Storie e leggende delle nostre valli
Le diaboliche danze in Val Serina

Quando il diavolo ci mette lo zampino… E lo zampino, in terra bergamasca, il demonio ce lo ha messo un sacco di volte! Le storie e le leggende bergamasche ci riportano a scoprire toponimi “infernali” e i tanti luoghi che lo legano alla nostra provincia. Conosciamo già la leggenda del Lago d’Inferno, alle pendici del Pizzo Tre Signori, e tutti ricordiamo l’imponente Pizzo del Diavolo, montagna simbolo della Val Brembana. Abbiamo poi il Ponte del Diavolo dell’antica Lemine, il Lago del Diavolo a Carona, il Passo Baciamorti in Val Taleggio. Insomma, pare proprio che il diavolo abbia lasciato il segno un po’ in tutta la Bergamasca. Ma sopratutto in alcuni borghi della Val Serina, dove ancora, sottovoce, si racconta che…

 

[Impronte del diavolo o fossili?]

 

«Chi percorre la tortuosa mulattiera che si snoda tra Aviatico e Costa Serina, se guarda bene, trova, a un certo punto, di fianco alla strada, una pietra piatta, rettangolare, sulla quale sono palesi le impronte di due piedi bovini e la sagoma di uno di quei caratteristici lumi metallici a olio, usati nei paesi di montagna dove ancora non arrivava la luce elettrica. Ebbene, una volta, nelle buone famiglie lassù, il ballo era ancor più condannato e avversato di quanto non lo sia oggi; ma nonostante la severa proibizione dei genitori, una giovane frivola e capricciosa di Trafficanti, qualche domenica, trovava modo di recarsi ad Aviatico, a ballare in una certa osteria. Una sera, nel far ritorno a casa, fu accompagnata da un giovanotto a lei sconosciuto il quale, arrivato presso il grande masso, deposto il lume che aveva con sé per rischiarare il cammino, invitò la fanciulla a fare sopra quella pietra un altro balletto. La disgraziata annuì; ma dopo i primi passi si accorse che il suo cavaliere aveva stinchi e piedi bovini. Guardandolo in faccia, capì, dall’aspetto mutato, d’aver a che fare con il diavolo in persona. Non fu in tempo a metter fuori un urlo di spavento che la pietra si aprì e inghiottì la ballerina e il suo damerino d’Averno. Ancor oggi le nostre nonne, passando in quei luoghi, si fanno il segno della croce, mentre le mamme più anziane non mancano di additare quelle impronte diaboliche alle loro figliole, specie se un po’ inclinate alla civetteria, affinché si guardino dai peccati di vanità e di disobbedienza».

La leggenda è tratta dal libro di Carlo Traini, pubblicato nel 1940, “Storie e leggende bergamasche”.

Oggi questo antico masso non esiste più. È stato rimosso alcuni anni fa durante il rifacimento della strada che da Aviatico sale alla piccola frazione di Trafficanti. Ma la leggenda riposa ancora nella memoria delle persone che abitano questo abitato posto sull’antica Via Mercatorum. Non è raro, infatti, trovare lungo i sentieri di montagna alcune pietre sulle quali sembrano incise delle orme che hanno la forma di grossi zoccoli bovini. Questi segni non sono altro che i resti fossili di grosse conchiglie bivalvi, conosciute come “conchodon”. Gli enormi massi riportano il negativo di queste conchiglie, che ricorda appunto delle grandi orme equine. Altre testimonianze le troviamo poco lontano, nei pesi limitrofi a Zogno, in quella che un tempo era conosciuta come Val Pagana. Le testimonianze dei secoli passati identificano questo luogo anche con il nome di “Doma Culti”, toponimo latino che figura nei documenti fino agli inizi del Cinquecento e che ci riporta a inquietanti e misteriose presenze. In questa zona, compresa tra gli odierni comuni di Algua, Costa Serina, Bracca e Miragolo, troviamo le Peste del Diavolo, orme che possiamo vedere nel suggestivo canyon roccioso in località di Poss Castello, tra Miragolo e Zogno. La leggenda che segue, molto simile alle precedente in alcuni particolari, è tratta dal libro Storie e leggende della Bergamasca di Wanda Taufer e Tarcisio Bottani.

«Tra Miragolo e Perello viveva una ragazza bellissima che trascorreva gran parte del suo tempo libero dedicandosi al ballo più sfrenato. I genitori e i fratelli la ostacolavano con tutte le loro forze, quest’ultimi avevano anche provato a seguirla, ma dopo un po’, improvvisamente, la ragazza spariva nel fitto bosco, senza lasciare traccia. Una sera il padre, esasperato per il comportamento della figlia e angosciato per la prospettiva di vederla partire ancora una volta per la consueta notte di follia, decise di adottare provvedimenti drastici: la portò in cantina e la legò stretta alla gamba di un tavolo, sprangando poi in modo impenetrabile la porta e la finestra del locale. Arrivata la mezzanotte si udirono rumori spaventosi e risate agghiaccianti provenire dall’esterno della casa. Tutti rimasero impietriti e non ebbero il coraggio di uscire a vedere quello che stava succedendo. Sbirciando da dietro le imposte, poterono scorgere un misterioso giovanotto, alto e aitante, che si era avvicinato alla finestra della cantina. Liberata la fanciulla si inoltrarono nel bosco sennonché, fatti pochi passi, mentre la ragazza si stringeva a lui affettuosamente, il giovane si voltò per controllare se qualcuno li stesse seguendo. I familiari della ragazza, che erano rimasti alla finestra, poterono notare la spaventosa trasformazione che si era verificata nello sconosciuto: gli occhi si erano dilatati diventando dei grossi cerchi fiammeggianti, sulla testa erano spuntate due piccole corna aguzze e tutto il corpo si era ricoperto di un lungo pelo fulvo. Era il diavolo! Il padre e i fratelli della ragazza si precipitarono fuori di casa nel disperato tentativo di portare un aiuto alla loro cara, ma il diavolo correva velocissimo, tenendo quasi sollevata la sua preda. Anche la ragazza si rese conto della orribile natura del suo accompagnatore e si mise a urlare, chiedendo aiuto e cercando di liberarsi da quell’abbraccio che era diventato improvvisamente mortale. Ma il diavolo, dopo qualche altro passo di corsa, prese il volo buttandosi nello strapiombo che si apre sotto il santuario del Perello. Sul fondo si spalancò una voragine e la creatura vi entrò portando con sé la sventurata ragazza. Oggi, sull’orlo del precipizio, restano impresse nella roccia alcune grandi orme bovine, lasciate dal diavolo al momento di spiccare il volo…».

Oggi conosciamo le leggende che legano questi paesi alle pendici della bassa Val Serina, e con un poco di pazienza possiamo anche vedere di persona le “Orme del Diavolo”, frutto della geologia delle nostre montagne ma anche della tradizione e del folclore popolare. Un’occasione per visitare lo storico Santuario della Madonna di Perello, anticamente denominato Oratorio della Beata Vergine Maria ad Elisabetta nel Bosco del Perello. Si trova immerso nei boschi, proprio sulla strada che da Selvino porta a Miragolo, ed è uno dei più antichi della Bergamasca. Naturalmente se non temiamo fantasmi e folletti. Sembra che le nostre Orobie ne siano piene…

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