La nostra proposta: riportiamo
alla luce tutti i “fiumi” della città

Ma lo sapete quanti corsi d’acqua percorrono la città? Si trovano ovunque, anche in pieno centro. Rogge, canali, seriole, torrenti. Nell’area di Porta Nuova ce ne sono addirittura cinque, cinque canali, con tanto di ponticelli, scomparsi, che tagliano il viale Papa Giovanni, a diverse altezze. Non si vedono più, sono nascosti, si trovano sotto l’asfalto, qualche volta sotto i condomini o sotto i parcheggi. Corsi d’acqua, rogge, canali, torrenti sono stati sepolti a partire dagli Anni Cinquanta e adesso costituiscono soltanto dei nomi che qualcuno ricorda, o piccoli scorci in qualche punto della città.

I torrenti veri e propri che attraversano Bergamo sono due: la Tremana e la Morla. La Tremana nasce dalla Maresana, la Morla dalle pendici del Canto Alto. La tradizione bergamasca li declina al femminile, anche se modernamente si dice “il Morla” e “il Tremana” perché il torrente è di genere maschile. Ma la tradizione non è così, si accorda con acqua e quindi è corretto dire: il torrente la Morla. O il torrente la Tremana. Ci sono due altri torrenti che lambiscono la città, sono la Quisa, verso nord est, e il Gardellone, verso nord. E poi c’è l’intrico di rogge, di canali. La principale è la roggia Serio, tracciata già intorno all’XI secolo e poi resa sempre più capiente fino agli anni di Bartolomeo Colleoni che non fu soltanto un capitano di ventura, un uomo d’arme, ma anche un governante illuminato e un mecenate. La roggia Serio è la principale e la vediamo ancora in alcuni angoli della città. Ma poi abbiamo la Roggia Morlana, la Guidana, la Roggia Nuova, la Colleonesca, la Curna…

Dove sono finite? Dove sono finite tutte le rogge? Sotto le strade della città. E la Tremana chi l’ha mai vista? Eppure negli Anni Cinquanta era famosa per le scampagnate in Maresana e i bambini ci pescavano i pesciolini. Sono tutte state sepolte per ragioni igieniche, ma anche per motivi di viabilità, di urbanistica. Servivano spazi. Per ragioni igieniche perché quando città e periferie si allargarono, Bergamo non possedeva un’efficiente rete di fognatura. E allora si pensò alle rogge, che diventarono delle fogne a cielo aperto, sporche e maleodoranti. E allora bisognava nasconderle. Un po’ come si fa con le cose che danno fastidio, come la polvere che si butta sotto il tappeto, come i ricordi infelici che vengono insabbiati nei recessi della mente. Così molti non sanno che sotto il…

 

Articolo completo a pagina 9 di BergamoPost cartaceo, in edicola fino a giovedì 12 settembre. In versione digitale, qui.

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