Storie e leggende delle nostre valli
Gorno, l’antico mondo delle taissine

Le storie e leggende bergamasche ci hanno già portato alla scoperta dei distretti minerari della Val Vedra e della Val Parina. Ma ancora non sappiamo che il vero capoluogo, centro di questa fiorente attività mineraria, è il paese di Gorno, borgo situato nel cuore della Val del Riso. Il racconto ci porta agli inizi del 1900, quando, nel pieno sviluppo dell’attività estrattiva, si contavano in valle quasi 800 minatori, uomini che scendevano nelle viscere della terra per cavare piombo e zinco. Agli imbocchi delle miniere erano al lavoro le «taissine», donne che provvedevano alla cernita del minerale e instancabili operaie. Il complesso, collegato nel sottosuolo per più di cento chilometri di gallerie, comprendeva due concessioni minerarie denominate «Val Seriana e Val Brembana», che noi già conosciamo. L’attività è proseguita sino all’inizio degli anni ’80, quando la chiusura dell’ultima cava pone fine all’epoca del ferro bergamasco, relegandolo alla storia.

 

 

L’Eco Museo di Gorno. Parte di questa storia vive ancora, grazie all’EcoMuseo di Gorno. Un viaggio tra alpeggi e miniere, che nasce nel 2009 con il riconoscimento da parte di Regione Lombardia del territorio come zona ecomuseale. Il paesaggio stesso, con il contributo della comunità e delle persone del luogo, ha contribuito alla creazione del «mondo minerario» oggi ancora visibile, che ha legato il paese all’attività estrattiva così come a quella rurale, come gli alpeggi che ne caratterizzano le zone. Oggi è possibile visitare il museo delle miniere e i siti di Costa Jels, i più antichi di Gorno. Un percorso tra prati e scorci panoramici, che raggiunge in circa 2 km il sito minerario, sfruttato dall’epoca romana fino alla metà del secolo scorso. Praticamente un viaggio nel cuore delle miniere e nella loro storia. Per informazioni sulle aperture del museo e sulle visite guidate è possibile visitare il sito dedicato.

 

 

Le taissine. Fra le tante figure che ruotavano nell’attività mineraria troviamo le taissine, donne che, all’imbocco delle miniere, si occupavano della cernita, separando il minerale dallo sterile con l’uso di appositi martelli. Era un lavoro sicuramente duro e faticoso, esposto alle intemperie, soprattutto al freddo della stagione invernale. Nel 2006 nasce il gruppo folkloristico che prende il nome da queste antiche lavoratrici e formato dalle donne di Gorno. Da sempre legate all’antica tradizione mineraria della vallata, vogliono mantenere viva la memoria storica dei tempi che furono e ricordare uomini, donne e ragazzi che hanno caratterizzato la cultura e le tradizioni del paese. «Sembra quasi impossibile, eppure fino a non molti decenni fa all’imbocco delle miniere c’erano loro, le taissine», racconta Lina Cabrini, presidente dell’associazione. «Le esperienze vissute fino a oggi ci stimolano a proseguire e a portare il loro ricordo per la valli bergamasche. Negli anni abbiamo pubblicato un libro che racconta la nostra storia attraverso le testimonianze di chi, anni fa, ha fatto questo duro lavoro. Oggi il nostro gruppo è formato di circa 15 iscritte. Il costume che indossiamo rappresenta l’abito da lavoro originale. Alle sagre, sotto una tettoia ricoperta da lamiere arrugginite, simuliamo questo antico lavoro, ricercando l’ambientazione proprio come una volta. Tutto tra canzoni e poesie, dedicate ai minatori e alle Taissine».

 

 

Il Santuario del Santissimo Crocefisso. La prima edificazione del santuario è di data incerta. La costruzione dell’attuale avvenne invece nel primo decennio del ‘900, quando si decise di dare una più decorosa collocazione all’effigie celata tra le sue mura. Quest’ultimo nasconde una leggenda, narrata nel libro di Amerigo e Adriano Baccanelli, «Gorno Com’era». Si racconta nella tradizione popolare che l’effigie lignea del Santo Crocifisso venne originariamente scolpita per essere posizionata sul monte Grem, a protezione dei mandriani durante i pascoli. Venne portata sulla montagna, ma il giorno seguente venne ritrovata a fondo valle lungo il torrente Riso. Recuperata la statua venne di nuovo riposata sulla vetta, ma il giorno successivo venne ancora ritrovata nello stesso posto. Si fecero altri tentativi, ma il SS. Crocifisso venne sempre ritrovato lungo il torrente. Valutati i fatti e considerati un segno della volontà divina si decise di costruire la prima cappella dove oggi sorge il santuario. Secondo alcune fonti inizialmente l’effigie del santo Crocifisso era collocata all’aperto, forse in un prato, senza un vero e proprio riparo, esposta all’incuria del tempo.

 

 

Conclusioni. Il piccolo paese di Gorno, che oggi conta poco più di 1.500 abitanti, nasconde numerosi monumenti e luoghi di interesse. Dai borghi, alle case di antica costruzione con annessi lavatoi e fontane, fino agli edifici religiosi, tra questi la chiesa parrocchiale di San Martino di Tours, la Chiesa di San Giovanni e la Chiesa della Santissima Trinità. Legata all’attività estrattiva è ancora visibile la «laveria», impianto dove i minerali venivano frantumati e macinati, separando cosi il metallo dal materiale sterile. La laveria di Riso a Gorno, chiamata anche laveria n. 2, venne costruita dalla società «The English Crown Spelter» nel 1914. Salvo alcuni brevi periodi resterà attiva fino alla chiusura delle miniere, avvenuta il 12 gennaio del 1982. A oggi in stato di abbandono.

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