Serio beach &Co., il mare a km zero

«A Bergamo manca solo il mare», disse il sognatore campanilista liberando gli occhi sulla pianura. Che sia ben dotata sotto ogni altro punto di vista non si discute. Un atto d’amore per la propria terra pronunciato dalle Mura mentre l’immaginazione distende pennellate di blu dove campeggiano i capannoni della periferia. Ci sono i laghi, va bene. Ma non è la stessa cosa. E allora tanto vale spostarsi il meno possibile e fare tesoro del mare a chilometro zero. Cioè, il fiume. In provincia le spiagge dalla connotazione socioeconomica affettuosa, “dei poveri”, non mancano. Alcune si sono conquistate come suffisso “beach”, che fa molto Miami e anche un po’ sogghignare. E poi si abbeverano alla toponomastica dei luoghi, siano reminiscenze storiche stimolanti (la Cava degli Spagnoli, a Capriate) o elementi fisici primari (le Buche di Nese). Sono tornate sulla cresta dell’onda, le spiagge a chilometro zero, in questi ultimi anni. Gli stranieri ne vanno pazzi, vero, ma con la crisi le frequenta anche chi per un po’ le aveva disdegnate: una full immersion negli anni ’70. Con una differenza sostanziale, a parte la composizione multietnica: i divieti, presenti un po’ ovunque. Perché i rischi ci sono: la fredda cronaca del lunedì spesso deve annotare una tragedia.

 

medolago beach

 

Bisogna fare attenzione. La balneabilità è caldamente sconsigliata: alcuni tratti sono off limits dal 1976, quando la normativa europea fissò parametri igienico sanitari per tutelare la salute dei bagnanti. Il veto è tuttora in vigore, ma i valori sono migliorati. E soprattutto il veto, dove c’è, nonostante i pericoli viene regolarmente snobbato: il fascino rustico dei luoghi si lega indissolubilmente con gare di tuffi, immersioni, battaglie di spruzzi. La provincia è paesaggisticamente varia e la scelta di spiagge è abbondante. Ve ne proponiamo una top ten, anticipata da un aggettivo qualificante.

 

Coston Beach, trendy

Nota in tutta la provincia, sul Serio, c’è Coston Beach, al ponte del Costone di Casnigo. Pietre levigate a misura di tintarella, acqua dalle sfumature smeraldo, calca – se il tempo è bello – da riviera romagnola. Non sarà la Saint Tropez di Peppino di Capri ma ha la sua canzone, del Bepi, che descrive i corpi «sbragati giù al sole, sùra i plòc».

 

Buche di Nese, giovane

Le Buche di Nese non hanno bisogno di molte presentazioni. Sono perfette per gli under 30. Si raggiungono con un sentiero che da Burro costeggia lo strapiombo: pozze e cascatelle di grande fascino formate dal torrente Nese. Per raggiungere l’ultima buca, battezzata “Paradis”, c’è un pezzo da fare aggrappati a una corda di sostegno, mentre la più profonda è dotata di toboga naturale in pietra.

 

Alzano e le altre, comode

Vicino alle piscine comunali di Alzano le sponde sono affollate. Il livello dell’acqua è abbastanza alto in alcuni punti, un po’ come stare in vasca. Lo sbarramento crea una piccola cascatella, ci arriva la pista ciclabile, si può fare il picnic. E naturalmente è gratis. Però il sindaco del paese ha posto dei divieti: troppi i rifiuti abbandonati. Quindi molta gente si è spostata sull’altra sponda, a Villa di Serio. In tema di comodità vanno citate anche, sul Brembo, le rive tra Almenno San Salvatore e Villa d’Almè, nei pressi della diga di Clanezzo, l’area di Brembate Sopra (accanto alla colonia elioterapica) e gli arenili a Bonate Sopra (Ghiaie) e Sotto.

 

Val Vertova, selvaggia

I paesaggi più incantevoli si trovano talvolta in posti inaspettati. La Val Vertova, tipo. Un vero gioiello naturale, che si apre perpendicolarmente alla Val Seriana in corrispondenza del paese omonimo. La particolare conformazione della valle assicura un microclima fresco e ventilato in tutte le stagioni, che ha favorito il proliferare di numerose specie animali e vegetali, alcune delle quali caratteristiche solo della zona: merli acquaioli, salamandre, toporagni d’acqua, senza contare le numerose specie di insetti e di farfalle. Il torrente ha eroso la dolomia di cui sono fatte le rocce circostanti, formando pozze d’acqua – chiamate Marmitte dei Giganti – e cascate suggestive. L’acqua è limpida, ma gelida.

