Universiadi, il successo tricolore
firmato Bergamo (la Bellini su tutti)

Universiadi, un’esperienza che ha il valore di un oro. La rassegna invernale che si è chiusa a Krasnoyarsk, in Russia, e dedicata ad atleti nati tra il 1994 ed il 1999, ha lasciato qualcosa di molto più “pesante” di quanto dica il medagliere. Bergamo c’era e, come sempre, è stata protagonista. Con il capo spedizione Paolo Carminati e in pista, nel fondo, con il tecnico il clusonese Giulio Visini e con l’eccellente Martina Bellini che, nella 3 x 5 km, si è messa al collo un grande bronzo conquistato con le compagne di squadra Francesca Franchi e Ilenia Defrancesco. Un evento che ha catalizzato 3500 atleti, 1.200 accompagnatori, 3000 volontari e 5.000 operatori e che per il tricolore ha vissuto l’apice nel pattinaggio di figura con il trionfo di Matteo Rizzo, mentre l’argento è arrivato dallo slalom gigante con il piemontese Alberto Blengini.

 

[Martina Bellini con Francesca Franchi e Ilenia Defrancesco]

 

«Da orobico del Cus Bergamo – spiega Paolo Carminati – la gioia di vedere la nostra Martina Bellini sul terzo gradino del podio è stato fantastico. Ma anche il bilancio ad ampio raggio è più che positivo, visto soprattutto il livello delle competizioni. Purtroppo, a causa d’infortuni vari, non abbiamo potuto contare su atleti che ci avrebbero consentito d’incrementare il bottino. Come lo sciatore bergamasco Michele Gualazzi. In ogni caso, a prescindere dall’aspetto agonistico, quello azzurro si è dimostrato soprattutto un grande gruppo, tanto è vero che, in occasione della performance di Matteo Rizzo, erano presenti a tifare tutti i ragazzi senza impegni in gara: un italiano davanti ai russi, in casa loro. Emozioni da pelle d’oca». Un plauso anche all’organizzazione, che ha saputo curare tutto nei minimi particolari in maniera letteralmente certosina: «Ogni situazione, ogni dettaglio: la perfezione. La sicurezza, meticolosa e a tratti maniacale, ha passato al setaccio ogni bus che varcava l’entrata villaggio e ogni persona all’ingresso delle strutture. Ero convinto che questa attenzione fosse legata alla presenza del leader russo Vladimir Putin, invece è stata una costante per l’intera durata dei Giochi. Un villaggio universitario trasformato in un vero e proprio villaggio olimpico con tutti i comfort, dove sportività e amicizia hanno rappresentato Il vero spirito che lo sport deve trasmettere».

In termini di elogi, una menzione a parte per il tecnico del fondo Giulio Visini, seriano di Clusone, che ha saputo farsi apprezzare non solo dagli atleti – che hanno in lui un punto di riferimento –, ma anche da tanti colleghi: «Giulio – spiega Carminati – ha dimostrato la sua grande preparazione, tanto è vero che quelli stranieri sulla carta più preparati, inizialmente diffidenti, si sono dimostrati poi più cordiali e amichevoli complimentandosi con lui per il lavoro svolto visto che i nostri atleti avevano ai piedi sci sempre velocissimi». E tirando le somme, vengono di conseguenza anche tantissimi “grazie” che il capo delegazione rivolge a tutti i protagonisti azzurri che si sono dimostrati all’altezza in ogni frangente: «Ai tecnici dello sci alpino – sottolinea Carminati -, Omar Anzi e Mich Tentori, che hanno seguito i nostri giovani dividendosi i compiti tra ski room e riunione tecniche e soprattutto in pista. A quelli del fondo, Visini e Luca Tomasi, veri maghi delle scioline. Al Cusi che ha permesso tutto ciò, sostenendo ogni richiesta. E un ringraziamento particolare a Mauro Nasciuti, capo delegazione, ad Angelo Orsillo, segretario onnipresente, Michele Ventura, aiuto tecnico di livello, e al medico Davide De Licio. Un grazie speciale alla mia federazione, la Fisi, e al suo presidente Roda che mi ha consentito tutto ciò e mi ha sostenuto nelle scelte degli atleti mettendo a disposizione non solo materiale ma anche tecnici delle squadre nazionali. E, dulcis in fundo, un pensiero a tutti gli atleti, sempre concentrati per ottenere il massimo sia dal punto di vista tecnico-agonistico che comportamentale».

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