In un video quasi commovente
la rinascita della Basilica di Lovere

Ecco in esclusiva il trailer del film sui restauri di Santa Maria in Valvendra a Lovere, che ha riaperto le sue porte il giorno di Pasqua del 2014, dopo 15 mesi di restauri. Il docufilm completo, ancora in fase di montaggio, presenterà le riprese che hanno accompagnato il recupero di questa splendida basilica del XV secolo, a partire dal ritrovamento fortunoso di un modellino cinquecentesco della chiesa, simbolo dello sfregio del tempo che l’aveva colpita. E ora invece segnale forte della sua piena restituzione: al San Gerolamo che l’aveva sulla mano, e alla vita religiosa e culturale della nostra terra.

Il restauro. Basta guardare il trailer per capire l’importanza, in termini qualitativi e quantitativi, dell’intervento, che ha interessato 60 metri quadrati di opere lignee, 85 di dipinti su tela, 600 di intonaci e superfici lapidee, 1250 di affreschi e 110 di serramenti. Al restauro hanno lavorato contemporaneamente otto team diversi, sotto la supervisione di due soprintendenze (Beni storici e artistici e Beni architettonici) e la coordinazione del Comune di Lovere e della Fondazione della Basilica, creata nel 2005 appositamente per la ristrutturazione e la gestione del patrimonio storico-artistico della Basilica e  di tutte le sue attività. La direzione è stata affidata alla loverese Silvia Conti e la risurrezione dell’edificio, vanto della cittadinanza, è costata quasi un milione e mezzo di euro. Avrebbero dovuto impiegarci 18 mesi, come da previsione, e i tempi sono stati pienamente rispettati.

Due note sulla storia e il pregio artistico-architettonico. L’imponente Basilica (ci siamo chiesti qui perché quelli di Lovere ne hanno una così bella) fu edificata tra il 1473 e il 1483, periodo di particolare floridezza economica per il paese. Sorse nell’alveo di un torrente  – il Val Vendra, da cui il nome -. Tre navate ritmate da dodici colonne e dalle relative cappelle sul lato sinistro, forme classicheggianti: un notevolissimo esempio di architettura rinascimentale lombarda. Pregiatissime le ante dell’organo, dipinte, all’esterno, dal Ferramola (l’Annunciazione) e, all’interno, da Antonio Bonvicino detto “il Moretto” (ritratti equestri dei Santi Patroni di Brescia).