Tour delle rotatorie di Bergamo

Non c’è dubbio che la peggiore sia la rotatoria dell’autostrada: un incubo, a tutte le ore. In particolare per chi esce dallo “stop” e deve attraversare la strada per immettersi sull’asse interurbano diretto verso Orio, Lovere e comunque in direzione Est. Il numero di incidenti in quel punto è alto, ma di norma ci si limita a danneggiamenti delle vetture e qualche piccola ferita ai viaggiatori. Bisogna però aggiungere l’ansia che ti porta via qualche mese di vita per chi si trova sulla linea dello stop e deve immettersi nell’arteria principale, o, come dicevamo, addirittura attraversarla. E bisogna sommare pure gli improperi di chi sta dietro, in coda, e non vede l’ora di uscirne. Il progetto per sbrogliare questo nodo assurdo è pronto, e la questione dovrebbe venire risolta in tempi non biblici. Speriamo.

 

 

Un tour in bicicletta. Andiamo a spasso in bicicletta fra le rotatorie di cui la città è disseminata e che non sono di certo a misura di ciclista o di pedone. Diciamo pure che ce ne sono alcune dove si rischia parecchio, assolutamente da evitare. Per esempio la grande rotatoria delle valli, che fino a una quindicina di anni fa aveva in mezzo un prato con tante margherite che talvolta resistevano anche d’inverno. Poi la giunta Veneziani decise di risolvere, almeno parzialmente, la questione delle code che si formavano in via delle Valli creando il sottopasso che incanala verso la Val Brembana. Il prato di margherite è diventato un buco nel quale passa la nuova strada. Ma la rotatoria è rimasta, molto grande e non sempre agevole da percorrere. Le code da via delle Valli sono diminuite, ma per chi arriva dalla Valle Seriana in certi orari il rondò è ancora un incubo. Restiamo nella zona nord della città e pedaliamo verso il Monterosso, risaliamo da Redona, ed eccoci sbucare alla rotatoria di viale Giulio Cesare, in alto. Anche questa è una “rotatoria con buco” perché sotto ci passa la circonvallazione. Venne realizzata al tempo della costruzione del quartiere popolare, il Monterosso che, in passato, veniva raggiunto soltanto dalla via Tremana… ma, d’altronde, allora al Monterosso c’erano soltanto delle cascine e frutteti, campi di granoturco e frumento. Quando si decise di costruire il quartiere popolare, venne realizzato anche il collegamento prolungando viale Giulio Cesare. La circonvallazione che passa sotto il rondò (una volta si diceva così) era già stata tracciata, ma fu terminata alcuni anni dopo, al principio dei Settanta.


Le rotonde del centro. La nostra pedalata ci porta in via Cesare Battisti (qui sotto passa la Morla, il torrente, ma non la si vede più. Sepolta, come la Tremana) e poi in via San Giovanni, via Verdi, fino alla rotatoria che di norma chiamiamo “Rotonda dei Mille” con la sua bella statua dedicata a Giuseppe Garibaldi. In certi orari qui si va in confusione e si creano delle belle code, specialmente verso via Garibaldi, complice la presenza di una scuola importante come il Sant’Alessandro. Andiamo verso la zona sud-ovest della città. Scendendo da via Mazzini incontriamo una piccola, ma micidiale rotatoria, quella sull’incrocio con largo Butinone. Micidiale perché qui tutti i giorni si assiste a frenate brusche e relativi colpi di clacson e smoccolamenti. Infatti, chi arriva dal rettilineo di via Mazzini pensa di avere la precedenza, ma non è così. Chi invece giunge da via Quattro Novembre (parte alta) non riesce a vedere a sinistra per la presenza di un condominio, quindi non vede chi arriva da via Mazzini: il risultato di questa combinazione è molto pericoloso. È necessario che l’amministrazione comunale faccia qualcosa e, siccome il condominio non lo si può abbattere, sarà bene inserire segnalatori luminosi o bande rumorose sull’asfalto o altro.


Alcune curate, altre squallide. Continuiamo la pedalata. Alcune rotatorie sono ben curate, belle da vedere, come quella di largo Butinone (non Buttinone come dice il cartello stradale, Bernardino Butinone fu un grande pittore del Quattrocento, nato a Treviglio). Ma anche quella dell’ospedale è bella, fiorita. In alcuni casi, sono le imprese a prendersi cura di questi pezzetti di città, di questi “micropaesaggi”. Per esempio lo Sportpiù sulla Briantea, la Lpgrafica al centro commerciale di Curno, il giardiniere Veronesi all’ospedale. Ma alcune invece sono desolate e squallide. Tuttavia è possibile, anche per i privati cittadini, adottarle: basta inviare una richiesta di “adozione” all’assessore e all’ufficio del verde pubblico. Magari poi si farà un concorso: “Rotatorie fiorite”.

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