A scoprire il Castello di Valverde
Un viaggio nel tempo in piena città

Le tre anime della nostra città – i colli, Città Alta e il centro piacentiniano – sono magicamente in fiore grazie alla primavera e a quel clima soleggiato che ha regnato incontrastato fino ai giorni scorsi. Terminata la stagione sciistica con l’ultimo week-end utile per inforcare gli sci, vien già voglia di proiettarsi verso i laghi se non addirittura al mare o nei boschi di montagna. Prima di migrare verso lidi lontani, però, proponiamo di dedicare alcuni fine settimana anche ai nostri dintorni, che se conosciuti possono senza alcun dubbio stupire e regalarci scorci di inattesa bellezza: dal Parco dei Colli, che l’ambisce molti Comuni posti all’imbocco delle nostre valli, fino ai boschi prossimi alla Città Alta, senza dimenticare le scalette che tagliano colli, i terrazzamenti e i passaggi storici che offrono, in molto casi, uno spettacolare panorama sulle vallette di Astino, Castagneta, Valverde e Valtesse.

 

 

Una delle possibili passeggiate, probabilmente poco nota ai più, interessa il rione di Valverde, ricco di boschi, sentieri e interessato dallo scorrere del torrente Morla, che profila la Greenway, ovvero la ciclopedonale cittadina più apprezzata dai bergamaschi. In questo cammino si potranno scorgere antichi edifici medioevali risalenti al primo nucleo urbano datato X-XII secolo, come i resti poco visibili di un ospedaletto con il suo piccolo oratorio dedicato a San Bernardo legato fino alla fine del Quattrocento alle monache di San Tomè in Almenno San Bartolomeo, poi sostituito dall’attuale chiesa parrocchiale giunta alla sua seconda riedificazione. Per questo giro si parte dal sagrato della chiesa parrocchiale di Castagneta e, scendendo lungo via Beltrami, si imbocca sulla sinistra un sentierino laterale non indicato, che in pochi metri proietta nel sottobosco di Valverde, incredibilmente integro e a tratti incantato. Il percorso è intersecato dal mormorio di un rigagnolo, ma è comunque agibile e in una mezzoretta scarsa si costeggia il torrente Morla e alcuni edifici dall’aspetto antico. Le vie d’acqua rimandano a quando a Valverde si lavavano i panni per i nobili o per i locali del centro storico: ritirati dalle lavandaie o dai commessi il lunedì, venivano inseriti in un mastello ricoperto da un tessuto a trame fitte, inondato di cenere da brace e di acqua calda, per poi essere stesi, asciugati e riconsegnati il venerdì successivo. Raggiunta via Valverde (dal nome del suo torrentello), costeggiando il tratto cittadino più settentrionale della Greenway, in pochi minuti si è in via Maironi da Ponte e, quindi, alla chiesa parrocchiale di Santa Maria, nota per i macabri esposti esclusivamente nel mese di novembre di ogni anno.

Da qui si risale la curva e si sceglie se inerpicarsi lungo il sentiero del Roccolino, segnalato da debita cartellonistica, o proseguire fino alla Porta di San Lorenzo/Garibaldi: nel primo caso è nuovamente bellissimo perdersi in pochi minuti nella natura e lambire i baluardi delle Mura veneziane di Valverde e di San Lorenzo fino a sbucare sulle vie Roccolino (dal nome di un roccolo di proprietà Roncalli) e Beltrami, mentre nel secondo si torna in Castagneta da via Boccola e di nuovo da via Beltrami. Un’ulteriore alternativa è risalire via Sotto le Mura di Sant’Alessandro e portarsi fino in San Vigilio, oppure procedere per Colle Aperto. In ogni caso, qualunque percorso si scelga, una sosta d’obbligo la merita un edificio forse poco noto o passato in sordina fino a qualche tempo fa, la cui memoria la si rinveniva solamente nei volumi di storia locale o nelle catalogazioni di vile o giardini, così come nelle note storiche dedicate alle Mura. Stiamo parlando del Castello di Valverde, nascosto da un sistema arboreo fitto che costruisce attorno una fitta cortina verde, raggiungibile dopo l’ultima curva a gomito poco sotto Porta San Lorenzo/Garibaldi. L’edificio è stato adibito a B&B da qualche tempo ed è rinato grazie alla sua giovanissima e intraprendente proprietaria, diretta discendente dell’ultimo casato che lo ha rilevato, che oltre alle spiccate doti di marketing e di comunicazione tiene molto alla dimora di famiglia, come è naturale che sia; per cui, oltre all’ospitalità ricettiva, al Castello di Valverde si possono anche organizzare eventi per ogni ricorrenza, così come serate a tema o in costume. L’amore e la cura del dettaglio stanno restituendo al suo antico splendore una residenza che da maniero medievale – rivellino dell’antica porta medioevale di San Lorenzo e al contempo del guado del torrente Morla in Valle di Tezze (l’odierno rione di Valtesse), in pratica la porta settentrionale per l’accesso dalla Val Brembana a Bergamo – è divenuta nel 1585 la residenza rinascimentale del capitano veneziano Paolo Loredan proprio per vigilare la chiusura del cantiere delle Mura veneziane all’altezza del baluardo della Fara.

Superati i cancelli, non si può non notare la foresteria, che le fonti sostengono sia stata in gran parte progettata dal grande architetto Giacomo Quarenghi (1744-1817), mentre proseguendo un vasto canneto conduce al viale alberato che porta all’ingresso monumentale: i due piloni in arenaria, di cui uno privo della statua che lo sovrastava, anticipano la prima porzione di giardino, disseminata di fusti e di capitelli di colonne appartenenti alle varie edificazioni dei corpi di fabbrica, che nei secoli ha visto succedere le famiglie degli Avogadro, dei Mascheroni, degli Olmo, dei Medolago, dei Mangili fino ai Cattaneo. Varcato l’ingresso, nella cui chiave di volta campeggia lo stemma dei Medolago, l’androne conduce alla cappella interna e alla grande corte porticata e loggiata su tre lati, decorata con motivi geometrici e da oculi, in cui vi sono inscritti busti di imperatori romani, re, pontefici o personaggi di pregio in omaggio alla vetusta storia del luogo. Le decorazioni a tempera risalgono alla fine degli anni Venti del secolo scorso e sono del decoratore Giarin, mentre i lavori di adeguamento strutturale furono commissionati dall’allora proprietario Achille Cattaneo all’architetto Loglio. Salendo al primo piano, anche il loggiato presenta decorazioni a tempera dal gusto più decorativo e lezioso, con colonne scanalate e rastremate, ghirlande e mazzi di fiori insieme a fregi bicromi fitomorfi e zoomorfi di un certo pregio. La vista spazia sulla corte interna interessata da un grande pozzo le cui specchiature riportano stemmi nobiliari.

Le diverse sale, dislocate lungo il piano terra, hanno mantenuto il fascino di un tempo, lasciando a vista oggetti e quadri di famiglia proprio a pochi passi dai tavoli su cui gli ospiti del B&B consumano la colazione o la merenda; le pareti presentano fregi e decorazioni similari per tavolozza e per gusto a quelle del cortile, mentre uno dei saloni d’onore è interamente rivestito da un ciclo narrativo dedicato all’eroe mitologico Achille ad opera del pittore Antonio Crespi. Tutt’attorno all’edificio corrono porzioni a prato e spalti terrazzati, oltre a un giardino pensile, ma lo stupore maggiore lo si ha quando la vista spazia e si perde fino al tratto orientale della Greenway, che nello sky line di Bergamo ora include anche la presenza di questo storico edificio, ancora tutto da scoprire.

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