Urgnano, il castello dei Conti Albani
dove il Medioevo vive ancora

Grazie alle Giornate castelli aperti, sette Comuni della pianura bergamasca, ogni prima domenica del mese, aprono congiuntamente le porte dei loro castelli, palazzi e borghi medievali (qui il sito ufficiale). Domenica 5 luglio è l’ultimo appuntamento dell’iniziativa, inaugurata qualche mese fa. Ecco cosa scoprire a Urgnano.

 

La porta nord, il Mastio, è certamente l’ingresso più suggestivo al castello di Urgnano: entrate da qui, perché il suo portone monumentale, con le due ali merlate simili ad un abbraccio, vi indicherà la strada, alla scoperta di un luogo pieno di sorprese.

Una lunga storia. Già attestata come castro in un documento del 1016, la Rocca di Urgnano fu ingrandita e fortificata nel periodo visconteo, a partire dai primi lavori di completamento imposti da Giovanni Visconti nel 1354. Durante il dominio veneziano fu data in feudo a Bartolomeo Colleoni, immancabile protagonista della storia bergamasca, che a sua volta la vendette ad Abondio Longhi, suo segretario; passò quindi nelle mani della famiglia Albani fino a quando, dopo alterne vicende, divenne di proprietà del Comune.

Dall’esterno all’interno. Esternamente si presenta come un tutt’uno armonico e coeso: una classica pianta quadrangolare, le due imponenti torri di accesso, una torretta d’appoggio nello spigolo nord-est (l’unica rimasta delle quattro originarie), gli apparati difensivi a sporgere. Il tutto racchiuso da massici muri a base scarpata, il cui fitto tessuto di mattoni conferisce un’imponenza compatta. Insomma un castello dall’aspetto solido, inespugnabile.

Superato il Passaggio degli affreschi, camminamento interno di raccordo tra il Mastio e la torre sud, si entra nel vivo del castello, giungendo all’androne. Nella sua volta a crociera sono affrescati gli stemmi delle nobili casate che si sono avvicendate nella storia del castello: ciascuna ha lasciato la propria traccia, modificando e ampliando gli edifici e segnando con il proprio gusto le decorazioni delle sale. L’elegante scalone che conduce ai piani superiori è dominato dal ritratto scultoreo di Gian Girolamo Albani, che acquistò la Rocca nel 1539, sovrastato dallo stemma della sua facoltosa famiglia che governò le sorti del maniero fino alla seconda metà dell’Ottocento.

Il primo piano a cielo aperto. Quando ci si affaccia al primo piano si ha un immediato colpo d’occhio sulla parte interna del castello. Le fortificazioni più antiche convivono, sul lato occidentale, con il cortile cinquecentesco (rinnovato in età neoclassica), nel quale si specchiano i due porticati gemelli ionici, e, a oriente, con il giardino pensile, uno degli ultimi tasselli della trasformazione del luogo da roccaforte militare a villa signorile. Immerse nel verde, curiose sculture ci accompagnano nella visita con sguardo beffardo: sono nani dalle espressioni caricaturali e dai gesti irriverenti, forse raffiguranti i vizi dell’uomo, manifestazione di quel gusto per il grottesco tipico del Settecento.

Le sale interne. La visita procede negli spazi interni, seguendo un percorso quasi a spirale che conduce sempre più in alto, fino al luogo più recondito e sicuro della rocca.

La Sala dei satiri si affaccia direttamente sul giardino e deve il suo nome agli esseri antropomorfi che, appollaiati su finte volute in marmo sotto la travatura, osservano i visitatori dall’alto con i loro corpi rosso fiammante. Le pareti della sala, originariamente divisa in due spazi, testimoniano meglio di ogni altra le stratificazioni storiche: una semplice decorazione a bande bianche e rosse, la più antica; una di probabile fattura cinquecentesca (si intravede un lacerto raffigurante torsi nudi maschili); infine la complessa quadratura rococò, datata 1735, assai rovinata dalle martellature realizzate per far aderire gli intonaci sovrapposti in periodi successivi.

Attraversando la Sala Rossa, sovrastata da un massiccio soffitto ligneo, si passa alla Sala delle grottesche, che presenta un organico ciclo di affreschi in ottimo stato di conservazione. L’ariosa e leggera decorazione a grottesche, diffusasi in Italia a seguito della scoperta della Domus Aurea a Roma, vide anche a Bergamo una particolare fioritura: dalla metà del Cinquecento la nobiltà locale prese a decorare i suoi palazzi con cicli profani di questo tipo, aggiornandosi sulle novità artistiche più recenti. Il calligrafico repertorio di esseri ibridi e mostruosi, racemi vegetali, puttini, frutta e nastri riempie, in modo simmetrico eppure estroso, le campiture geometriche bianche: al loro centro dominano le principali divinità olimpiche, disposte sotto delicati archi trionfali. Il fregio superiore, dove spicca la data 1590, è occupato da riquadri narrativi, forse ispirati alle Fatiche di Ercole e alle Metamorfosi di Ovidio.

Al piano superiore, superata da Sala degli ovali, decorata con scudi gentilizi e raffigurazioni di alcune proprietà Albani (tra cui si riconosce la stessa Rocca di Urgnano), si passa ad un altro spazio di rappresentanza, la Sala degli stemmi, la più ampia e importante del castello. Qui si amministrava la giustizia al cospetto di stemmi araldici dipinti sulla sommità delle pareti, alternati a scene di paesaggio, e ai quadri e ai ritratti che dovevano campeggiare nelle finte cornici in stucco.

Sulle mura. Da quel che resta del camminamento di ronda, collocato sul perimetro orientale, si ha il pieno controllo sia della parte interna del castello sia del borgo e delle aie. Avanzando sulle mura come le guardie che nel medioevo scrutavano l’orizzonte temendo l’arrivo di ospiti indesiderati, si sale nel Mastio, il cuore della rocca. La tradizione tramanda che in una piccola sala voltata soggiornò, sotto la protezione di Gian Domenico Albani, fra Michele Ghislieri, futuro papa Pio V. Il frate domenicano, a Bergamo nel 1550 in veste di inquisitore, riuscì a scappare in extremis da un tentato omicidio, trovando rifugio proprio a Urgnano.

Il fossato, le aie… e la festa. Ma la visita alla Rocca Albani non finisce qui. Non si può mancare di dare un’occhiata al fossato che, venuta meno la sua funzione difensiva, è stato impiegato come un laghetto privato, dotandolo di un piccolo approdo in pietra bianca. Oggi nei suoi spazi erbosi l’associazione Promo Urgnano, da più di vent’anni impegnata nella valorizzazione e nello studio della storia urgnanese, organizza tornei e giornate in costume. Nelle aie adiacenti, invece, si tiene l’annuale Festa in Rocca: a ridosso delle mura fortificate e accanto alla cappella della famiglia Albani, che si erge ai margini del cortile dell’antica fattoria, quest’anno la manifestazione spegne 35 candeline, vincendo il primato fra quelle più antiche della bergamasca. [Per info, qui]

[Photo credits: Arianna Bertone]

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