Sulle tracce del Moroni a Bergamo

La mostra itinerante Il Sarto di Giovanni Battista Moroni, chiusasi lo scorso 28 febbraio (allestimento “diffuso”, tra Accademia Carrara – Museo Bernareggi – Palazzo Moroni), ha riscontrato un eccezionale consenso di pubblico e da subito una lacrimuccia aveva solcato il nostro viso, non solo al pensiero del lungo viaggio che avrebbe riportato Oltremanica il nostro bell’artigiano cinquecentesco, ma soprattutto perché, prima che ritorni in quel di Bergamo a farsi rimirare, passerà diverso tempo!

Quindi, come consolarci? In primo luogo facendo una capatina al Palazzo Credito Bergamasco, sito in Largo Porta Nuova a Bergamo, dove, per ancora i due prossimi fine settimana (15-16 e 22-23 ottobre), sarà possibile accedere alla grande sala consiliare dell’istituto bancario, in cui campeggiano due capolavori del maestro di Albino, restaurati dalla Fondazione Credito Bergamasco e spiegati dai restauratori e dalle guide che da anni operano per la banca.

Un’altra possibilità, che è anche la mission di questo articolo, è quella di ricordarci che possediamo il più alto numero al mondo di quadri di Giovanni Battista Moroni, disseminati per tutta la bergamasca, città e provincia, certo per lo più di genere sacro e non ritrattistico, campo in cui è risultato insuperabile a detta dello stesso Tiziano come la mostra ci ha insegnato! Inoltre, proprio a due passi e in città, ve ne sono oltre una decina. Ma dove?

 

Duomo di Bergamo, la pala di Santa Caterina

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In primo luogo in Duomo dove, entrando dall’ingresso principale, nella prima cappella a sinistra dedicata a Santa Caterina e San Girolamo, trovate la pala di Santa Caterina del 1576, commissionatagli grazie alle amicizie coltivate tra i canonici del Duomo. Anche nelle sacrestie ci sono sue opere, ma fin lì non è possibile spingerci.

 

Luogo Pio Colleoni, il ritratto del condottiero

Da qui ci si porta in Via Bartolomeo Colleoni e nella casa di città del capitano, il Luogo Pio della Pietà, dove al primo piano è possibile ammirare originale e copia di quello che è considerato il ritratto più verosimile di Bartolomeo Colleoni, anche se realizzato post mortem, proprio da Moroni. L’artista presenta un condottiero fiero, vestito della sua corazza militare, su cui si rincorrono bagliori e luccichii metallici.

 

Palazzo Moroni, Il cavaliere in rosa

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Scendendo lungo Via Porta Dipinta è sempre d’obbligo una sosta in Palazzo Moroni (il cui casato, ribadiamolo, nulla ha a che fare con la famiglia de pittore), per restare abbagliati dalla bellezza del suo inquilino più noto, il Cavaliere in Rosa (alias Gian Gerolamo Grumelli), dando un’occhiatina anche alle forme generose della seconda moglie Isotta Brembati, avvolte nell’abito in damasco verde, e a quelle più smilze della presunta madre e suocera Medea Rossi, rigorosamente ritratta in nero e bianca gorgiera.

 

Accademia Carrara, sala 17

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Si prosegue con una capatina in Accademia Carrara, anche solo per la curiosità di vedere come è stata riallestita la sala 17 dopo l’arrivederci del Sarto, quasi interamente dedicata all’illustre nostro conterraneo.

 

Sant’Alessandro della Croce, Trinità che incorona la Vergine

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Risalendo il Borgo di San Tomaso e svoltato in Via Pignolo è d’obbligo l’ingresso alla Parrocchiale di Sant’Alessandro della Croce, dove oltre ai capolavori della sacrestia in controfacciata è stato collocato il dipinto Trinità che incorona la Vergine, sempre del 1576, prima presso la distrutta Chiesa della SS. Trinità (in borgo Sant’Antonio, quasi in fronte alla chiesa di Santo Spirito). Fu l’allora curato di Santa Croce, don Giovanni Battista Conti, che, lungimirante, la acquistò dalla Municipalità dopo le spoliazioni napoleoniche ed evitò che finisse a Milano o chissà dove, come tantissimi altri nostri dispersi capolavori.

 

Museo Bernareggi, Battesimo di Cristo

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Lo stesso per la Trinità di Lorenzo Lotto, che passò dalla chiesa della Trinità alla Parrocchiale di Santa Croce ed ora è degnamente esposta al Museo Diocesano Adriano Bernareggi, ubicato sempre in Via Pignolo e poco oltre la chiesa. Il Museo Diocesano conserva ante di tabernacolo e splendide pale moroniane, tra cui il Battesimo di Cristo e Ecce Homo.

 

Un Moroni poco noto

Abbandonato il borgo Pignolo è il turno di quello di San Leonardo. In via San Bernardino, nella Chiesa dell’Istituto delle Suore di Carità delle Sante Capitanio e Gerosa, con sorpresa si trova un altro Moroni poco noto o davvero forse mai visto, dato che l’edificio, a detta della superiora, è interessato da anni da lunghi e complicati restauri che ne impediscono l’accesso.

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