Le chiese mariane di Bergamo

È iniziato il mese di maggio, il mese della Madonna e delle rose. Un tempo – neanche troppo lontano – era di rigore andare a messa la mattina, prima di andare a scuola, anche se durante la funzione si rimaneva ancora sonnecchianti nei banchi della chiesa, in attesa di rimontare la cartella in spalla e precipitarsi in classe prima del suono della campanella. Lo stesso le nostre madri e le nostre nonne, che non perdevano l’occasione per recitare in continuazione il rosario: dalla mattina alla sera, in tutta la città, distribuiti in una delle tante chiese dedicate sin dal Medioevo alla Vergine. Già, quali chiese?

 


Basilica di Santa Maria Maggiore
Piazza del Duomo

Il primitivo edificio altomedioevale, già documentato nel 774, era sussidiario alla vicina chiesa di San Vincenzo (attuale Duomo di Sant’Alessandro martire) e utilizzato per la liturgia battesimale. A partire dal 1137 viene eretto in forme romaniche e per questo detto “Maggiore”. La decorazione esterna della Basilica, limitata nel periodo romanico alla zona absidale, riprende con vigore in epoca gotica per ovviare all’anomala circostanza di una chiesa che non possedeva una vera e propria facciata a causa dei limiti imposti dal fitto tessuto edilizio circostante. L’edificio, originariamente di proprietà comunale era identificato come “cappella della città”, a causa della sua utilizzazione per molteplici attività civiche, e nel 1449 passa in gestione alla Misericordia Maggiore di Bergamo (MIA), che patrocinerà tutta una serie di interventi volti a modificare il suo aspetto medioevale: dal primitivo assetto romanico-gotico si passerà a quello più aggiornato in stile rinascimentale-barocco, cominciando con la demolizione forzata dell’abside nordoccidentale (sacrestia) per far posto alla cappella funebre (1472-1476) del condottiero Bartolomeo Colleoni (1395-1475), la costruzione della nuova sacrestia nel secolo successivo, la copertura della cupola e il fastoso rifacimento interno di epoca barocca, iniziato con l’arrivo degli arazzi di fattura toscana nel 1564 e poi di quelli fiamminghi nel 1698.

 

Chiesa di Santa Maria Annunciata
(Oggi di Sant’Agata)
Via Colleoni

Originariamente la chiesetta apparteneva all’Ordine degli Umiliati, poi nel 1450 passò ai Carmelitani della congregazione di Mantova, che l’ampliarono entro l’anno successivo e nel 1489 la dedicarono a Santa Maria Annunciata. Dell’edificio quattrocentesco restano tracce nella pianta delle tre absidi e nel contorno marmoreo dell’antica porta in facciata, riapparsa solo nel Novecento, con gli scrostamenti dell’intonaco. Le fonti narrano delle pompose celebrazioni effettuate per il Natale, la Quaresima e la Pentecoste, ma soprattutto di quelle a suffragio dei morti e dedicate a Maria Maddalena, con processioni e scene figurate. Nel Cinquecento vi aveva sede la Scuola della Madonna della Pazienza, che riscuoteva grande devozione tra i vicini. Con la soppressione nel 1797 della vicina chiesa parrocchiale di Sant’Agata dell’Ordine Teatino (attuale Circolino), la chiesa di Santa Maria Annunciata assunse il nuovo nome di Sant’Agata nel Carmine (e non “del”, come molti sostengono), per far confluire simbolicamente nella sua titolazione le due antiche chiese, care alla devozione degli abitanti della contrada.

 

Chiesa di Santa Maria Risorta detta “Del Giglio”
Via Sant’Alessandro

La lapide posta sopra l’ingresso reca l’anno 1660 e ne ricorda l’edificazione e la dedicazione ufficiale, che dal 1806 muta in quella di Madonna del Giglio. L’evento miracoloso che portò a questo nuovo appellativo – tuttora in uso – racconta che una fanciulletta storpia, abitante in Borgo San Leonardo ai piedi della discesa di via Sant’Alessandro, risalì con le sue grucce a gran fatica il colle, per chiedere la grazia alla Vergine: la Madonna era dipinta ad affresco nei pressi dei portelli, ai piedi della Porta di San Giacomo, tra le vie Tre Armi e Sant’Alessandro, e la sua immagine, dopo aver concesso la grazia, venne trasportata all’interno dell’edificio sacro.

