Storie e leggende delle nostre valli
Carletto e i paurosi boati di Rovetta

Le storie e le leggende delle nostre valli raccontano di misteri, favole dimenticate, mezze verità, ma anche di veri e propri pezzi di storia bergamasca. Oggi siamo a Rovetta, alle pendici della montagna simbolo della Val Seriana, ricchissima di leggende, la Presolana. Il paese si estende su un verde e panoramico altipiano che domina sulla Val Borlezza – insignito di Bandiera Verde da parte di Legambiente all’interno dell’iniziativa “La Carovana delle Alpi”, nel 2010 – e nasconde, tra i suoi confini, segreti e storie dimenticate: scopriamo quali.

 

 

Il Santuario di Sommaprada. Questa bella chiesa si trova sulla strada che collega Clusone a Rovetta, in località Conca Verde, ed è conosciuta anche come Madonna dei Viandanti. Il Santuario fu eretto nel 1544 in ricordo di un miracolo avvenuto pochi anni prima. L’edificio originario venne distrutto nel 1630 in seguito a una frana del monte Biellone, ma fu subito ricostruito dalle persone del luogo. Sono molte le opere presenti all’interno: tra le più importanti un affresco di fine Quattrocento, con l’immagine della Madonna che tiene tra le braccia il Bambino, San Rocco, protettore degli appestati, e numerosi ex voto.

 

 

La leggenda. Molti anni or sono, quella che è l’attuale strada provinciale, era un tracciato percorso da mercanti e valligiani, che utilizzavano la mulattiera per trasportare i carichi di minerale provenienti dalla Val di Scalve. La strada era, di conseguenza, anche infestata da malfattori e briganti, che se ne stavano nascosti sulle pendici delle montagne e durante la notte tendevano agguati alle carovane dei mercanti che transitavano. La sera del 2 luglio 1533, accanto a una piccola cappella, si trovava un bivacco per i pellegrini e i mercanti, che incapparono nell’agguato di quattro malviventi. Ai malcapitati non restò che invocare l’aiuto della Madonna, che improvvisamente apparve brillando nella cappella. I malintenzionati vedendo quello strano fenomeno si diedero alla fuga. La storia racconta che il Santuario continuò a brillare di luce propria anche per i giorni successivi, attirando centinaia di persone. Fu così che nacque la “Madonna dei Viandanti”. Oggi possiamo visitare il santuario di Sommaprada tutte le domeniche mattina. All’attento visitatore non può sfuggire la singolarità della minuscola cripta. Su una pietra appaiono, in rilievo, due grandi impronte. La tradizione racconta che quelle siano le orme lasciate dalla Madonna durante quella notte luminosa di 500 anni fa.

 

 

I boati di Rovetta. Si racconta poi che in questo comune, fin da memoria d’uomo, si odono durante la notte lamenti e boati che sembrano provenire dalla profondità della terra. Rovetta, secondo gli esperti, è in una zona classificata comunque a basso rischio sismico, ma suscettibile ai movimenti tellurici. Le principali ipotesi formulate sulla natura di questi fenomeni sono due: la prima è che il paese poggia sopra un ghiaione di massi che, al minimo movimento tellurico, sfregando tra loro, producono i rumori sotterranei. La seconda sembra legata all’acqua che impregna le faglie del territorio favorendo lo sfregamento delle rocce. Ma per spiegare questi famosi “tonfi” si tramanda fin dal XVI secolo la “storia di Carletto”. Una leggenda che vede protagonista un bambino dispettoso e violento che, morto improvvisamente nel sonno, venne sepolto nel cimitero locale. All’indomani e nei giorni seguenti, però, la sua tomba risultava sempre in disordine e la bara dissotterrata. La gente allora decise di seppellire Carletto in un luogo più lontano perché, si diceva, la terra «non ce lo voleva». Il corpo del bambino venne cosi interrato sotto il vicino monte Blum. Ma da allora iniziarono i famosi boati che, durante la notte, con il silenzio delle tenebre, si avvertivano sempre più forti e inquietanti. «Il racconto – si legge sul portale di VivilSerio – nasce prima del Concilio di Trento, all’epoca in cui i dannati non venivano sepolti nel cimitero, ma in terreni isolati o poco frequentati nei dintorni del paese. Un storia che serviva a tener buoni i bambini, terrorizzandoli, e che serviva a spiegare i boati e le frequenti alluvioni che affliggevano la valle, oggi bonificata».

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