Vesuvio, un’eruzione di sapori
che ha inondato il Borgo d’Oro

Foto di Sergio Agazzi

 

«Dai fermatevi! Facciamo due spaghetti aglio e olio». Così è accaduto la settimana scorsa quando abbiamo incontrato Salvatore e Teresa Ferrara, i proprietari del Ristorante-Pizzeria Vesuvio, storico locale, da quasi cinquant’anni nel Borgo d’Oro. Dopo due ore di parole, aneddoti, ricette, il meglio è accaduto davanti a un piatto di spaghetti. Un pranzo semplice e improvvisato, come accade nelle case dove spesso il posto a tavola è aggiunto ancor prima dell’arrivo dell’ospite, dove la tavola favorisce il dialogo in libertà tra amici. Salvatore si sente a suo agio proprio a tavola e il racconto si fa più intimo. Parla piano con gentilezza, ascolta con attenzione e sorride con gli occhi, mentre Teresa, in abito giallo, curiosa e vivace, continua a lavorare avvicinandosi di tanto in tanto per accertarsi che tutto sia a posto e buttando lì qualche battuta sagace.

 

 

Il ristorante venne aperto nel 1970 su proposta del padre Giovanni, ma con la spinta decisa di mamma Filomena. «Voglio solo farmi una bella casa», questo era il suo desiderio, per sé e per i suoi sei figli. Lasciarono Tramonti – borgo della Costiera Amalfitana in provincia di Salerno – e si trasferirono con coraggio a Bergamo per aprire una nuova attività, senza alcuna esperienza ma con la certezza di poter contare sulla forza lavoro dei figli. Quando chiediamo loro cosa ne pensassero, Teresa sorride serena e dice: «Ci siamo arresi!», e questo “arrendersi” pare contenere uno straordinario quanto istintivo atto di fiducia verso la vita. Una volta giunti a Bergamo è la signora Filomena, decisamente dotata di audacia, la vera imprenditrice di famiglia. «Ma papà era sempre presente – aggiunge Salvatore – e il suo sguardo bastava per farci rispettare le regole, anche quelle non scritte». Tutta la loro vita si è sviluppata negli spazi del ristorante: qui hanno imparato tra mille sbagli, qui hanno conosciuto i propri compagni e compagne di vita e, come dice Teresa ridendo, «al Vesuvio ci si fidanza a domicilio». Al Vesuvio prevalgono la cucina mediterranea con piatti di pesce e della tradizione e, naturalmente, la pizza napoletana. Furono proprio i pizzaioli di Tramonti a esportarla nel Nord Italia dopo gli anni ’50, emigrando in cerca di fortuna. A Tramonti la tradizione della pizza ha origini antichissime ed è legata alla produzione del pane nei forni domestici. Con lo stesso impasto, fatto in origine con farina di cereali, veniva preparata una schiacciata da mangiare appena sfornata. Successivamente si iniziò a condirla con pomodoro, origano e acciughe.

Alfonso, fratello di Salvatore, Teresa e Luigia (anche lei impegnata al ristorante), ha dedicato gran parte della sua vita alla panificazione e oggi, al ristorante, viene servito solo il pane fatto in casa. Salvatore ricorda che a Bergamo la prima vera innovazione fu quella di sostituire il burro con l’olio d’oliva e che oggi il punto di forza e d’identità del ristorante sta nell’utilizzo di materie prime di eccellenza che, una volta preparate, lo diventano ancora di più. Però gli ingredienti magici per far bene sono poi quelli del cuore: «Lavoriamo tutti con impegno, amore, educazione e rispetto per tutti. Se sei educato, ti perdonano tutto. Abbiamo lavoratori di diverse nazionalità e culture, e a loro chiediamo puntualità e rispetto, come si fa in famiglia. I clienti che ci scelgono ci assomigliano», sottolinea Salvatore. E Teresa incalza: «Noi ci affezioniamo facilmente, sono sempre più le cose belle di quelle brutte».

Tra prime, seconde e terze generazioni, la famiglia ormai conta circa quaranta persone. I figli hanno preso strade diverse (chi ha studiato Giurisprudenza, chi Filosofia), ma quando il ristorante chiama, tutti rientrano a dare una mano. Natascia, figlia di Teresa, nata e cresciuta nel Borgo, aggiunge che le fatiche sono sempre ripagate da chi da anni torna per vivere un po’ di questa casa. Ci viene da chiedere come si faccia a non litigare all’interno di una famiglia così numerosa che lavora a stretto contatto, ed è ancora Teresa, con la sua saggezza, a dare la risposta: «Certo che si litiga. Poi ci beviamo un caffè e torna la pace».

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