C’erano una volta, in Val Brembana
un castello, una regina e un tesoro

Nei pressi di Zogno, tra il borgo di Sant’Antonio Abbandonato e la Forcella di Bura e nel Comune di Val Brembilla, si trova una modesta elevazione di scarsa importanza, conosciuta dalle persone del luogo come Castello della Regina. Gli anziani del paese sanno che attorno a questa montagna ruotano storie e leggende, narrate dai nonni e poi trascritte sui libri. Leggende che narrano di regine e tesori, battaglie e condottieri. L’immaginazione di chi raccontava veniva nel tempo alimentata da versioni sempre nuove, aggiungendo particolari e talvolta nuovi “indizi”. Noi oggi ripercorriamo la storia di questa montagna. E ne scopriamo la sua leggenda.

Il Castello della Regina. La leggenda ci porta in epoca Longobarda e alle gesta della già famosa Regina Teodolinda. Si racconta che la nobile, in fuga dal suo re, fece erigere un castello sui monti sopra l’odierno borgo di Cavaglia, trovandovi rifugio con alcuni fedeli soldati e servitori. E, come ogni regina, si narra che portò con sé un ricco tesoro composto oltre che da gioielli, pietre preziose e monete, anche da un misterioso vitello d’oro. La regina della nostra leggenda non fu comunque fortunata. Tempo dopo, di fronte a un assalto di alcuni briganti, per risparmiare la vita alle sue truppe e in segno di resa si fece chiudere in una botte. Spinta poi giù dal crinale della montagna (che ora porta il suo nome), trovò la morte schiantandosi tra le rocce. Negli anni è comunque rimasto il mistero sul suo tesoro che, si dice sottovoce a Brembilla, deve essere stato sepolto nelle viscere della montagna e affidato alla custodia di diavoli e streghe. La leggenda sostiene che ogni qual volta una persona si metta alla sua ricerca, gli spiriti scatenino un violento temporale al fine di scoraggiare l’incauto profanatore. L’unico modo per spezzare l’incantesimo sarebbe quello di portare con sé un rosario da depositare nel luogo in cui si pensa sia nascosto il tesoro. Solo cosi l’incantesimo verrebbe spezzato e il vitello d’oro della regina potrebbe tornare alla luce.

La storia. In realtà, il toponimo di questa montagna ha un fondamento storico molto più importante, dal quale negli anni sono scaturite le leggende che già conosciamo. Il “Gruppo Sentieri e amici della storia di Brembilla” ha svelato nella pubblicazione Il castello di Cornalba la storia di questa montagna, non solo teatro di racconti, ma vera e propria fortificazione medievale. Con il contributo di documenti storici, sono stati ricostruiti gli eventi che hanno segnato la costruzione della bastia di difesa, chiamata all’epoca “Castello di Cornalba” o “Corna Chiara”. Questa piccola rocca difendeva la valle durante le lotte tra guelfi e ghibellini nella Brembilla medievale. L’avamposto, nei successivi cinquant’anni, fu presidiato da un castellano e otto soldati, fino al 5 settembre 1403, giorno della completa distruzione da parte di duecento guelfi. In segno di vittoria, questi ultimi riportarono le porte della bastia di difesa fino a San Giovanni Bianco. Oggi a memoria di questi eventi rimangono alcuni frammenti di vasellame e frecce, ritrovati negli anni sulla cima della montagna.

Il flauto del castello. Un ritrovamento interessante è stato fatto nel 1981 dall’appassionato di cultura montana e storia locale, Antonio Tarenghi. Durante un’escursione sulla cima del Castello Regina trovò sotto una pietra di ardesia un frammento di ridotte dimensioni, identificato negli anni successivi come un osso di metatarso di capra, purtroppo spezzato e lungo poco più di sei centimetri. Un antico flauto con due fori per le dita, con diverse incisioni e segni di lavorazione, che fanno pensare a un lavoro difficile e non banale, forse opera di un pastore che, centinaia di anni fa, si trovava con le sue greggi proprio in questa zona. Analisi, compiute in anni a noi più vicini, hanno classificato il reperto tra il XV e il XVI secolo. Il flauto e altri ritrovamenti compiuti nelle vicinanze sono esposti oggi presso il museo della Valle di Zogno (fonte: Quaderni Brembani 14 – Centro Storico Culturale Val Brembana).

Come arrivare. La vetta del Castello Regina domina i pascoli e i prati sui quali sorgono i casolari di Vettarola e di Sussia Alta, patria della famosa guida alpina Antonio Baroni. Dal borgo di Catremerio (m. 988 – frazione di Val Brembilla) si imbocca il sentiero posto poco al di sopra della chiesa parrocchiale. Dopo circa mezzora di cammino raggiungiamo un valico dove, piegando a sinistra, possiamo in pochi minuti raggiungere il Rifugio dei Lupi di Brembilla e il vicino Pizzo Cerro. Noi pieghiamo invece a destra, oltrepassiamo una postazione di caccia e proseguiamo lungo la cresta del Castello Regina. La percorriamo senza difficoltà, oltrepassiamo una cascina posta nelle immediate vicinanze e con brevi passaggi tra le rocce raggiungiamo la vetta. Sulla cima, a metri 1424, troviamo una spartana croce in legno e un bellissimo panorama sui vini monte Zucco, Sornadello e Pizzo Cerro.

Conclusioni. Come spesso accade, storia e leggenda si accavallano, descrivendo in alcuni racconti la regina come una forte e valorosa guerriera e in altri come una predicatrice cattolica. Oggi dell’antica bastia non rimane quasi nulla, possiamo solo immaginare come fosse osservando la cima della montagna e dando libero sfogo alla fantasia. E, se decidiamo di raggiungerne la cima, possiamo comunque contemplare un paesaggio sulla bassa Val Brembana e la Pianura Padana che dalla cima del nostro Castello, dopo questo racconto, è ancora più affascinate.

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