Una nuova casa per la S.Pellegrino
4 archistar per la sede storica

San Pellegrino Terme, un nome che evoca immediatamente due cose: storia e acqua. Elementi che, per la località brembana, sono sempre andati a braccetto. Non c’è una senza l’altra e viceversa. L’epoca d’oro della Belle Époque è oramai finita, ma, seppur lentamente, il Comune sta ricostruendosi un’immagine di livello. Merito degli investimenti che, negli ultimi anni, sono stati fatti in quella località sulle rive del Brembo con l’intento di recuperare il Grand Hotel, il Casinò Municipale e le Terme, ovvero i tre emblemi dello stile Liberty che nei primi del ‘900 ha dato un volto unico al paese. Ma se il nome di San Pellegrino, nei decenni, è sempre rimasto noto a tutti nonostante gli anni bui vissuti dal turismo locale, merito è certamente della Sanpellegrino, l’azienda che produce acqua minerale e bevande soft drink fondata nel 1899 proprio a San Pellegrino Terme. Oggi il gruppo fa capo alla svizzera Nestlé, ma proprio in Val Brembana resta uno dei suoi stabilimenti storici, quello di Ruspino.

 

Stabilimento Ruspino - sanpellegrino

 

Quattro archistar per lo storico stabilimento. Il 20 luglio, attraverso un comunicato stampa, l’azienda ha reso noto che proprio questo storico sito produttivo cambierà presto volto. Il Gruppo Sanpellegrino ha infatti chiamato quattro studi di architettura di fama internazionale per progettare la cosiddetta “Flagship Factory”, un nuovo stabilimento proprio a Ruspino e destinato a diventare il biglietto da visita del Gruppo nel mondo. Le quattro Archistar si sfideranno per aggiudicarsi questo ambizioso progetto che ha l’obiettivo di rendere il sito produttivo di San Pellegrino Terme ancora più performante per sostenere il business dell’azienda nei prossimi anni, migliorare il luogo di lavoro per i dipendenti e armonizzare l’estetica al territorio circostante con la dovuta attenzione all’impatto ambientale, riflettendo sempre più l’immagine di un brand che fin dalla nascita, nel 1899, si è dimostrato all’avanguardia e al passo con le nuove tendenze. A sfidarsi saranno lo studio danese BIG, l’italiano aMDL, l’olandese MVRDV e il norvegese Snøhetta. Conosciamoli meglio:

 

BIG

BIG

BIG è l’acronimo di Bjarke Ingels Group, studio di architettura danese fondato nel 2005 dallo stesso Bjarke Ingels, con headquarter a Copenhagen e una filiale a New York. È composto da un gruppo di architetti, designer, costruttori e creativi attivo nei settori dell’architettura, dell’urbanistica e della ricerca e sviluppo. BIG è uno studio d’avanguardia, che ha al suo attivo progetti di notevole successo come il VIA WEST 57 a New York, la Serpentine Gallery a Londra e il padiglione svedese di Expo 2015. Attualmente è impegnato nella realizzazione, sempre a New York, del Google Campus e di due degli edifici del World Trade Center.

 

aMDL

aMDL

Architetto Michele De Lucchi (aMDL) è uno studio di architettura con sede a Milano, fondato nel 1980 da Michele De Lucchi, autore di alcuni dei più noti e importanti oggetti di design industriale, divenuti delle vere e proprie icone e, in seguito, esposti anche al Moma di New York e all’interno del Vitra Museum. Lo studio, che opera a livello internazionale, si è occupato degli allestimenti museali del Neues Museum di Berlino, di progetti commissionati dal Ministero degli Affari Interni della Georgia, del rinnovo degli uffici della sede centrale di Enel e Alitalia, e della progettazione del Padiglione Zero di Expo 2015.

 

MVRDV

MVRDV

Questo studio olandese è stato fondato nel 1993 da Winy Maas, Jacob Van Rijs e Nathalie De Vries, e si propone come fornitore di soluzioni a problemi inerenti l’architettura contemporanea e l’urbanistica. Lo studio, pluripremiato e riconosciuto a livello internazionale, presenta nel suo archivio importanti opere, tra le quali: la realizzazione del padiglione olandese per Expo 2000 ad Hannover, il Market Hall a Rotterdam, El Mirador a Madrid, la montagna di libri di Spijkenisse, la sede centrale di DBN e il Bjørvika Barcode Masterplan ad Oslo.

