Storie e leggende delle nostre valli
Valzurio, dall‘Inferno al Paradiso

Conosciamo Valzurio per la bellezza delle sue colline, un angolo di paradiso collocato in una valle assolata e verde, ricca di acqua e di bellissime baite ristrutturate adagiate su pascoli in fiore. Eppure, anche se viene difficile pensarlo, il 14 luglio del 1944 questo bellissimo luogo fu dato alle fiamme e completamente distrutto durante un rastrellamento nazifascista, che provocò, nei giorni successivi, la morte di cinque persone. Oggi questo piccolo borgo, oltre a offrirci le sue bellezze, può anche raccontarci un pezzo di storia delle nostre montagne.

 

 

La calda estate partigiana del ‘44. Il nostro racconto ci riporta alla storia della brigata partigiana Gabriele Camozzi, di Giustizia e Libertà. In quei mesi di rappresaglie, le bande partigiane, presenti ormai in tutta la Val Seriana, si stavano unificando sotto un unico comando. Il gruppo Gabriele Camozzi, allora condotto da Angelo Del Bello e tra i più numerosi e attivi sul territorio, compì un’azione a Gromo procurandosi armi e munizioni, trovando successivamente riparo nella zona di Valzurio. Ma le milizie tedesche, avvisate della presenza dei partigiani nascosti in Valle Azzurra, preparano il loro attacco. Il racconto fa parte della vita di questa piccola contrada e mai sarà dimenticato. «Anche la chiesa è storica, ed è l’unica struttura che è stata risparmiata il 14 luglio del ’44 – racconta Angelo, da sempre residente a Valzurio -. Questa piccolo paese nascondeva quasi cinquanta partigiani, che furono prontamente avvisati dagli spari delle sentinelle dell’arrivo delle milizie tedesche. La maggior parte riuscì a salvarsi e a fuggire sulle alture di Colle Palazzo, ma Valzurio pagò un caro prezzo. Venne saccheggiata e data alle fiamme, alcuni abitanti furono presi in ostaggio e picchiati». Tra questi, c’era anche il parroco del paese (don Zaccaria Tomasoni), scambiato probabilmente per il curato di Villa d’Ogna, noto per essere simpatizzante dei partigiani locali.

L’incendio di Valzurio. La mattinata del 14 luglio viene così raccontata nel libro Gabriele Carrara, Villa d’Ogna nel vortice della resistenza: diario del partigiano Carmelo di don Giovanni Bonanomi, allora curato di Villa d’Ogna: «Valzurio, ore 6.30: in paese tutto taceva, i partigiani riposavano nei vari fienili e pagliai; la popolazione era intenta alle prime faccende domestiche; il parroco si accingeva a celebrare la prima Messa; per la via alcune nonnine incamminate verso la chiesa, sgranavano la corona del rosario. Le sentinelle dei partigiani sparavano, dando così l’allarme: i nazifascisti, che salivano da Villa d’Ogna, venivano costretti a fermarsi a circa cinquecento metri dal paese; qui si disposero in ordine di combattimento. Tra la formazione partigiana di circa 45 uomini rimbalzarono gli ordini da un fienile all’altro, da un partigiano all’altro; rapido sopralluogo alle posizioni nazifasciste, uno scambio di colpi, raffiche di mitraglia; sulla strada, davanti al grosso della colonna nazifascista, l’avvistamento degli ostaggi civili. L’ordine preciso ai partigiani fu: ogni distaccamento agisca in modo autonomo, si salvi l’equipaggiamento, si eviti il combattimento in paese per non compromettere i civili e gli innocenti, ci si sposti sulle alture di Col Palazzo con disposizione a raggiera. In mezzo a un inferno di fuoco d’armi automatiche pesanti e leggere, i partigiani poterono guadagnare le posizioni prestabilite. Lo sbaglio di calcolo di una colonna nazifascista, quella che veniva da Ardesio, fu la salvezza dei partigiani. In Valzurio però i nazifascisti non trovarono che civili e bottino da catturare a quelle povere famiglie che, con immense fatiche e sacrifici, avevano raccolto un po’ di roba e di animali. Qui ferirono anche una povera ragazza. Tutto quanto era asportabile lo portarono via, malmenando il parroco di Valzurio, percuotendolo duramente, e sfogando la loro rabbia nel saccheggiare, devastare e infine distruggere col fuoco l’intera frazione».

I rastrellamenti di Villa d’Ogna. Nel pomeriggio dello stesso giorno, molto probabilmente mentre Valzurio ancora bruciava, uno dei militari della Rsi scorse con il cannocchiale dei movimenti nei pressi della stalla Casale. Era il partigiano Carmelo Baronchelli, che scendeva in direzione del paese per assicurarsi che il parroco, don Bonomi, non fosse stato toccato durante le perquisizioni. Preso di sorpresa, cercò di nascondere le bombe a mano che aveva con sé, ma dopo essere stato scoperto e disarmato, venne brutalmente fucilato sul posto. Il 34enne, ex granatiere di Sardegna, fu il primo a morire in quel tragico giorno. Successivamente, il gruppo di militari riunitisi a Villa d’Ogna uccise altre due persone: il contadino Luigi Pezzoli e il 29enne Guerino Donda, giovane di Ardesio. Vennero entrambi catturati e trascinati presso il ponte, per poi essere gettati nel canale adiacente e barbaramente uccisi a colpi di moschetto. Il 22 luglio una seconda brigata fascista arrivò a Villa d’Ogna per perlustrare la zona e per perquisire le case dei paesani. Vennero rintracciati e uccisi i renitenti alla leva Vincenzo Caccia e Giovanni Carissimo. Entrambi erano sfuggiti alla deportazione in Germania, si erano aggregati ai partigiani e si erano da poco sposati. La storia racconta che i due cercarono di sfuggire alle perquisizioni in corso, ma furono invece uccisi tra le grida delle loro spose. I funerali dei caduti vennero celebrati solo dieci mesi più tardi, dopo la Liberazione del 25 aprile 1945.

Valzurio oggi. Ci troviamo di fronte ad un’angolo di Paradiso racchiuso da una corona di montagne. Oggi queste case sono la memoria partigiana dei fatti accaduti nel luglio del ’44, anniversario che ricorre proprio tra pochi giorni. Giorgio Fornoni, reporter bergamasco residente ad Ardesio, ha raccontato attraverso le testimonianze raccolte nel tempo lo spaccato di Seconda Guerra Mondiale che ha interessato questo angolo di Val Seriana. Un lavoro raccolto prima in numerosi testi, che nel corso del 2018 ha dato vita a Valzurio brucia, video reportage che raccoglie i racconti diretti di chi ha vissuto in prima persona i tragici fatti del luglio del ’44.

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