Visita alle scalette di Bergamo
(una ad una, e con le foto)

Le scalette di Bergamo sono tra le più belle peculiarità culturali e paesaggistiche della città. Acciottolate e fiancheggiate da muretti, talvolta a secco, erano percorse dai contadini, che le usavano per spostarsi da un terrazzamento all’altro, e dagli abitanti di città che, intenti nello svolgimento degli affari, desideravano raggiungere più velocemente la loro meta. Ancora oggi, le scalette conservano una sorta di doppia “anima”, in cui il grigio della pietra e delle vie urbane si concilia con il verde degli orti e dell’area rustica. Le Scalette che si dipanano nella zona di Bergamo circostante il Parco dei Colli, in particolare, hanno fatto parte delle Vie del Verde, uno dei percorsi inaugurati lo scorso anno in occasione di Expo. Iniziamo da qui il nostro viaggio.

 

Le scalette “rurali”

Il circuito rurale delle scalette comprende alcune delle strade gradinate più note. Partiamo dal Castello di San Vigilio, l’imponente fortilizio a cui si accede da via San Vigilio, un “affluente” di via Sudorno. La salita è piuttosto ripida, ma fortunatamente non è lunga: parafrasando ciò diceva il saggio Epicuro, non bisogna avere paura della fatica del cammino, perché dura poco (almeno in questo caso). Chi volesse evitare la salita a piedi, può comunque avvalersi della funicolare che, costruita nel 1912, rappresenta un pezzo di storia di Bergamo. Il Castello si erge poco distante dalla stazione superiore della funicolare ed è abbracciato da un parco ben tenuto. Ai gloriosi tempi della Serenissima, l’edificio svolgeva un ruolo di difesa molto importante. Dall’alto degli spalti, i soldati della Repubblica veneziana scrutavano infatti l’intero territorio della Valle Brembana e potevano spingere lo sguardo fino alle Alpi Orobiche. Persino ai giorni nostri, chi si approssimi a uno dei suoi quattro robusti torrioni non può fare a meno di provare una vertigine reverenziale. Forse non tutti sanno, però, che il castello esisteva già da prima del Leone di San Marco e delle Mura Venete: l’originario nucleo fortilizio risale infatti all’alba del Medioevo (VI secolo) e in seguito alloggiò una comunità religiosa (IX secolo), prima di tornare a servire come edificio militare.

Via alle Case Moroni

Da via San Vigilio a via San Sebastiano la strada procede pianeggiante e silenziosa, fiancheggiata da case e muri in pietra, tra le cui connessure hanno messo radici fiori dai colori sgargianti, che a colpo d’occhio sembrerebbero essere orchidee selvatiche. A un certo punto di via San Sebastiano inizia via Alle Case Moroni, la prima delle scalette di Bergamo di cui ci occupiamo. Il nome della via è probabilmente già noto ai più, ma ci pare utile ricordarlo, soprattutto per i lettori di fuori provincia. I Moroni sono una delle antiche casate bergamasche, la cui nascita risale al Trecento. Famiglia di illustri ingegneri e di architetti, diede i natali anche al celebre Giovan Battista Moroni. La via inizia come sentiero sterrato e si estende tra orti coltivati e giardini fioriti di rose e iris. Solo in alcuni punti diventa una vera e propria scaletta: negli anni passati alcune zone del percorso sono state chiuse e da allora sono rimasti, forse a memoria imperitura, i segnali di divieto d’accesso. Oggi il sentiero è interamente percorribile, ma forse sarebbe meglio che venissero tolti i cartelli. Anche se, posti ai lati della via, comunicano una sensazione di precarietà e di pericolo che interferisce con la serenità del percorso.

