Sulle orme di Donizetti a Bergamo

Gaetano Domenico Donizetti nasce a Bergamo il 29 novembre 1797 da una famiglia molto modesta, quinto di sei figli: il padre era forse un tessitore e la madre cucitrice. Pochi giorni dopo, il 3 dicembre, il piccolo viene battezzato nella vicina chiesa parrocchiale di Santa Grata inter vites, che ne ricorda l’evento con una lapide posta nei pressi del fonte battesimale. Dall’umilissima residenza occupata dalla famiglia nei vani ipogei di Borgo Canale, posti al di sotto dell’attuale piano di calpestio e per questo umidi e malsani – composti da una ghiacciaia, un magazzino e due locali adibiti a cucina e camere da letto – la famiglia si trasferisce in Piazza Nuova, attuale Piazza Lorenzo Mascheroni, dopo la nomina del padre a custode del Monte dell’Abbondanza.

 

Gaetano Donizetti e Simone Mayr

 

L’incontro con Mayr. Nel frattempo era giunto a Bergamo dalla Baviera il compositore e operista Johann Simon Mayr, che dal 1802 diviene il nuovo Maestro di Cappella della Basilica di Santa Maria Maggiore e a tal fine istituisce delle lezioni gratuite per i giovani cantori, le famose Lezioni Caritatevoli di Musica, utili a modulare voci bianche da utilizzare durane le celebrazioni sacre del calendario liturgico. Fra i coristi della chiesa mariana risulta anche Giuseppe, fratello maggiore di Gaetano, mentre il nostro frequenta la scuola benefica dal 1806 al 1815, eretta nel quadro delle attività assistenziali promosse dal governo allora vigente. Mayr avverte che il giovane cantante è più portato per la composizione che per altro: inizia quindi una raccolta fondi per permettergli la frequenza del Liceo Filarmonico di Bologna, sotto la guida del maestro di contrappunto padre Stanislao Mattei (1750-1825).

La sua permanenza nella capitale emiliana perdura fino al 1817, dove si fa apprezzare per la composizione teatrale; rientrato a Bergamo risulta da subito coinvolto in alcune esibizioni del Teatro della Società, l’attuale Sociale di Via Bartolomeo Colleoni, che iniziano a farlo conoscere e a garantirgli degli ingaggi in altri teatri minori italiani e nei generi d’opera meno importanti come il buffo ed il semiserio: un buon inizio, una palestra per il futuro e graduale successo.

Verso il successo. Sviato con un escamotage il servizio militare, grazie al recupero di un “sostituto” partito in sue veci e sostenuto dalla contessa Mariana Pezzoli Grataroli, che sborsa una copiosa somma di denaro pur di non interrompere la formazione e la futura carriera di quel promettente giovane bergamasco, Donizetti prosegue la sua scalata verso il successo.

Il buon Mayr, amico fraterno e in certe occasioni padre putativo, continua nella promozione a distanza del giovane allievo, tanto da riuscire ad introdurlo nell’ambiente romano, che lo porta a incontrare la futura giovane moglie, tanto amata quanto sfortunata, che morirà al terzo parto il 30 luglio del 1837, a soli 28 anni e dopo soli nove di matrimonio.

Nel contempo la sua carriera va a gonfie vele: direttore del Teatro Carolino di Palermo dal 1825, del Teatro Nuovo di Napoli dal 1827, ottiene successi da Milano a Roma fino a Parigi e poi di nuovo a Napoli, per poi venire nominato Maestro di Cappella e di Camera e compositore di corte di quella che allora era la casa regnante del Lombardo Veneto.

 

Palazzo Scotti, dove Donizetti trascorse i suoi ultimi mesi di vita

 

La malattia e gli ultimi giorni. Affiorano i primi sintomi della malattia che a partire dal 1843 si acuisce nella capitale francese e si aggrava in maniera repentina nel 1845, quando viene internato in una casa di cura per malati di mente. Assistito dal fidato cameriere e dalle sporadiche visite del nipote, che non sempre prese le giuste decisioni per lo zio e che la sorte condannò dopo qualche anno alla stessa fine, precipita nel baratro dell’agonia.

Tornato a Bergamo solo grazie all’intervento di amici influenti, viene ospitato nella dimora cittadina della baronessa Basoni Scotti a partire dal 1847, che con la figlia gli garantisce cure e attenzioni amorevoli, nel disperato tentativo di farlo rinsavire anche per un solo attimo e donargli quel barlume di serenità ormai perduta da tempo. Privato dei suoi affetti più cari e della speranza, Gaetano muore in casa Scotti l’8 aprile del 1848 e viene sepolto l’11 ottobre nel cimitero di Valtesse, oggi dismesso. Anni dopo il suo corpo è traslato nella Basilica di Santa Maria Maggiore, grazie all’intervento dei fratelli Giuseppe e Francesco, che commissionano lo stupendo monumento funebre allo scultore ticinese Vincenzo Vela, suggeritogli dal noto collezionista conte Guglielmo Lochis.

 

Dettaglio del sepolcro di Donizetti, in Basilica di Santa Maria Maggiore

 

Il sepolcro. Il sepolcro eretto nel 1855 è forse l’omaggio più struggente che si potesse dedicare al compositore: a lui, infatti, sono stati intitolati una via e un teatro in città. Sta a noi, quindi, accedere in punta di piedi in Basilica di Santa Maria Maggiore e portarci innanzi al monumento che più lo evoca e lo consacra per l’eternità, per compiangerlo proprio come i sette putti nella specchiatura centrale (qui sopra nell’immagine), allegoria delle sette note musicali: scaraventando a terra la lira e calpestandola paiono dirci di quale tragedia sia stato protagonista lo stesso compositore, che all’amico Mayr scrisse nel 1943: «Gufo presi il volo portando a me stesso or tristo or felice presagio».

Luoghi donizettiani a Bergamo
Casa natale – Borgo Canale
Chiesa Santa Grata inter vites – Borgo Canale
Casa di Donizetti – Piazza Lorenzo Mascheroni
Casa Johann Simone Mayr – Via Simone Mayr
Lezioni caritatevoli di musica – Via Arena
Domus magna e museo donizettiano – Via Arena
Palazzo Scotti – Via Gaetano Donizetti
Monumento funerario – Piazza Duomo

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