Storie e leggende delle nostre valli
La mitica fonte di San Pellegrino

Nel cuore della Val Brembana, lungo le sponde del fiume che le dà il nome, troviamo il famoso paese di San Pellegrino Terme. Oggi, questo magnifico esempio Liberty della “Val Brembana che fu” resta un po’ in disparte, escluso dalle gallerie che portano nell’alta valle. In un tempo nemmeno troppo lontano, San Pellegrino è stato il simbolo della rinascita di questa zona. La sua storia è legata all’acqua minerale e alle sue fonti, conosciute e rinomate in tutto il mondo, vanto per tutti i bergamaschi e sinonimo di qualità e purezza.

 

 

Le antiche Terme. L’esistenza dell’acqua più famosa della bergamasca era nota già nel Medioevo. Leonardo Da Vinci, nel viaggio compiuto in Val Brembana alla fine del 1400, menzionò la famosa fonte, poi citata in una carta topografica dell’intera valle. Si racconta, poi, che già tra il Settecento e l’Ottocento, vista l’affluenza di alcuni aristocratici europei, il proprietario del terreno adiacente alla sorgente decise di costruire una struttura a pagamento, attrezzata con sedute e vasche di legno per fruire dei benefici di questa acqua sorgiva. Il vero sfruttamento a fini commerciali avviene però solo nel 1848, anno che vede la famiglia dei Palazzolo, allora proprietari della fonte più importante, edificare il primo stabilimento termale. Pochi anni dopo i Palazzolo vengono seguiti dalla famiglia dei Salaroli e, nel 1901, si assiste all’inaugurazione dello Stabilimento dei Bagni e della Sala Bibite. Negli anni, numerose analisi chimiche sono state effettuate sulla famosa fonte termale. Da Maironi nel 1782, fino a Nasini nel1926, i tanti studi portarono a classificare le acque di San Pellegrino tra le solfato-bicarbonato-alcalino terrose, con una temperatura alla sorgente di poco superiore ai 26°, estate e inverno. Agli inizi del 1900, medici e luminari di tutto il Nord Italia consigliavano ai propri pazienti di recarsi alla fonte della Val Brembana per trovare cura e giovamento, consigliando le acque termali per la loro azione terapeutica e per la cura di malattie a stomaco e intestino.

 

 

La nascita di un paese. Per rendere ancora più piacevole il soggiorno degli ospiti, le Terme mettevano a disposizione un parco termale con musica, bar e locali di ritrovo per manifestazioni culturali e di intrattenimento. Lo stile Liberty della Bella Epoque e i negozi di lusso, anno dopo anno, attirarono i visitatori, dando vita al boom economico che ha rese San Pellegrino un rinomato luogo di villeggiatura. Le attrattive del luogo portarono all’edificazione del Grand Hotel, inaugurato nell’estate del 1904 e, ancora oggi, punto di riferimento – ahinoi abbandonato – per il paese. Alla costruzione dell’imponente struttura seguì il Casinò, ultimato nel luglio del 1907 in prosecuzione dei porticati della Fonte Termale. Entrambe le opere, creazioni dell’architetto Romolo Squadrelli (architetto che cambierà il volto di San Pellegrino), erano collegate da un ponte, un tempo in legno, sostituito nel 1924 dall’attuale ponte Principe Umberto. Completavano questa icona bergamasca la funicolare, inaugurata nel 1909 e chiusa nel 1989, e la Ferrovia della Val Brembana, attiva dal 1906 fino al 1966. San Pellegrino raggiunse il suo massimo splendore.