 

Chiesa di Santa Maria in Valverde
Via Valverde

L’attuale edificio risale al 1874, mentre per la prima menzione si arretra nel tempo fino l’anno 1494, quando venne affidato ai padri Carmelitani di Bergamo Alta perché vi edificassero un convento per religiose. La chiesetta è immersa nel verde della valle amena, da cui prende il nome, anche se ancora nel 1720 viene citata come sussidiaria della Parrocchia di San Lorenzo. Nonostante ciò, il suo curato la officiava regolarmente e poteva impartire i sacramenti agli abitanti della contrada: questo perché salire fino alla chiesa madre, posta ai piedi della Boccola, per tutte le funzioni del calendario liturgico risultava troppo scomodo per i fedeli e il rischio di perderne un buon numero o di vederne minata l’assiduità della presenza alla liturgia costituiva un rischio a cui si preferiva ovviare.

 

Chiesa di Santa Maria Matris Domini
Via Locatelli

La chiesa fa parte del convento domenicano di clausura fondato nella seconda metà del Duecento in località prato Bertelli (dal nome di una sorgente proveniente dalle mura di San Giacomo poi detta Bonicelli), ricostruito e ampliato alla metà del Trecento e poi ristrutturato nel corso del Seicento insieme alla chiesa. Le monache erano totalmente autosufficienti e degne di una certa considerazione in città, grazie alla loro regola e anche alla cura del cosiddetto Ospedale degli Innocenti, in cui venivano accolti i bimbi abbandonati, da cui il termine “esposti” (resta la moderna “ruota degli esposti” in via Locatelli). La chiesa è stata consacrata nel 1273, ricostruita in forme barocche nel Seicento e interamente dipinta in facciata con finta architettura dal padre di Fra’ Galgario, Domenico Ghislandi: sublime decorazione di cui resta un’ombra scialba e sconsolata.

 

Chiesa di Santa Maria Della Neve
Via Camozzi

La chiesa risale al 1633 e viene costruita con le elemosine degli abitanti del borgo, in ottemperanza a un voto fatto alla Madonna durante la peste del 1630 dinanzi a una tribuna con un affresco mariano. Ricorda l’apparizione della Vergine avvenuta a Roma a due mercanti, durante il mese di agosto, che preannunciò un’insolita nevicata, da cui la denominazione in “della Neve o ad Nives” (dal 1720), mentre non così corretta è l’altra “delle nuvole” (dal 1775). Soppressa nel 1809 e passata al Demanio, nel 1817 venne riscattata dalla nobile famiglia Camozzi e posta prima sotto la Parrocchia di Sant’Alessandro della Croce e dal 1859 di Sant’Anna, per tenervi la scuola della dottrina cristiana per i giovinetti dei borghi di Sant’Antonio (attuale Pignolo bassa) e di Palazzo. Dal marzo 2012 è stata donata dalla famiglia dei Conti Camozzi alla Parrocchia di Sant’Anna ed è oggetto da qualche tempo di restauro.

 

Chiesa di Santa Maria delle Grazie
Largo Porta Nuova

La chiesa viene consacrata nel 1427 dopo che nel 1422 San Bernardino soggiorna per la seconda volta a Bergamo e ne ordina la costruzione. Una descrizione di fine Cinquecento narra che la chiesa, dedicata all’Assunzione di Maria, era molto bella e il convento ancora di più, con biblioteca, studio, spezieria e inserito in un bosco chiuso tra i broli, retto dai Minori Osservanti Riformati, detti popolarmente anche Zoccolanti. I frati celebravano la messa quotidiana, salariati dal vicino Ospedale Grande di S. Marco, e per la chiesa operava anche la Compagnia della Concezione della Beata Vergine, formatasi nel 1476, dotata di molti privilegi, indulgenze e con l’incarico di organizzare processioni per il borgo. Tutto il complesso viene soppresso nel 1810 e quasi interamente abbattuto nel 1856, per favorire il nuovo assetto urbano della Città Bassa: la chiesa è stata completamente ricostruita in forme neoclassiche (1875) e dei quattro chiostri ne sono rimasti solamente due, uno di pertinenza della chiesa e uno dell’istituto bancario Credito Bergamasco. Il convento per qualche tempo ha contribuito alla conduzione del monastero di Rosate (attuale Liceo Sarpi), sul colle omonimo nel borgo antico, e dal 1502 aveva una piccola dipendenza suburbana, dove risiedeva una comunità detta di Santa Maria di Sotto o di San Sepolcro, resasi autonoma nel 1640 e soppressa nel 1769: corrisponde all’attuale Conventino in via Gavazzeni.

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