Tutte le tribù del mondo a Chiuduno
Sta per tornare Lo spirito del pianeta

Foto in copertina Bergamopost/Luca Della Maddalena

 

Puntuale e sorprendente come ogni anno, torna dal 26 maggio all’11 giugno lo Spirito Del Pianeta a Chiuduno. Grandi sorprese, a partire dai gruppi che parteciperanno: «Il 90 per cento non ha mai partecipato al Festival. Abbiamo lasciato più o meno invariato il numero di gruppi stranieri, aumentando la presenza di quelli popolari italiani e soprattutto bergamaschi: il nostro è un festival per celebrare gli “indigeni”. E i primi “indigeni”, quelli più vicini a noi, sono i nostri pastori e i nostri contadini, che vivono della terra e per la terra. Dopo diciassette anni, volevamo celebrare anche loro». Parola di Ivano Carcano, storico organizzatore del Festival che ha reso Chiuduno la terra di mezzo delle culture tribali del nostro pianeta: «Quando ci intervistano in altre città ci guardano sempre basiti, come se fosse impossibile pensare che Bergamo possa ospitare un evento così “mondiale”. Sono stereotipi sbagliati, che vogliamo combattere: ogni anno centinaia di migliaia di persone si lasciano attrarre dal nostro Festival. Ci guardano strano, eppure siamo l’unico Festival tribale indigeno di Italia».

 

La masai Simayiai Susan Muteleu con il marito Ivan Carcano (in primo piano),
organizzatori del festival. E l’amico Mike Pate Haoa.

 

I gruppi presenti. Quest’anno, oltre ai numerosi gruppi, su tutti la Nuova Compagnia di Canto Popolare (canti napoletani), i Milladoiro (compagnia folk galiziana), i gaelici Dervish, Sharon Shannon, gli scozzesi Saor Patrol, i Tiharea Madagascar, oltre che danze delle civiltà precolombiane, i Qashqai iraniani, e comunque decine di altri gruppi folkloristici da tutto il mondo, dalla Russia all’Isola di Pasqua, tutti da scoprire, confermata anche la grandissima varietà gastronomica, con ristoranti eritrei, messicani, brasiliani, bancarelle di street food, hamburgherie e anche un ristorante vegano.

Il primo portale indigeno del mondo. La grande novità però è l’intensità della collaborazione tra gli organizzatori del festival e diversi licei bergamaschi, come il Federici di Trescore, il Mascheroni, il Romero di Albino e il Liceo Artistico Manzù. Grazie all’aiuto dei ragazzi dell’artistico e del Federici, ad esempio, è stata allestita una mostra fotografica interattiva sui popoli che parteciperanno al Festival, mentre quelli del Mascheroni, sempre in collaborazione con il Federici e con la Consulta studentesca, è stato creato il primo portale indigeno del mondo: una sorta di redazione permanente, che permetterà a tutti gli indigeni sparsi sul pianeta (a migliaia sono stati contattati e aggiunti al portale dai ragazzi del Mascheroni) di condividere notizie direttamente da quei piccoli villaggi dove loro vivono e di cui nessuno parla mai.

 

 

«Questo è un progetto a cui teniamo molto – ci spiega Carcano – e che permetterà di dare voce nell’unico modo, quello dei social media, oggi possibile, a tutti quegli indigeni che ogni giorno vedono calpestati i loro diritti. Un esempio, di cui in Italia nessuno parla: siamo coinvolti nella costruzione di una diga in Etiopia, che favorirà l’approvvigionamento di materie prime per gli Stati Occidentali, noi compresi, che sfruttano quei territori. Peccato soltanto che le 500mila persone che vivono in quella zona rimarranno senz’acqua. Poi non chiediamoci da dove arrivino i profughi: i primi a dover “tornare a casa propria” siamo proprio noi occidentali». Il Portale sarà presentato alle 20:30 di Domenica 28 Maggio sul palco principale del Festival.

Il parco e il Moai. Un ruolo sempre più importante lo ricopre il Parco, che negli anni si è arricchito di sculture e opere d’arte di vario genere e provenienza, e ospita il più grande Moai (caratteristiche statue dell’Isola di Pasqua) al di fuori, appunto, dell’Isola di Pasqua. Anche quest’anno sarà donata una scultura da due artisti Ainu (ultima tribù di indigeni rimasta in Giappone).

 

 

Note di merito. Nota di merito infine per l’organizzazione: è stato intensificato e perfezionato il servizio di bus navetta a partire dalla zona industriale di Chiuduno, che permette di ricavare migliaia di parcheggi: «Persino gli abitanti della zona sono entrati nell’ottica che i pullman (gratuiti) siano la soluzione più comoda: ce n’è uno ogni cinque minuti e si arriva direttamente davanti alla fiera». La sensazione è che anno dopo anno lo Spirito Del Pianeta prenda sempre più coscienza della missione che porta avanti: una missione di pace, di appartenenza, di amore per le culture diverse dalla nostra. Come dice Susan Simaiyai, ragazza dell’Isola di Pasqua oggi nell’organizzazione del festival: «Portiamo avanti un messaggio di pace che nel nostro tempo è più che mai attuale: si può stare insieme nonostante le diversità. Anzi: è più bello». E allora non perdiamocelo. Perché a Chiuduno, si può davvero vivere lo “spirito del pianeta”. E forse ne abbiamo tutti un po’ bisogno.

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