di creare un invaso con una capacità di 4.680.000 metri cubi d’acqua. Nell’azzurro delle acque del lago si specchiano le sagome delle montagne, ancora bianche di neve. Un riflesso che regala spettacolari “cartoline”, disegni creati dalla mano della natura in millenni di paziente lavoro. Gustata questa ennesima meraviglia, continuiamo costeggiando il lago lungo la sponda sinistra, proseguendo in falsopiano tra panorami sempre più ampi. Sono gli ultimi saliscendi. La destinazione è ormai davanti ai nostro occhi.

Il rifugio fratelli Calvi. Abbiamo raggiunto una delle conche più suggestive della Val Brembana, al cospetto delle montagne più belle (e severe) di quest’ultima. Da sinistra a destra siamo al cospetto del monte Masoni, delle cime di Venina, del Pizzo di Cigola, del Monte Aga, dei fantastici Diavoli Orobici, dei monti Grabiasca, Reseda e Madonnino. Tutta la fatica sarà ripagata dalla spettacolo offerto dalla conca che dà vita al fiume Brembo, principe di queste zona, e dai sottostanti laghi di Fregabolgia e lago Rotondo, quest’ultimo di origine naturale. Se il panorama non dovesse bastare, possiamo lasciarci andare al tepore del rifugio, inaugurato nel 1935 alla presenza dell’allora presidente del CAI di Bergamo Antonio Locatelli e dedicato alla memoria dei quattro fratelli Calvi (Attilio, Santino, Natale e Giannino) di Piazza Brembana, tre dei quali periti nella Grande Guerra mentre il quarto, Natale, morto nel 1920 precipitando dalla parete Nord dell’Adamello. La struttura conta 85 posti letto ed è già aperta in maniera continuativa fino a metà settembre; eventuali proroghe dell’apertura dipendono dal meteo (per informazioni e prenotazioni: 034577047). È possibile raggiungere il rifugio anche attraverso il servizio jeep navetta (per informazioni: 3280424902).

La parola al rifugista. Il bello di una gita in montagna è anche l’accoglienza, il tepore e la buona cucina che offre il rifugio stesso. Lo sa bene Claudio Bagini, storico gestore del rifugio Calvi: «La nostra cucina propone prodotti tipici bergamaschi, con salumi e formaggi del territorio, quindi a km zero – commenta Bagini -. Gli ospiti possono così trovare, tra le tante specialità proposte, i casoncelli, i pizzocheri e le tagliatelle al ragù di capriolo. Seguono come secondi i bocconcini d’asino, il cervo, i tanti spezzatini e gli arrosti, a rotazione. Non manca naturalmente la polenta, taragna o con i formaggi». Una figura, quella di Claudio, che tutti, passando dal Calvi, sono ormai abituati a vedere dietro il bancone. «È una vita che sono quassù. Gestisco il rifugio da 25 anni e le difficoltà sono sempre tante, dalla burocrazia fino alla ricerca del personale. Prima era più facile, oggi sono pochi i ragazzi che vogliono lavorare in montagna durante la stagione estiva. Poi c’è sempre l’incognita legata al meteo, un mistero per tutti noi rifugisti. Un’estate di sole può fare la differenza, proprio come può farla una di pioggia».

Ritorno. Gustati i piaceri del rifugio, possiamo tornare sui nostri passi e ripercorre a ritroso il sentiero comune all’andata, o possiamo scegliere di fare ritorno dalla comoda carrareccia, utilizzata anche dalle jeep navetta. Il segnavia CAI 210 ci guiderà fino al Lago del Prato (m.1650), altro punto di sosta panoramico che invoglia a qualche minuto di riposo. Passo dopo passo, si scende nel bosco, costeggiando i tanti affluenti del fiume Brembo, tra cui la bellissima cascata della val Sambuzza, gioia per grandi e piccini e refrigerio assicurato nelle torridi estate. Siamo ormai in vista della frazione di Pagliari e la nostra escursione volge al termine. In pochi minuti di cammino raggiungiamo la partenza del sentiero, conclusione di questa bellissima giornata nella conca del Rifugio Calvi.

Conclusioni. Questa gita è accessibile a tutti con un minimo di allenamento. Il “sentiero estivo”, stupenda variante per raggiungere il rifugio, permette di percorrere un tracciato riservato e tranquillo, sopratutto nelle giornate affollate del sabato e della domenica. Il percorso ha uno sviluppo di circa 19 km (andata e ritorno) e un dislivello positivo di 970 metri. Per parcheggiare in prossimità del sentiero è obbligatorio l’acquisto del ticket “gratta e sosta” presso i bar e le rivendite di Carona.

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