Quegli anni d’oro del bellissimo
Orient Express della Val Brembana

C’era una volta un treno, anzi un trenino, che collegava la città di Bergamo alle bellezze della Val Brembana. Per chi si avvicina ai quarant’anni, come l’autore di questo articolo, si tratta di un ricordo nemmeno troppo lontano. Per chi invece ha qualche anno in più, il trenino della Val Brembana è stato addirittura una realtà, utilizzato per oltre mezzo secolo dalle persone che, per lavoro, necessità e svago dovevano raggiungere l’alta valle, o viceversa scendere in città. Ancora oggi sono visibili le tante stazioni che ospitavano le fermate della ferrovia, chiusa nel 1966. Il tracciato è ancora li, coperto dal catrame del progresso che ha ingoiato le ferrovia e il suo trenino. Noi però possiamo ripercorrerne la strada. E la storia.

La nascita, nel 1906. La nascita del treno della Val Brembana era legata a un Paese in via di sviluppo, che necessitava di un collegamento veloce e comodo per chi doveva spostarsi per lavoro dall’alta Valle. D’altro canto, era anche una risorsa essenziale per aprire le porte a un territorio che si avviava al turismo, questo grazie alla presenza del Casinò di San Pellegrino, del Grand Hotel e delle Terme. Nata come ferrovia turistica e realizzata grazie a capitali privati messi a disposizione dalla Banca Bergamasca, il primo tratto della ferrovia era lungo 25,92 km e collegava Bergamo a San Pellegrino Terme. Venne aperto l’1 luglio 1906, poi l’ottobre successivo si aggiunse un breve prolungamento fino a San Giovanni Bianco. La FVB (Ferrovia Elettrica di Valle Brembana) alimentava anche un notevole traffico merci attraverso i numerosi raccordi, ben 54 stazioni, che la collegavano alle industrie della zona. Basta pensare alle famose acque minerali di San Pellegrino, ma anche le merci delle cartiere Cima di San Giovanni Bianco, il legname proveniente dall’alta Valle (caricato nei raccordi di Lenna e Piazza Brembana), i marmi della Val Parina, i prodotti del Linificio e Canapificio di Villa d’Almè, i materiali prodotti dalla Società del Gres a Petosino e lo zucchero della ditta Sibella a Paladina.

Ferrovia elettrica di Val Brembana. A causa di difficoltà economiche legate alla Prima Guerra Mondiale, il tratto successivo di 11 km fino a San Martino de’ Calvi (oggi Piazza Brembana) venne inaugurato solo il 31 luglio 1926. La ferrovia raggiunse così una lunghezza complessiva di 40,6 km ed era elettrificata alla tensione di 6.000 Volt in corrente alternata. Una scelta legata dalla presenza delle numerose gallerie presenti sul tracciato, poco compatibili con la trazione a vapore per una clientela di élite. E il percorso? Dal paese di Almè il trenino doveva superare ben trenta gallerie e numerosi ponti, quindici dei quali di lunghezza superiore a dieci metri e ben 75 di lunghezza inferiore. Le 54 località servite erano dotate di stazioni e binari di scalo, magazzini per le merci e aste di manovra, servizi e alloggi per i macchinisti. L’opera più importante fu il viadotto di Lenna, lungo 119 metri e situato alla confluenza tra due rami del Brembo, uno proveniente da Mezzoldo, l’altro da Fondra. Erano anni d’oro per i paesi della Valle Brembana che, spinti dal boom economico, stavano crescendo con le loro aziende.

Lusso per i passeggeri. La FVB disponeva inizialmente di 23 carrozze, diversificate al loro interno a seconda delle classi, alcune molto eleganti e con balconcino. Questo valse al trenino il soprannome di Orient Express brembano. Negli anni successivi si aggiunsero ulteriori sette carrozze di terza classe, cinque miste e cinque bagagliai. Il clou fu nel secondo dopoguerra, quando fecero la comparsa quattro carrozze rimorchiate della Breda, più belle e moderne, con uno stile liberty che rispecchiava l’époque di San Pellegrino. I carri merci erano invece stati costruiti dalla Società Toselli e dalle Officine Lodigiane. Nel 1930 toccarono il numero di cinquanta fra carri chiusi, pianali e carri sponda e trasportavano in media 158 mila tonnellate di merci in un anno. Per oltre cinquant’anni il trenino ha continuato il suo servizio, trasportando pendolari, villeggianti e il materiale prodotto sulle nostre montagne, destinato alla vita della valle.

La chiusura. Tutto proseguì fino al marzo del 1966, anno che vide l’arrivo dell’automobile e dei trasporti su camion e la conseguente fine di questa icona bergamasca. Il servizio venne inizialmente sospeso a causa di una galleria pericolante a Ponteranica, per poi non ripartire mai più. Già alla fine degli Anni Cinquanta, a fianco del servizio ferroviario furono istituiti dei servizi automobilistici paralleli alla ferrovia. Nel 1964 gli autobus rappresentavano la maggior parte delle corse, che venivano ormai effettuate ogni giorno. Il progresso mise fine al trasporto su rotaia, la ferrovia andò “in pensione” e venne sostituita integralmente da un servizio di autotraporti gestito dalla Società Autoferrovie Bergamo. La stesa sorte toccò pochi mesi dopo anche la linea della Val Seriana. Nel 1968 sui binari della stazione di San Giovanni Bianco venne dato fuoco ai locomotori Westinghouse costruiti nel 1905. Fu un gesto simbolico, «bruciare il vecchio per lasciare il posto al nuovo», ovvero il progresso e l’automobile.

I giorni nostri. Gran parte del tracciato è ancora percorribile e oggi è parte della “Ciclovia della Val Brembana”. Numerosi manufatti storici, come ponti, gallerie e stazioni, sono visibili proprio sul percorso o nei centri abitati. Nonostante il tempo trascorso, c’è ancora chi mantiene viva la memoria recuperando documenti, foto e testimonianze di quello che è stato un pezzo di storia della Val Brembana. Alessandro Gervasoni, di San Pellegrino Terme, ha aperto alcuni anni fa una pagina Facebook con lo scopo di mantenere vivo il ricordo della ferrovia. «Tutto è nato dalla passione per la storia e per il nostro territorio. La ferrovia della Valle Brembana mi ha sempre incuriosito, così ho creato una pagina che in poco tempo si è riempita di fan. La passione è aumentata, tramite la rete ho recuperato materiale, foto e documenti che venivano consegnati dagli stessi appassionati. Alcune di queste persone avevano vissuto la ferrovia in prima persona e hanno contribuito con foto e ricordi di quei tempi passati. Sarebbe bello che questo pezzo di storia bergamasca non venisse dimenticato, anzi andrebbe valorizzato e sarebbe bello portarlo anche nelle nostre scuole e mostrare ai giovani cosa purtroppo abbiamo perso». Oggi sono in molti a rimpiangere la ferrovia, che potrebbe evitare non solo code e traffico durante le gite in Val Brembana, ma addirittura potrebbe rivaleggiare con un “Trenino Rosso del Bernina”. Un viaggio su rotaia che porterebbe alla scoperta delle bellezza della valle.

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