Il mio sogno è dare nuova vita
ai palazzi abbandonati di Albino

I sogni appartengono all’umanità giovane, capace di proiettare nel futuro aspirazioni, desideri, progetti, non senza un buon apporto di fantasia che semplifica e fa apparire agevolmente realizzabile quanto immaginato. È più difficile sognare per gli anziani, che guardano spesso con spirito critico il mondo che li circonda e non vi riconoscono gli ideali che loro stessi da giovani avrebbero voluto realizzare. Vecchio come sono e legato affettivamente ad Albino, sento dentro di me il sogno irrealizzato che la mia città abbia un’immagine migliore in tanti aspetti della realtà amministrativa, civile ed economica, e una chiara consapevolezza della direzione verso cui camminare.

 

[Ex stabile Enel]

 

Sogno che coloro che sono stati eletti per guidare la città verso prospettive di benessere e di valorizzazione mantengano sempre fra loro rapporti improntati a un rispetto reciproco, privo da quelle manifestazioni di superiorità, disprezzo o accusa che talora hanno caratterizzato le discussioni in Consiglio comunale e gli articoli sui giornali, che hanno provocato disaffezione in tanti cittadini. Sarebbe bello che il Consiglio comunale fosse attento esclusivamente alle questioni che riguardano la cittadinanza, in ascolto delle proposte e opinioni delle varie componenti, per dare risposte improntate al bene comune e condivisibili da tutti; che non fosse la stanca liturgia di un dialogo tra sordi, che si conclude con una votazione scontata in partenza: un Consiglio di saggi, che da punti di vista diversi cercano pacatamente di comunicare la loro visione al fine di trovare le soluzioni migliori per l’oggi e per il futuro, nel rispetto e nella stima reciproca. Sogno una popolazione che cresca in senso civico per una convivenza sempre più civile. Non vorrei più vedere le nostre vie e le nostre periferie trasandate per l’abbandono di rifiuti, per la mancata raccolta delle deiezioni dei cani, per gli sgorbi degli pseudo graffitari che imbrattano i muri, per le erbacce che crescono lungo i marciapiedi perché i frontalieri non se ne curano, per gli intonaci di alcune facciate rappezzati, ammalorati o lasciati cadere. I tanti segni di incuria del proprio ambiente manifestano un sottosviluppo culturale e civico.

Sogno che si smetta di costruire nuove case in un territorio che ha centinaia di appartamenti nuovi e sfitti, dove prolificano i cartelli “vendesi”, dove vecchi edifici disabitati in centro storico stanno diventando poco per volta ruderi. Vorrei che chi amministra intraprendesse azioni incisive su alcune proprietà (Quartiere Fiorito, ex albergo Falcone, ex albergo Gandossi, S. Anna, case Honegger, ecc.) perché si avviino prospettive di recupero di questi comparti storici votati all’abbandono e al degrado. Sogno che smetta di prevalere la logica del profitto, dove quello che conta è l’economico e si perde di vista la dimensione umana: che gli affitti siano commisurati al reddito degli inquilini e non agli standard di mercato che strangolano il futuro di molte famiglie; che cessino i piccoli sotterfugi del lavoro nero o sottopagato; che cresca il rispetto delle diversità come ricchezza del nostro convivere e come risorsa per un futuro che vede gli autoctoni in rapido declino; che si consideri l’imprenditoria un servizio alla comunità per creare opportunità di lavoro per tutti e non lasciare che una parte della popolazione scada in una marginalità irreversibile per mancanza di lavoro.

La lista dei sogni, piccoli o grandi, non finirebbe mai. Ve ne sono anche di curiosi: che gli scivoli di Desenzano nei pressi della Chiesa di S. Pietro siano addolciti per evitare di far soffrire le sospensioni delle auto che vi transitano sopra; che la pavimentazione di via S.Anna leopardata da chiazze di asfalto ritorni uniforme; che i ciliegi di piazza S. Giuliano che rendono inagibili per diverse settimane le panchine sottostanti siano sostituiti da alberelli a lunga fioritura e che la fontana circolare disattivata sia trasformata in fioriera; che l’ingombrante e inutile fontana di fianco al municipio sia rimossa per dare respiro alla piazza; che lo stendardo del Moroni possa essere restaurato e reso fruibile a tutti e che i restauri degli affreschi della cappella della sagrestia parrocchiale siano finalmente portati a termine. Nel delirio dei sogni gradirei che le due case da decenni abbandonate che danno triste spettacolo di sé all’imbocco di via Carotti (ex casa Enel e quella attigua), avendo perso la speranza di recupero abitativo, salvaguardando i profili esterni delle facciate fossero trasformate in un parcheggio-garage (anche multipiano) a servizio dei residenti del centro storico.

Chiedo scusa: con i sogni mi sono spinto troppo in là ed è ora di svegliarsi. Per una Albino migliore, al di fuori di sterili sogni, è ora di rimboccarsi le maniche e, cominciando anche dalle piccole cose, che ciascuno faccia del proprio meglio.

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