La fonte San Pellegrino. Dopo averne ripercorso il tracciato del periodo d’oro, siamo, con un gioco di parole, arrivati alla fonte della nostra storia. Il processo di imbottigliamento dell’acqua vide il via nel 1899, anno di nascita della Società Anonima delle Terme ad opera dall’avvocato milanese Cesare Mazzoni. Nel primo anno di attività vennero imbottigliate più di 35 mila bottiglie al prezzo di 7 lire al litro, di queste cinquemila destinate al mercato straniero. L’acqua che sgorga ai piedi della Val Brembana, già famosa per le capacita terapeutiche, iniziò a viaggiare in Europa e nel mondo. A partire dal 1908 la rete di distribuzione si estese oltreoceano arrivando a Shanghai, Cairo, Calcutta, in Brasile, a Tangeri e negli Stati Uniti. Alla morte di Cesare Mazzoni subentrò, nel 1924, Cesare Granelli. Da semplice rappresentante farmaceutico, investì nel brevetto di Magnesia Sanpellegrino, portando la società a un nuovo sviluppo tecnologico e innovativo. Vennero introdotte le prime apparecchiature di imbottigliamento e, nel 1932, nacque la famosissima Aranciata, prodotto che porterà la società a imporsi come leader italiano nel settore. Nel 1949, anno del 50° anniversario, venne lanciata l’Aranciata Amara, a cui seguirà Chinò nel 1958, e la limonata nel 1960. L’anno successivo venne costruito l’attuale stabilimento di San Pellegrino Terme. Qualche anno ancora e nel 1969 nacque il “Cocktail San Pellegrino”, e nel 1975 il Sanbitter, primo aperitivo analcolico in Italia. Successivamente il gruppo, che aveva già acquisito Acqua Panna nel 1957, acquisì Levissima, Recoaro e Pejo. Nel 1998 la San Pellegrino entrò a far parte della multinazionale Nestlè incorporando i marchi Acqua Vera e San Bernardo e raggiungendo il record di un miliardo di bottiglie vendute.

Elisabetta Bracci è la Marketing Manager della San Pellegrino-Nestle Waters. Le abbiamo posto alcune domande sulla San Pellegrino oggi.

Dottoressa, dove siete arrivati con l’acqua che sgorga in Valbrembana?

«Una delle caratteristiche che da sempre contraddistinguono la San Pellegrino è la sua vocazione internazionale, che l’ha portata a essere apprezzata e distribuita in oltre 150 Paesi nel mondo, mantenendo forte la propria identità italiana. Oggi la San Pellegrino è uno dei brand più celebri e prestigiosi, grazie anche allo storico legame con i mondi della moda, del cinema e del design. Apprezzata dai più grandi chef, è da sempre protagonista sulle migliori tavole e porta avanti da anni l’impegno di scoprire e valorizzare i giovani talenti della gastronomia».

L’azienda è da sempre radicata nel territorio bergamasco.

«La storia di S. Pellegrino è il racconto di un’icona capace di superare il tempo rimanendo fedele alla propria origine. Simbolo di autenticità, gusto ed eleganza, è ambasciatrice di uno stile di vita contemporaneo e oggi più che mai, in occasione dei 120 anni, sinonimo di convivialità e relazioni. Il legame con il territorio è fondamentale sin dal 1899, quando tutto ha avuto origine, e oggi viene valorizzato ancor di più grazie all’ambizioso progetto destinato a rivoluzionare lo storico stabilimento di imbottigliamento. Una nuova “casa” per S. Pellegrino, destinata a diventare il fiore all’occhiello del gruppo e ad accogliere visitatori provenienti da tutto il mondo».

Qual è il rapporto fra l’azienda, ambiente e valle?

«Garantire all’acqua un futuro di qualità è tra le missioni aziendali perseguite con impegno dal Gruppo San Pellegrino, in primo luogo attraverso la tutela dei territori nei quali opera. L’azienda sviluppa da sempre un dialogo che coinvolge tanti attori, allo scopo di rendere sempre più efficace e capillare il monitoraggio delle fonti e dell’ecosistema circostante, favorire lo sviluppo di sistemi produttivi per il risparmio energetico e idrico, sviluppare piani di logistica eco-sostenibile e progetti di ricerca scientifica per la salvaguardia delle risorse. Azioni che sono alimentate dal contributo delle persone che lavorano in azienda, e dal mondo scientifico e istituzionale con cui San Pellegrino si confronta quotidianamente. Prendersi cura dell’acqua vuol dire non solo proteggere le fonti e gli ecosistemi circostanti, ma anche costruire una relazione aperta e trasparente con il consumatore per diffondere informazioni su questa risorsa preziosa».

Per celebrare i 120 anni avete in programma delle iniziative?

«Il taglio del nastro delle celebrazioni è avvenuto lo scorso febbraio a Milano, nell’ambito di un grande evento ospitato a Palazzo Reale in collaborazione con la Camera Nazionale della Moda Italiana. In questa occasione è stata svelata l’Edizione dell’Anniversario, una bottiglia creata per celebrare i 120 anni del brand, impreziosita da una sfaccettatura su vetro che si ispira ai diamanti. Altre manifestazioni si susseguiranno nel corso di tutto il 2019».

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