Storie e leggende delle nostre valli
Le mura del gigante di Ca’ Marta

Quali storie e leggende nascondono le nostre valli bergamasche? Quante volte abbiamo sentito un racconto che iniziava, in tipico stile bergamasco, con un sano «ghéra una olta»? Nascoste tra le pendici delle Orobie si nascondono tantissime leggende, a volte frutto della fantasia popolare, altre mezza verità raccontate da nonno a nipote. Spesso dimenticate, queste “leggende orobiche” riposano assopite ai piedi delle nostre montagne. In attese di essere risvegliate e riscoperte.

 

 

Zogno, alle pendici della Val Brembana. La nostra prima tappa parte dalla Val Brembana, nella località Ponti di Sedrina, frazione di Zogno. Varie testimonianze sono state rinvenute presso la “Bùsa di Andrea”, la “Grotta del Tabac” e le “Grotte delle Meraviglie”, preziosi documenti della vita nel primo paese della valle fin da tempi lontanissimi. Si tratta di resti di sepolture collettive (ossari, corredi funebri, oggetti di ornamento) relativi a un tempo che partiva dalla metà del III millennio fino al XIX secolo a.C. Nei secoli, Zogno è rimasto al centro dell’attenzione, lo prova l’antica Via Taverna, nata ancora prima della costruzione della Via Priula, e il caratteristico ponte a schiena d’asino, conosciuto come “Ponte del Cappello”. Percorsi che venivano utilizzati dai viandanti che provenivano da Almenno e volevano raggiungere la valle aggirando gli strapiombi del fiume Brembo. Lungo questa antica via di comunicazione si trova il primo dei tanti misteri che circondano le nostre montagne…

 

 

I Muraglioni di Cà Marta. Proprio dal Ponte del Cappello parte il percorso che ci porterà alla scoperta dei Muraglioni di Cà Marta. Il sentiero si snoda in leggera salita nel bosco lungo l’antica Via Taverna, costeggiando santelle e muri e secco abilmente costruiti negli anni da contadini e pastori. Tra margherite e primule, tipiche di questa stagione, raggiungiamo con pochi minuti di cammino la località Pratonuovo, posta a valle della chiesetta di san Gaetano, protettore della Via. La piccola contrada, composta da alcune abitazioni, ha subito negli ultimi anni interventi di restauro che hanno riportato questo borgo al suo antico splendore.

Superati i casolari balzano subito all’occhio delle enormi muraglie, esattamente cinque costruzioni composte da pietre sovrapposte una sopra l’altra, come a formare un grande terrazzamento o uno sbarramento. Gli escursionisti di passaggio molto spesso si soffermano a osservare queste enormi mura, opere che lasciano affascinati e allo stesso tempo incuriositi. Si capisce benissimo che non si tratta dei classici muri a secco che spesso delimitano i confini tra pascoli e comuni, ma di qualcosa di ben più antico, quasi mistico. Queste enormi pietre, squadrate a mano, arrivano a pesare anche alcuni quintali ciascuna e sono perfettamente incastrate e sovrapposte. I muraglioni sono paralleli e disposti a distanze regolari tra loro, con una lunghezza che varia dai 16 ai 21 metri. Due scalinate, sempre in pietra, risalgono ai lati delle costruzioni. La domanda sorge spontanea. A cosa servono queste gigantesche mura?

 

 

Leggenda non ancora risolta. Numerosi studiosi in questi anni hanno provato a dare una risposta alle “mura megalitiche” di Ca Marta. Adriano Gaspani, dell’Osservatorio Astronomico di Brera, precisa in un suo studio che l’opera è stata sicuramente frutto di una comunità organizzata, probabilmente tra il IV e il V secolo avanti Cristo. Gaspari sottolinea anche che le strutture potrebbero avere un orientamento astronomico, dettato da alcune posizioni connesse con il sole. Altre ipotesi si sono susseguite negli anni cercando di dare una spiegazione a questo luogo cosi ricco di fascino. Qualcuno le attribuisce a una fortificazione di epoca imprecisata, i cui fori, presenti lungo il paramento murario, permettevano di alloggiare eventuali travi portanti per strutture e tetti. Altri lo ritengono un luogo sacro o di culto, teoria che avrebbe valenza anche dal punto di vista astronomico. Il mistero a oggi non è ancora stato svelato.

 

 

Il Gigante della Val Brembilla. Negli anni sono fiorite tantissime leggende popolari, tra queste la più comune è quella che attribuisce l’opera a un solo, fortissimo gigante che abitava la valle. Ad alimentare la fantasia, le pozze d’acqua presenti nella poco distante valle di Carubbo, solitaria e dimenticata. Queste “marmitte dei giganti”, simili a quelle presenti in Valzurio, sono buche perfettamente rotonde scavate dall’erosione delle acque che si prestano a essere considerate, nella fantasie popolare, delle vere e proprie impronte. Forse centinaia di anni fa, proprio per la mancanza di spiegazioni plausibili legate alle mura megalitiche, si cercava risposta nelle credenze popolari, che ancora una volta, anche ai giorni nostri, possono alimentare la fantasia di grandi e piccini. Probabilmente su queste grandi mura resta ancora molto da scoprire. Ma a noi piace alimentare la leggenda del Gigante di Cà Marta, che con le sue imponenti mani tagliava e assemblava questi giganteschi massi squadrati a difesa del suo fortino…

Lascia un commento

Devi loggarti per pubblicare un commento.