 

Medolago Beach, organizzata

“Medolago beach”, nella zona del Prato Adda, ha un manto erboso dolcemente degradante verso la riva che sembra fatto apposta per abbronzarsi. Qui c’è un vero gestore dell’area, con bar, servizi igienici e docce. Nei fine settimana, inoltre, da venerdì sera a domenica sera, vengono organizzate serate musicali. Poi tavoli, ombrelloni e barbecue. Ci sono punti fissi attrezzati per effettuare le grigliate e un parcheggio da duecento posti.

 

Pagliari, montuosa

La piccola piana sul fiume Brembo, a Pagliari, lungo il percorso che da Carona porta al rifugio Calvi, è deliziosa. L’erba è talmente morbida da ricordare un campo da calcio di Serie A. Le rocce si dispongono in modo da formare piscine naturali poco profonde. L’acqua e molto fredda: meglio inzuppare i piedi solo quando fa caldo. Inoltre, bisogna tener conto che è in una valle stretta: il sole arriva tardi e va via presto. Ci si arriva a piedi dal paese di Carona (parcheggio: 2 euro per l’intera giornata), in un quarto d’ora.

 

Parina, scenografica

A Parina (Camerata Cornello) l’omonimo torrente confluisce nel Brembo e la spiaggia è abbastanza ampia per ospitare centinaia di bagnanti. La grande pozza d’acqua sotto la Goggia, roccia sagomata a cruna d’ago, è decisamente invitante.

 

Cava degli Spagnoli, storica

Affascinante già dal nome, la Cava degli Spagnoli è a Capriate, dove l’Adda fa una “S”. Nel 1700 gli spagnoli, per l’appunto, scavarono una fossa per deviare il corso del fiume e avere via libera verso la conquista del Castello di Trezzo; ma, colti sul fatto da alcuni guardiani della fortezza, fallirono. Di fronte alla spiaggia c’è un canneto dove nidificano le folaghe. Nell’acqua si possono vedere ancora i pali della banchina di attracco edificata dai tedeschi alla fine della II Guerra Mondiale per traghettare i propri mezzi.

 

Fara d’Adda, affollata

La sponda ai piedi della passerella ciclopedonale di Fara d’Adda, gettonatissima, con zone picnic e piccolo lido circondato da zone boschive. Il ponte è stato realizzato dal Linificio Canapificio Nazionale nel 1874 per facilitare il trasferimento dei pendolari dalla sponda milanese all’opificio. Inizialmente era tutto in legno e nel 1890 venne rifatto in ferro tranne la parte pedonale (recentemente ristrutturata).

 

Prati Verdi (Pontoglio), straniera

Per un tuffo fuori provincia, sull’Oglio al confine con Brescia, gli spazi utili non mancano. A Pontoglio, infatti c’è la “spiaggia dei poveri” per antonomasia: si chiama Prati Verdi, con scarsa fantasia. Colmata dall’atmosfera retrò che ci si respira. Il tempo si è fermato accanto al fiume, dove tutto scorre.

 

La sicurezza prima di tutto.

Le correnti sotto la superficie, le portate incostanti, gli ammassi di sabbia, le rocce forate che creano mulinelli, l’errata stima delle proprie forze. E la temperatura dell’acqua, molto bassa e traditrice. Fare il bagno nel fiume, Adda in primis, è pericoloso, ma gli svariati cartelli che indicano il divieto di balneazione per il pericolo d’improvvise correnti in tutte le lingue – italiano, inglese, francese, spagnolo, tedesco, arabo e pure rumeno – non vengono rispettati. In caso di bisogno c’è l’Associazione dei Sommozzatori Volontari di Treviglio, con qualifica di operatori del 118. Ogni sabato, dalle 14 alle 19, e ogni domenica, dalle 8 alle 19, una loro squadra, formata in tutto da sei uomini (tre sommozzatori, un nautico, due logisti e un caposquadra), è pronta a Fara. Il resto della settimana sono comunque reperibili.

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