Via Quarenghi, la più giovane
la più viva e la più colorata

È la via più giovane e più ricca di bambini di Bergamo. Lo scorso anno si ebbero dieci nascite, i bambini e ragazzi da zero a quattordici anni sono 152, oltre il 16 per cento della popolazione della via. Per confronto, si consideri che una via “bene” della città come la via Garibaldi conta 361 abitanti: i ragazzini sono 29, ovvero circa il 7 per cento. E allora cerchiamo di scoprirla questa via Quarenghi.

Il caffè. «Perché abbiamo messo il nostro laboratorio di caffè in questo posto? E dove potevamo metterlo se no? Qui c’è tutto il mondo, c’è tutto il Sud del mondo…». Sonia Valli è titolare della bottega del caffè che si trova all’inizio della via. «Noi ci troviamo benissimo in questo punto della città, qui ci sentiamo parte del mondo, qui passano persone di tutti i colori. Non abbiamo mai avuto nessun tipo di problemi. Con l’attività cerchiamo di portare avanti un discorso di qualità; siamo partiti da tre anni, siamo il primo laboratorio-scuola di caffè in Italia; abbiamo diviso la bottega in quattro zone: la torrefazione, l’accademia per gli addetti ai lavori, il luogo degli assaggi e il coffee shop, il negozio vero e proprio per chi vuole acquistare i prodotti. Abbiamo anche dei clienti stranieri della via, non ci sono mai state difficoltà. Guardi, un giorno un mio amico ha perso l’iPhone nella via, gli è scivolato dalla tasca andando in moto… lo abbiamo cercato, mi ha notata un signore di colore che conosco, mi ha chiesto che cosa stessi facendo. Venti minuti dopo ci ha riportato il telefono: lo aveva trovato un ragazzo di per strada. Non ha voluto nemmeno la ricompensa. Qualche punto critico c’è, in fondo alla strada, in via San Giorgio dove si trovano i distributori automatici. Mi chiedo: perché quel posto – visto che tutti sanno cosa succede – non lo chiudono?».

 

 

L’Hermitage. Via Quarenghi è sempre stata un posto colorito, vivace, popolare. A Quarenghi è dedicato anche il bar dell’angolo, l’Hermitage di Beppe e Davide Cambianica e di Ornella Pesenti, nella sala un grande quadro che riporta uno dei bellissimi edifici neoclassici progettati dal bergamasco. Dicono i titolari del bar che il lavoro va bene, che «Noi di norma chiudiamo alle 21, ma teniamo aperto fino a tardi in certe sere, ma devo dire che non abbiamo avuto mai nessun problema, ci sembra che per questa parte della via ci sia un pregiudizio».

Il parrucchiere. Mauro Betelli dal 1969 fa il parrucchiere qui, nella via Quarenghi che dal semaforo di via Palazzolo scende fino a via San Giorgio. «La via è popolata soprattutto da persone straniere, ma devo dire che si sta bene, che l’emergenza di qualche anno fa è superata. Oggi la via è colorata, particolare, vivace. Anche migliorata rispetto agli Anni Settanta quando eravamo tutti italiani e bergamaschi, ma si vedeva di tutto, dalla prostituzione femminile a quella maschile… e altro. Possiamo migliorare, certo. Soprattutto sarebbe importante che i bergamaschi tornassero ad abitare in questa via, che si evitasse di creare un’isola di soli stranieri».

 

 

Il farmacista. Severino Frizzi è il farmacista della via, la sua famiglia è qua dal 1914. Riprende il discorso della popolazione: «I bergamaschi si sono formati un pregiudizio. Non è che problemi non esistano, specialmente nelle sere dei fine settimana, ma si tratta di sudamericani che eccedono nel bere, delle bottiglie di birra lasciate per strada, in qualche litigio nei cortili. A proposito, pochi lo sanno, ma i cortili di via Quarenghi sono bellissimi. Il fatto è che la popolazione italiana è invecchiata, tanti sono morti, e non c’è stato un ricambio. È importante che invece i giovani bergamaschi tornino qui, che approfittino dei prezzi bassi delle case».

L’abitante impegnato. Una via speciale, una via non facile, ma viva, una strada che in senso umano può arricchire i suoi abitanti. Per le famiglie giovani sarebbe un laboratorio. Non soltanto del caffè. Giorgio Bosisio è un abitante della via: «Ci sono chiari e scuri, la convivenza non sempre è facile, ma ci lavoriamo. Qui ci sono quasi mille persone, è una delle poche vie del centro di Bergamo dove nascono ancora dei bambini, lo scorso anno ne nacquero dieci. Io do una mano al doposcuola dell’oratorio di San Giorgio, accogliamo ogni giorno più di cento bambini e ragazzi di scuole elementari, medie, qualcuno anche delle superiori. C’è molto da fare, siamo una quindicina di volontari, ci vorrebbero forze nuove. Con alcuni gruppi il dialogo cresce bene, per altri invece è un problema, per esempio cinesi, indiani, cingalesi sono molto chiusi, prendono quello che gli dai, ma non si aprono a una vera relazione».

 

 

Il negozio La Giacca. Cristina Redondi è la sorridente titolare del negozio La Giacca che vende camici, divise, tute da lavoro, grembiulini scolastici e via dicendo. Spiega che anche per lei la coesistenza di tanti gruppi di diversa nazionalità è positiva. «Io lavoro con molti di loro che fanno i cuochi e gli aiuto cuochi, per esempio, o gli operai o le colf nelle case dei ricchi bergamaschi. No, non abbiamo nessun problema. So che delle difficoltà ci sono nei fine settimana, alla sera e verso il fondo della strada. Ma via Quarenghi non è di certo il Bronx: penso che questo sia un pregiudizio di tanti bergamaschi». Un pregiudizio che ha un fondo di verità.

L’abitante scettica. Lo dice Antonella Milesi, residente: «Alcuni abitanti bergamaschi “superstiti” sono arrabbiati, la situazione, in effetti, non è facile soprattutto nella parte più bassa della via, verso l’incrocio. Abbiamo ottenuto il presidio dei vigili, anni fa, ma è raro vederli in giro, di norma se ne stanno nel loro ufficietto. Invece vederli camminare nella via sarebbe una buona cosa».

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