 

Snøhetta

Snøhetta

Studio norvese fondato da Kjetil Trædal Thorsen e Craig Edward nel 1989. È composto da architetti del paesaggio, designers di interni, designers grafici, ricercatori e artisti conosciuti e apprezzati a livello internazionale. I loro progetti, come la Biblioteca di Alessandria in Egitto, l’Opera House di Oslo, il National September 11 Memorial & Museum al World Trade Center di New York e il Moma di San Francisco, sono ritenuti tra i più belli di sempre.

 

 

Il progetto. I quattro studi di architettura presenteranno i rispettivi progetti il 15 settembre a una giuria d’eccezione presieduta dal professor Luca Molinari, critico e storico di architettura. La commissione sarà poi composta da Marco Settembri, CEO di Nestlé Waters; Magdi Batato, Executive Vice President Nestlé S.A; e Stefano Agostini, Presidente e Amministratore Delegato di Sanpellegrino. Entro la fine del mese, poi, Sanpellegrino annuncerà il vincitore di questa entusiasmante competizione e presenterà il progetto selezionato. Sarà possibile l’evolversi del progetto sia attraverso il sito ufficiale del gruppo, che attraverso i canali digital e social dell’azienda grazie all’hashtag #SPNewHome. Stefano Agostini, Presidente e Amministratore Delegato del Gruppo Sanpellegrino, ha così descritto l’iniziativa: «Sono particolarmente orgoglioso di questo progetto, con il quale intendiamo promuovere ancor di più la qualità, l’unicità, l’internazionalità e il territorio di origine di S.Pellegrino. Un marchio con una storia ricca e radicata nella tradizione italiana, che è espressione riconosciuta dell’eleganza, del buon gusto e dell’eccellenza del nostro Paese in tutto il mondo. Abbiamo messo in gara quattro studi di architettura di fama internazionale per progettare la casa dell’acqua minerale S.Pellegrino, destinata a diventare il biglietto da visita del nostro Gruppo e ad accogliere visitatori provenienti da tutto il mondo. Siamo convinti che questo progetto rappresenti un esempio concreto della nostra filosofia di creazione di valore condiviso, sviluppando benefici tangibili per le nostre persone, il territorio e l’economia».

 

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Un nuovo capitolo di una storia secolare. Il nuovo stabilimento costituirà un rilevante contributo per riportare San Pellegrino Terme agli anni d’oro della Belle Époque, quando la città era luogo esclusivo d’incontro per l’intera aristocrazia d’Europa. Il makeover, che vedrà protagonista lo stabilimento di Ruspino come detto, ha anche lo scopo di preparare il sito produttivo ad accogliere visitatori provenienti da tutto il mondo, come succede già da anni. Del resto la storia della Sanpellegrino, e in particolare della sua acqua S.Pellegrino, rappresentano un vero e proprio orgoglio per il territorio brembano e bergamasco più in generale. La fama della fonte locale, infatti, attirava già tra ‘700 e ‘800 membri dell’aristocrazia da tutta Europa, tanto che, vista l’affluenza di visitatori, il proprietario del terreno adiacente alla fonte, Pellegrino Foppoli, nel 1760 decise di costruire una struttura a pagamento attrezzata con sedute e vasche di legno per fruire dell’acqua, dando origine a quello che nel XIX secolo si sarebbe evoluto nel sistema termale. Nel 1842 il comune di San Pellegrino Terme decise di cedere il 75 percento della fonte a Ester Palazzolo, a condizione che la quota rimanente venisse lasciata libera per gli abitanti della zona, che avevano la possibilità di attingere all’acqua da un condotto esterno, senza dover pagare nulla. Nacque così il primo vero stabilimento termale della zona. Il potenziale economico della zona venne intuito però soltanto alla fine del XIX secolo da Cesare Mazzoni, che il 21 maggio 1899 fondò la Società Anonima delle Terme di San Pellegrino, appellativo che identificò l’azienda fino al 1970, quando divenne semplicemente Sanpellegrino. Un’ascesa continua, che ha portato il gruppo, nel 1999, all’acquisizione da parte della multinazionale Nestlé. Ancora oggi, la Sanpellegrino conta in Italia 10 siti produttivi compresa la sede centrale e occupa circa 1.850 lavoratori; gestisce marchi come Vera, Levissima, Recoaro, Panna e Pejo per un fatturato che si aggira intorno ai 900 milioni di euro.

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