Oltre alla vista sul Parco dei Colli, la via dei Moroni offre un’altra perla, purtroppo trascurata. Parliamo ovviamente di Ca’ Moroni, cascina risalente alla fine del Quattrocento, dotata di un porticato a pian terreno e di una loggia superiore scandita da otto arcate a tutto sesto. Nel cortile interno, elemento caratteristico di tutte le cascine, si trova una vera di pozzo (cioè balaustra) risalente al Cinquecento. La Casa era anche usata come osteria ed esibiva un ramo d’albero (una frasca) sopra l’architrave della porta. In questo modo i contadini-osti davano il benvenuto ai viandanti e li invitavano ad entrare (allo stesso modo nei paesi dell’America del Sud si usava, e forse usa ancor’oggi, porre pagnotta e agave sopra l’ingresso delle case). Dal 6 ottobre 1971 la Cascina è stata affidata alla tutela dello Stato, in quanto Bene culturale della città di Bergamo. Lo attesta un decreto del Ministero della Pubblica Istruzione, in cui viene nominato anche il proprietario della cascina, il colonnello Carlo Moroni. Nonostante la riconosciuta importanza artistica dell’edificio, tuttavia, la sua conservazione è stata completamente e malauguratamente trascurata. Proseguendo lungo via delle Case Moroni, si giunge in via Monte Bastia e quindi, con un percorso “ad anello”, si ritorna su via San Sebastiano. Il tragitto descritto è lungo all’incirca un chilometro ed è percorribile in un’ora di cammino. Prevalentemente pianeggiante, è una meta ideale per le gite domenicali e festive.

Scalette dello Scorlazzone

Ci si conceda ora di tornare per un istante alla Funicolare di San Vigilio e da qui procedere verso Via Sudorno. Ecco aprirsi davanti a noi le scalette dello Scorlazzone, nome curioso che risale probabilmente al sostantivo dialettale scorlas, vale a dire «castellazzo» (evidente è il riferimento al castello di San Vigilio), oppure «machete», strumento che i contadini usavano per liberare la via dall’intrico dei rovi. Chi imbocca le scalette da Via Sudorno nota che l’inizio della strada è piuttosto ampio, ma ben presto si restringe in una via gradinata fiancheggiata da muri spesso trapuntati da rami di sambuco e di altre piante. Il CAI, che ha fortunatamente “adottato” le scalette di Bergamo, ha posto al principio di ognuna di queste un cartello in cui è indicata la lunghezza del percorso, il dislivello e le strade collegate dalla via: veniamo così a sapere che lo Scorlazzone è lungo 362 metri, presenta uno dislivello di 77,5 m e collega via Sudorno e Borgo Canale.

Scaletta delle More

Su questa strada dà anche la scaletta delle More, breve ma alquanto faticosa, per chi la percorra in salita. Una particolarità che la distingue dalle sue altre “sorelle” è costituita dal celebre «sottopasso con balcone fiorito», una descrizione che non stonerebbe come titolo di un quadro. E in effetti, l’arco dolce che sostiene il balcone, una sorta di calmo singulto della pietra, è coronato da vasi di erbe e fiori che promettono di sbocciare presto. Per il momento, un unico geranio rosso è la primizia che si offre alla vista di chi passa.

Abbiamo già menzionato Borgo Canale, nome che richiama alla memoria il luogo natio del musicista Gaetano Donizetti. Ciò ci legittima, in un certo senso, ad abbandonarci a un breve excursus su altri due edifici storicamente rilevanti che punteggiano i dintorni. In Via Sudorno si trova infatti il Tempio dei Caduti, la cui costruzione iniziò già nel 1915, anno in cui l’Italia entrò in guerra. C’è poi il Monastero di Astino, fondato nell’XI secolo, un luogo dalla triste vicenda, ora (finalmente) restituito ai suoi fasti. Tra Settecento e Ottocento, infatti, il luogo di culto fu convertito in un manicomio e poi usato per attività agricole. Negli anni Venti del secolo scorso è stato venduto a privati e, attraverso diversi passaggi di mano per nulla rispettosi del suo valore, è finito sotto il controllo di un’agenzia immobiliare. Sarebbe dovuto diventare un centro golfistico. Adesso, la rinascita.

