Samuel, l’ingegnere di Mozzo
che cattura l’anidride carbonica

L’ingegnere meccanico mozzese Samuel Carrara è un cervello in fuga di nome «Pietro». Ovvero va, colpisce e torna indietro. Dopo un dottorato di ricerca in Tecnologie per l’energia e l’ambiente e una breve esperienza in un’azienda nel settore power generation, approda nel 2011 al centro di ricerca della Fondazione Eni Enrico Mattei, dove nel 2015 presenta un progetto che vince una borsa di studio. Il progetto Mercury verrà utilizzato per generare scenari energetici-economici-climatici per il 21esimo secolo.

La particolarità è che si sta sviluppando a due passi dalla Silicon valley, nella Università della California a Berkeley ma soprattutto prevede che dopo dodici mesi il nostro ingegnere sia obbligato a rientrare in Italia, dove svolgerà la seconda metà del suo lavoro. Il centro di ricerca Eni Enrico Mattei ha al suo interno una divisione che fa ricerca sui cambiamenti climatici e lo sviluppo sostenibile ed è li che Carrara studia gli scenari del 21esimo secolo per capire gli impatti sull’economia europea per definire il mix energetico ottimale. La conferenza sul clima di Parigi sviluppa gli accordi internazionali considerando che «il cambiamento climatico rappresenta una minaccia urgente e potenzialmente irreversibile per le società umane e per il pianeta» e quindi occorre «la massima cooperazione di tutti i Paesi con l’obiettivo di accelerare la riduzione delle emissioni dei gas a effetto serra».

 

Samuel Carrara davanti all’università della California

 

«Noi studiamo – spiega Carrara – quali azioni sono necessarie per raggiungere l’obiettivo, entro il 2100, del contenimento entro massimo due gradi dell’aumento della temperatura sul pianeta. Sviluppiamo modelli matematici in relazione all’economia, la sostenibilità ambientale, climatica ed energetica. Partendo dai report di agenzie internazionali, lo scopo della mia ricerca è di elaborare dati per informare il decisore politico, la commissione dell’Unione europea, su quali sono le prospettive e quindi per consentire di prendere le decisioni circa il target dell’utilizzo delle fonti rinnovabili e quindi il taglio dei consumi energetici. La borsa di studio europea che ho vinto, concorrendo in competizione con altri progetti, è intitolata a Maria Sklodowska, conosciuta ai più come Maria Curie, nella logica di aumentare i nostri skills ma poi con l’obbligo di ritornare in Europa. Il mio compito è esplorare tecnologie a basso contenuto di carbonio, quindi le rinnovabili, il nucleare e il Ccs, che è una tecnica finalizzata alla cattura e allo stoccaggio dell’anidride carbonica. In California sto lavorando per integrare le mie ricerche con quelle del professore americano con cui collaboro nella Università della California».

 

 

 

Ovviamente, nonostante l’entusiasmante esperienza che finirà a gennaio del 2018, «anche qui a Berkeley ci sono dei bei colli, ma quelli di Mozzo sono un’altra cosa. Al terzo tentativo ce l’ho quindi fatta a fare centro. Adesso però mi tocca davvero realizzarlo, questo progetto. Un blog mi accompagnerà nel corso del suo svolgimento. Qui riporterò i risultati della mia ricerca, ma parlerò anche dell’esperienza di vita negli Stati Uniti, commenterò notizie che trovo particolarmente importanti o interessanti nel settore dell’energia o più in generale su tutto quello che può riguardare il cambiamento climatico».

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