Storie e leggende delle nostre valli
Tarantasio e quell’osso a Sombreno

Anche i colli di Bergamo nascondono un mistero affascinante, un racconto in bilico tra realtà, storia, sacro e profano. Le leggende bergamasche ci portano questa volta nel comune di Paladina, presso il Santuario di Sombreno, terrazzo panoramico sulla pianura bergamasca. Tante le bellezze presenti in questo luogo ricco di storia: la più importante è sicuramente la statua lignea della Madonna e il Cristo Morto (sec. XVI). Altre pregevoli testimonianze artistiche sono la tela della Madonna sul Carro e quella della Congregazione che assiste la Messa. E l’osso naturalmente, appeso al soffitto dell’arcata e lungo ben 1,80 metri. Un momento. Che ci fa un osso nel santuario della Madonna di Sombreno? Facciamo un tuffo nella storia, partendo dalle radici del santuario.

 

 

Luogo di culto tra i Colli di Bergamo. Il complesso si erge sulla sommità di un colle ed è composto da due strutture: la chiesa di S. Maria, in seguito ribattezzata Santuario dell’Addolorata ed eretta nel 1493, e la chiesa della natività di Maria Santissima, eretta nel XV secolo. L’accesso avviene per una ripida scalinata che si conclude sotto il portone sormontato da una lunetta con il Padre Eterno ammonitore; superato quest’ultimo, il sentiero conduce fino alla chiesa di S. Maria, ricavata nella cappella già presente nel castello di Breno e documentata nel 900. Una meta che merita indubbiamente anche solo per il paesaggio che si gode: il santuario si affaccia sulle circostanti valli Imagna e Brembana, la Roncola e l’Albenza, i colli di Palazzago e la fitta rete dei comuni di Sombreno e Paladina.

L’osso del Santuario. Non è sicuramente la prima volta che sentiamo parlare di ossa, resti e cimeli posti all’interno di monasteri, chiese e santuari italiani. Questi sono custodi, da tempo immemorabile, di resti legati a tradizioni o leggende legate a draghi o serpenti mostruosi e molto spesso vengono conservate come vere e proprie reliquie. Alcuni reperti sono piuttosto noti, altri quasi dimenticati. Appeso al soffitto della chiesa che stiamo visitando, in posizione quasi centrale, è possibile vedere un enorme osso, quasi sicuramente una costola di animale, lunga quasi due metri. Alcune leggende legano la reliquia di Sombreno a un pericoloso drago che seminava morte e distruzione nelle aree circostanti. Il regno di Tarantasio (questo era il nome della bestia) finì per mano di un giovane cavaliere che, si narra, affrontò e uccise l’enorme creatura. Della costola si interessò agli inizi del 1900 (anni del suo ritrovamento avvenuto a Petosino, presso la piana del Gres) il professore Enrico Caffi, famoso storico a cui è dedicato il Museo di Storia Naturale di Bergamo, che la classificò come appartenente a un mammut preistorico, così come altri reperti fossili rinvenuti nella zona e oggi esposti nel museo cittadino. Tuttavia, considerata l’anzianità di questa unica perizia, il dubbio sulla reale natura dell’osso permane ancora.

Il drago e il lago Gerundo. Le cronache narrano anche che il crudele drago si alzava ogni notte dalle acque dello scomparso lago di Gerundo (le cui tracce sono state recentemente confermate dai geologi durante alcuni scavi) e attaccava i villaggi circostanti. Proprio in due chiese di Paladina (S. Giorgio ad Almenno e il Santuario di Sombreno), sono conservate le costole di quello che si crede essere stato un drago leggendario nella nostra provincia. Si pensava fosse la reincarnazione di Ezzelino da Romano, genero di Federico III, scomunicato da papa Innocenzo IV per via della sua cattiveria. A dargli il nome erano stati gli abitanti di Lodi, perché a quanto pare Tarantasio scorrazzava in lungo e in largo nella Bassa e la sua fama era conosciuta un po’ ovunque. Il grande animale, infatti, oltre a cibarsi della fauna locale e dei pesci del lago, ogni tanto aggiungeva alla sua dieta anche qualche contadino o pescatore, seminando quindi il terrore nella popolazione locale, che decise così di eliminarlo. Il racconto riguardo la sua fine propone due versioni. La prima afferma che il drago sia stato ucciso direttamente da San Giorgio, in onore del quale sono state erette le celebri chiese in cui sono conservate le sue due costole; per la seconda, invece, sarebbe stato ucciso da un capostipite della famiglia Visconti, motivo per il quale è presente un drago sullo stemma di famiglia.

 

 

Conclusioni. Proprio in questi ultimi mesi il santuario è stato sottoposto a restauro, necessario dopo quasi quattro secoli dall’ultimo intervento. «I lavori sono stati diretti dell’architetto Guido Roche e da un gruppo di restauratori coordinato da Michele Verzer – spiega il parroco di Sombreno, don Sergio Paganelli -. Un restauro di tipo conservativo, che ha interessato tutta la struttura interna della chiesa e l’apparato decorativo, come gli stucchi che ormai erano rovinati in seguito agli anni e al degrado. Un’opera radicale, appoggiato dalla Curia con il benestare della Soprintendenza. Il santuario verrà nuovamente reso visibile ai fedeli da Pasquetta, con la Messa delle 10.30. Saranno poi organizzate serate particolari con la presentazione del restauro e delle opere artistiche conservate, alcune delle quali tornate alle luce dopo i recenti lavori. Tra queste, degli affreschi risalenti al 1400. Vere e proprie sorprese, riaffiorate per caso e molto ben conservate». Anche l’osso è stato asportato e affidato al museo di scienze naturali di Città Alta. «In questi mesi si è provveduto all’analisi scientifica del reperto con il prelievo di alcuni frammenti, analizzati con l’ausilio del radiocarbonio. I risultati saranno poi presentati dal museo stesso in serate dedicate nei mesi successivi». Ancora una volta, quindi, la leggenda si mischia alla fantasia popolare. E visto che, proprio recentemente, le ipotesi sul Lago Gerundo sono state confermate, ci sembrerebbe poco scientifico scartare a priori l’ipotesi che il Santuario di Sombreno conservi una costola di Tarantasio… Ma lasciamo siano gli esperti a darci una risposta.

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