Scaletta dello Scorlazzino e via San Martino della Pigrizia

Ritornando al nostro percorso tra la pietra e il verde, alla fine dello Scorlazzone inizia, quasi senza soluzione di continuità, la scaletta dello Scorlazzino, “fratello” minore dal tragitto meno lungo, anche se di poco (345 m contro 362 m). La vista si allarga sui colli e sul centro della città: lo Scorlazzino non è chiuso tra muri, ma da bassi muretti fiancheggiati da siepi curate di viburno e di gelsomino. La Scaletta sfocia (o inizia, a seconda del senso di percorrenza che si sceglie) su via San Martino della Pigrizia, altra strada che custodisce un percorso gradinato. I non esperti non possono fare a meno di chiedersi il motivo di tale nome e perché mai gli antichi nomenclatori della toponomastica abbiano voluto tacciare di un simile difetto il santo. In realtà, il termine Pigrizia si riferisce alla conca vicina al monastero di Astino, luogo ombroso in cui la terra è “pigra”, cioè stenta a produrre messi abbondanti e costringe perciò i contadini a lavorare con più energia per ottenere buoni frutti. A proposito di Via Astino, non possiamo scordare la scaletta di Ripa Pasqualina, così chiamata dalla famiglia dei Pasqualini, antichi proprietari delle rive di prato che si estendono ai lati della stradicciola pietrosa. La scaletta, altro fiore all’occhiello dei percorsi “rurali”, è rimasta chiusa nel 2011, ma oggi è di nuovo percorribile. Collega via Astino a via degli Ortolani, a sua volta a sua volta connessa da una scaletta a via Fontanabrolo.

Scaletta del Paradiso

Fontanabrolo, di origine medievale, congiunge l’antico cuore rurale di Bergamo a quello urbano. La prima delle scalette che si trovano “aldiqua” di via Fontanabrolo è però ancora immersa nel verde, quasi a segnare un passaggio graduale tra le due aree di Bergamo. La Scaletta del Paradiso, infatti, si snoda dolcemente su un terrazzo quasi pianeggiante, percorribile in una decina di minuti. Le sue estremità si appoggiano a via Alberto Riva Villasanta e a via delle Tre Armi, che per un certo tratto corre parallela alle Mura Venete.

 

Le Scalette “urbane”

Le scalette, strette e ombrose, che s’inerpicano tra una via e l’altra sono davvero numerose. Talvolta alcune di queste vengono chiuse e riaperte, dopo vario tempo, al pubblico: è accaduto nel novembre 2014 con quella di Santa Lucia Vecchia, che ora è di nuovo agibile.

Al dedalo di scalette appartengono quella di via Cornasello, di vicolo Sant’Andrea, di vicolo Bettami, di via Contradello; c’è la Scaletta di via Aquila Nera, tra via Gombito e via Colleoni, che è due rampe di scalini interrotte da dei pianerottoli, quasi ammezzati di una casa gigantesca che coincide con l’intera città. Peculiare è la storia della scaletta del “condannato”, purtroppo non più accessibile. Posta tra l’ex di San Francesco e via San Lorenzo, alcuni la chiamano il «Ponte dei Sospiri» bergamasco. Nell’Ottocento, infatti, il convento fu convertito in caserma e poi in un carcere in cui venivano rinchiusi i patrioti, prima di essere condotti sulla rocca della città per essere giustiziati. Le scalette “urbane” più frequentate sono però quelle legate alle porte della città. Ci riferiamo alla salita della scaletta, che conduce verso la porta San Giacomo, e alla scaletta di Sant’Alessandro, purtroppo non adeguatamente curata. Alcune delle pietre che segnano lo stacco tra un gradino si sono infatti staccate, i ciottoli sono qua e là sconnessi e ci sono massi che ingombrano i lati del vicolo. La scaletta della Noca, infine, è la scaletta di Porta Sant’Agostino e collega l’ingresso della città alla splendida Accademia Carrara.

Le vie gradinate di Bergamo sono diventate negli ultimi anni anche un’occasione per fare sport. Oltre agli appassionati e agli “scalatori” solitari, sono state indette delle vere e proprie corse agonistiche, come la Millegradini e il Giro delle Scalette. Si tratta di un modo alternativo, ma certo non meno rilevante, di aggiungere valore a uno dei tanti patrimoni artistici della città. Speriamo che l’attenzione per i luoghi culturali di Bergamo, rivitalizzata da Expo, possa portare a una maggiore e perdurante cura dei punti che ne hanno più bisogno.