Il ristorante Al Vigneto a Grumello
Il mare nel cuore del Valcalepio

ristorante al vigneto fotografo devid rotasperti (36)

 

A qualche chilometro da Bergamo, a Grumello del Monte, a un passo della Franciacorta e in mezzo ai vigneti della Valcalepio, si trova il ristorante stellato che vi raccontiamo questa settimana. Un rustico rimodernato in mezzo a 4 ettari di vigne, che è anche azienda vitivinicola, ospita al piano rialzato un pezzo del firmamento bergamasco, con tanto di panorama mozzafiato. Ecco a voi il ristorante Al vigneto.

La storia. Vito Siragusa, bergamasco per amore e per lavoro, ha origini siciliane, precisamente di Mazara del Vallo, e non ha mai dimenticato il suo legame con la terra d’origine. Arriva a Bergamo nel 1996 e subito lavora per uno dei migliori: il ristorante Da Vittorio, ancora nella sua sede storica in viale Papa Giovanni XXIII e destinato a guadagnare di lì a breve tre stelle Michelin. Dieci anni di esperienza che valorizza appieno quando, nel 2006, decide di aprire il suo locale nel cuore dell’enologia bergamasca. L’avventura inizia insieme a quella che ne frattempo è diventa sua moglie e allo chef che ancora oggi tiene le redini della cucina, Simone Scrivo. Anche lui del Sud, calabrese, con alle spalle, qualche esperienza di eccellenza (il ristorante A’anteprima di Daniel Facen, tanto per fare un esempio). La loro dedizione è totale: «Il ristorante è come un bambino piccolo – racconta Vito – ha bisogno di cure e attenzioni ogni giorno». Così, nel 2009 arriva l’ambito riconoscimento, con molta emozione e un po’ di stupore da parte di tutti, soprattutto considerata la giovanissima età del locale.

La cucina. Cosa si mangia in questo posto? Il mare. La cucina mediterranea è infatti il cuore pulsante della cucina del ristorante al Vigneto. La carta si rinnova quasi completamente ogni 40/45 giorni, ma tutto ruota comunque intorno al pesce, freschissimo, che arriva ogni giorno. Le origini di Vito garantiscono fornitori d’eccellenza direttamente da Mazara. Viene comunque  proposta una rosa di piatti che non muta mai, le specialità preferite dai clienti: una su tutte, la crudità di mare. A tal proposito, non si pensi a un piatto facile. In primo luogo per la materia prima che deve essere eccezionale e poi perché prepararlo, conservarlo, e accostarlo in modo da far risaltare la dolcezza e la salinità del pesce e del crostaceo non è cosa da tutti. Forse è anche per questo che c’è chi dice che sia uno dei pochi posti a Bergamo dove gustare il pesce come si deve.

Una vera chicca che fa la differenza nei ristoranti altolocati, purtroppo ancora poco diffusa, è il carrello dei formaggi. Qui è veramente di livello, curato da Vito con attenzione quasi maniacale. Si compone di circa 50/70 tipologie, che ruotano a seconda della stagione: perle francesi, senza dimenticare eccellenze e prodotti tipici bergamaschi, che a volte Vito scova direttamente in alpeggio, come i taleggi nostrani. Il tutto servito con confetture fatte in casa da prodotti raccolti direttamente nel piccolo frutteto e nell’orto domestico.

Per quanto riguarda la scelta alla carta, per chi preferisce lasciarsi stupire, lo chef propone un menù degustazione “alla cieca”. Il prezzo è più che accessibile (50 euro) e quasi d’occasione, considerato che sarete serviti con due antipasti, un primo un secondo, un pre-dessert e un dessert. Praticamente un banchetto.

La carta dei vini. Trecento etichette in tutto, soprattutto italiane. La prima pagina è dedicata interamente ai Colle dell’Aia, i vini prodotti in casa dalle uve dei vigneti che circondano il ristorante. E poi, un’attenta selezione di vini, soprattutto spumanti e bianchi. La Franciacorta ha un posto d’onore, con una proposta che offre anche le etichette più piccole e non necessariamente solo i giganti delle bollicine. C’è qualche rosé e poi tanti vini bianchi, che insieme agli spumanti occupano un buon 70 percento dell’intera selezione. Chiaramente non si poteva pensare a una carta monocromatica: tra i rossi, il primato spetta al pinot nero, consigliato da Vito per accompagnare il pesce, nonostante l’abbinamento sia di solito inusuale.