Storie e leggende delle nostre valli
Il Diavolo è stato anche a Ornica

Oggi, chi transita a Ornica e si concede una passeggiata in Val d’Inferno, si domanda come può un luogo talmente bello chiamarsi con un nome così… inquietante. Una valle che, in realtà, sembra un angolo di Paradiso e che deve la sua bellezza a pascoli verdi, alle montagne strapiombanti e a laghi naturali dall’acqua cristallina. Sono ancora una volta le leggende tramandate di generazione in generazione “attorno al fuoco” a darci una risposta, riportandoci a quando questa valle si chiamava ancora Fornasicchio. Allora c’erano solo i pochi valligiani o i minatori che passavano le giornate presso i forni fusori, intenti a lavorare il minerale estratto dai vicini Pizzo dei Tre Signori e dal Monte Trona. Proprio da una di questa montagne prende vita la prima delle leggende che contraddistingue questi luoghi.

 

 

Trona e il Lago del Diavolo. Le credenze popolari nominano spesso santoni ed eremiti sulle vette delle nostre montagne, luoghi che per l’altezza risultavano essere più vicini a spiriti e dei. Si racconta che centinaia di anni fa un vecchio santone scelse una delle grotte limitrofe al Pizzo Tre Signori per ritirarsi a pregare. L’eremita, che si chiamava Trona, era amato e conosciuto dalla gente del posto, che apprezzava la sua presenza sulla montagna. Tanto che il Diavolo, invidioso e molestatore, decise di risalire la Val Gerola e di creare sgomento tra gli abitanti e i valligiani. Impauriti, questi ultimi si recarono dall’eremita chiedendo aiuto e una grazia che li liberasse dall’essere che infestava i raccolti, uccideva il bestiame e scatenava violenti temporali. Il santone scese dalla sua montagna in direzione del Pizzo Varrone, luogo che il Diavolo aveva scelto come dimora. Si scatenò un temporale violentissimo, con tuoni che squassavano le rocce e pioggia che scendeva come mai prima d’ora. Il Diavolo raccolse una gran quantità di massi e si mise a scagliarli contro l’eremita, ma nessun masso colpì Trona, che a un certo punto si fermò presso un enorme macigno. Con la mano vi tracciò una croce, il masso si divise in quattro parti e cominciò a rotolare giù in direzione della grotta del Diavolo, che venne travolto. Lo spirito malvagio scivolò nella piana ai piedi del Pizzo dei Tre Signori, la terra si aprì con un’ampia voragine che i torrenti formati dal diluvio colmarono in pochi minuti. Sotto questa massa d’acqua, il Diavolo fu risucchiato nel lago appena formatosi e che prese appunto il nome di Lago d’Inferno. La terra che si era ritratta andò invece a formare una nuova elevazione, che venne ribattezzata dagli abitanti con il nome di Pizzo di Trona.

La leggenda della Baita del Diavolo. La seconda storia racconta di due pastorelli di Ornica mandati a controllare le pecore al pascolo nella parte alta della valle, sotto il Pizzo dei Tre Signori. Giunti sul posto, i bambini si misero a giocare dimenticandosi il bestiame, che, nel frattempo, si era spostato ancora più in alto. Fu a questo punto che i due pastorelli iniziarono a risalire il pendio fino a raggiungere la formazione rocciosa che presidia il passo, conosciuta come “la Sfinge”. Gli ultimi raggi del sole facevano capolino e i due, finalmente, trovarono le pecore raggruppate su un costone, in prossimità di una vecchia baita diroccata dalla quale usciva un filo di fumo. Avvicinandosi scorsero un vecchio con la lunga barba bianca e un volto color marrone, con al posto dei piedi grandi zoccoli equini. Nell’aria aleggiava la puzza dello zolfo. Il vecchio mescolava un paiolo su un fuoco, contenente un mucchio di monete d’oro. I pastorelli scapparono impauriti e, tornati a Ornica, raccontarono alle famiglie quanto avevano visto. I più coraggiosi decisero di tornare alla baita per vedere cosa stava succedendo, ma quando giunsero alla vecchia casa non c’era più nessuno. Si vedeva che il fuoco era appena stato spento e ovunque c’erano segni che testimoniavano a favore della storia dei pastorelli. Da allora quella stalla viene chiamata Baita del Diavolo.

La leggenda del Lago di Sasso. Il Lago di Sasso è un bellissimo specchio d’acqua che sorge a 1990 metri di quota, ai piedi del Pizzo Tre Signori, in Alta Val Biandino, nel cuore delle Orobie. Prende il suo nome da un grosso masso che spunta fra le sue acque e che, secondo una leggenda, sarebbe in verità un pastore che viveva in questa zona. Taciturno e solitario, l’uomo amava restare solo con le sue capre e spesso gli capitava di non vedere anima viva per intere settimane. Un giorno, mentre osservava il cielo senza nuvole, vide una creatura che catturò la sua attenzione. Era un enorme uccello nero che volava in cerchio sopra la cima del Pizzo. La strana creatura parve notare il pastore, arrestò il suo volo e si diresse nella sua direzione, cercando di ghermirlo. L’uomo si rifugiò prima dietro un grosso masso, e poi nel suo casotto, da cui uscì armato di fucile. Si nascose, attese il ritorno del volatile e gli sparò senza pensarci due volte. L’uccello, colpito in pieno petto, emise un urlo terribile, quasi umano, si tramutò in una palla di fuoco e finì la sua corsa nel torrente Troggia. Il pastore, superato lo stupore iniziale, scese a controllare. Il fumo proveniva da un’enorme buca dal cui fondo uscì una voce d’oltretomba, che disse: «Io torno all’Inferno, ma tu resterai per sempre dove ti trovi adesso». Il pastore comprese di avere colpito a morte il Diavolo e questo fu anche il suo ultimo pensiero: un secondo dopo venne trasformato in pietra e la buca con il tempo si riempì d’acqua, formando il lago.

La Val d’Inferno. L’ultima leggenda è quella che, probabilmente, ha regalato il nome a questa bellissima valle, caratterizzata dalle tante fucine e dalla fantasia popolare, che accostava l’immagine del fuoco a quella dell’Inferno. Si racconta che il più grande di questi forni era gestito da forestieri, forse originarie della Valsassina e specialiste nell’arte della forgiatura. Questi forestieri non vedevano di buon occhio gli abitanti di Ornica, al punto che, ogni tanto, trovandosi a corto di legna o di carbone, non si facevano scrupolo nel gettare qualche ornichese nella fornace per alimentare il fuoco. La paura assalì gli abitanti dei paesi vicini, che presero a chiamare quel luogo la “Valle d’Inferno”. Le prepotenze dei forestieri durarono a lungo, finché un giorno i capifamiglia del paese si riunirono in assemblea e decisero di inviare tre loro rappresentanti a Venezia per chiedere aiuto al governo. Dopo alcune settimane, i tre delegati tornarono a Ornica portando con sé un carro carico di munizioni e fucili. Venne costruito un fortino a Piazze, proprio dirimpetto al forno infernale, e li attesero. Non passò molto tempo che i forestieri si presentarono armati di tutto punto, ma questa volta trovarono pane per i loro denti: furono investiti da una valanga di fuoco e piombo che li distrusse assieme al loro impianto, facendo sparire in breve ogni cosa. Oggi del forno maledetto si sono perse le tracce, ma il nome dato alla valle permane.

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