Storie e leggende delle nostre valli
A Clanezzo il tempo si è fermato

Abbiamo, nascosti tra le “pieghe” delle nostre montagne, borghi da favola quasi sconosciuti, che racchiudono bellezze e racconti dimenticati. Tra questi, sicuramente degno di nota per storia e leggende è il pittoresco paese di Ubiale Clanezzo, posto all’imbocco della Val Brembana. Conosciuto per il celebre castello, l’antica dogana e i suoi ponti (che permettevano il passaggio da un borgo all’altro), è immerso in un paesaggio naturalistico e archeologico dove le leggende, tramandate di generazione in generazione, non mancano.

 

 

Il Castello di Clanezzo. Inizialmente assegnate al Vescovo di Bergamo, queste terre furono, come il resto della Bergamasca, teatro di scontri sanguinosi tra Guelfi e Ghibellini. Nella zona sorsero castelli e fortificazioni, tra cui spicca quello di Clanezzo, di proprietà della famiglia ghibellina dei Dalmasano. Su di esso giravano, già centinaia di anni fa, numerose storie avvolte da un alone di mistero e dettate dall’inaccessibilità del luogo e dalla terribile fama di cui godevano i suoi proprietari. Si racconta che durante un tentativo d’assedio da parte dei guelfi della Valle Imagna, questi, vista l’inespugnabilità della fortezza, decisero di far penetrare al suo interno centinaia di serpenti velenosi nel tentativo di annientare i ghibellini. Le vipere uscirono invece dalle feritoie del castello e sterminarono i guelfi stessi, alimentando ancor di più la leggenda che, tra quelle mura, si celassero uomini talmente crudeli da essere immuni anche al veleno. Una seconda leggenda racconta di Enguerrando Dalmasano, che attorno al 1400 era signore del castello. Quest’uomo era solito ordinare incendi e saccheggi nei territori guelfi della Valle Imagna, fino quando un frate del monastero di Pontida, Pinamonte da Capizzone, decise di aiutare la popolazione con un gruppo di soldati. Dopo una prima vittoria partì all’assalto del maniero, ma Beltramo, figlio di Enguerrando, riuscì, aiutato dai rinforzi milanesi inviati da Bernabò Visconti, a bloccare il frate, che venne imprigionato nelle orrende segrete del castello, dove morì di stenti. La situazione ritornò alla normalità a partire dal XV secolo, quando il castello, unitamente al resto della provincia, passò sotto il dominio della Repubblica di Venezia, la quale ne ordinò la distruzione e pose fine al terrore provocato dalla famiglia Dalmasano, rea di essersi opposta all’arrivo dei veneti. Abbandonato e distrutto, fu prima ceduto a Bartolomeo Colleoni e poi trasformato, nel XVI secolo, in residenza signorile. Oggi è di proprietà privata ed è una location per eventi e matrimoni.

Il borgo dei ponti. Si respira un’aria magica nel cuore del paese. Fin da primi passi sembra di immergersi nel lontano Medioevo, quasi come se il tempo si fosse fermato. Proprio all’imbocco del borgo, posto in posizione panoramica sul fiume Brembo, possiamo ammirare il Ponte di Attone, costruito attorno all’anno 1000 per volere del conte Attone Leuco, allora signore di Almenno. Il ponte in pietra a una sola arcata è ancora oggi percorribile ed è un bellissimo esempio di architettura medievale. A Leuco si deve anche la costruzione di un primo castello, posto sulle pendici del Monte Ubione e di cui, oggi, restano solo alcuni resti sulla cima della montagna. Non lontano è stato costruito un nuovo ponte in legno e acciaio, a struttura mobile, che oscilla a ogni passo rendendo il passaggio da una sponda all’altra abbastanza… “movimentato”, ricordando il transito del traghetto presente all’epoca. L’edificazione avvenne nel 1878 per volere di Vincenzo Beltrami, proprietario del castello. Per collegare l’isolata Clanezzo fu costruito, nel 1925, un ponte ad arco, che collega direttamente in quota i due pianori che si fronteggiano. Il ponte è stato il primo in cemento armato costruito in Italia.

Il porto e l’antica dogana. Passeggiando sul ponte di Attone ci si trova davanti un piccolo complesso di case in pietra grezza. Questo nucleo compone l’antica dogana e il porto. Tutto il traffico commerciale della Val Brembana transitava sulla sponda sinistra del fiume Brembo e chi abitava sulla sponda destra rimaneva, per ovvie ragioni, escluso. Le due sponde non erano cosi vicine da poter essere collegate con un ponte, quindi si pensò di utilizzare un traghetto. Costruiti inizialmente per riscuotere i dazi di coloro che raggiungevano i paesi via fiume e come mezzo di trasporto da una sponda all’altra, oggi il porto e la dogana sono un ricordo dei tempi che furono. Nel 1700 una piena del Brembo ha travolto il traghetto, mettendo fine alla sua storia.

Conclusioni. Clanezzo è un antico e incantevole borgo immerso in un paesaggio bellissimo. Il luogo perfetto per passare una giornata nella storia e nella bellezza delle nostre valli, ideale per una passeggiata in qualsiasi periodo dell’anno. Sempre che non ci si imbatta nei fantasmi dei guelfi… Si racconta che chi transita durante la notte viene circondato dagli spettri insanguinati di quest’ultimi, ancora in cerca di vendetta e giustizia.

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