Niente male questo governo
ma le notizie vengono nascoste

A volte le buone notizie sono difficili da digerire. Prendete il dato reso noto ieri dall’Istat sull’occupazione in Italia: è salita al 59%, il valore più alto da quando sono disponibili le serie storiche, ovvero dal 1977. Parallelamente la disoccupazione è scesa al 9,9%, per la prima volta sotto la doppia cifra da sette anni a questa parte. Non solo: la crescita dei dipendenti è dominata dai dipendenti a tempo indeterminato. Quindi è lavoro vero, e non estemporaneo. Da questo punto di vista il Decreto Dignità del governo giallo-verde dimostra di funzionare e di rispondere a un’offerta di occupazione reale. Bella notizia, dunque. Peccato che a leggere i giornali oggi la si trovi nascosta tra le righe…

 

 

Il maggior quotidiano nazionale la riprende a pagina 28. Il suo principale concorrente mette la notizia in apertura, ma per sottolineare che la ripresa occupazionale non riguarda i giovani (dove per altro la disoccupazione cala di un filo).
Ieri poi è arrivata un’altra notizia che fa ben sperare e che in un Paese normale dove chi fa informazione non ha un irriducibile spirito disfattista sarebbe stata ben sottolineata. Il presidente Sergio Mattarella, eretto a bandiera di tutti gli oppositori del governo giallo-verde, ha assicurato che non esistono ragioni perché l’Europa avvii una procedura d’infrazione contro l’Italia. È la misura che le tante cassandre nazionali stanno evocando da mesi e che invece a quanto pare non ha fondamento reale. Anche perché è sempre di ieri la notizia del miglioramento dei conti con un calo del deficit allo 2,04%. Conseguenza di questi fatti è che lo spread è nettamente calato, scendendo sotto soglia 230. Ma anche di questo è difficile trovar traccia. Lo spread evidentemente fa notizia solo quando spicca il volo…

 

È una curiosa narrazione quella a cui assistiamo; una narrazione ammantata di competenza (quante lezioncine sono state impartite in questi mesi dai vari editorialisti…) ma nella sostanza caratterizzata da una smaccata partigianeria. Da questa narrazione resta esclusa ad esempio una sorpresa: l’autorevolezza con cui Giuseppe Conte sta muovendosi anche in ambito internazionale. Lui dovrebbe essere un “parvenu” nel consesso di big molto più scafati di lui, invece ha dimostrato di aver imparato molto in fretta. Ad esempio nelle trattative per il rinnovo delle cariche in Europa, ha bacchettato Francia e Germania che volevano imporre la loro formazione con l’olandese Frans Timmermans nel ruolo di nuovo Commissario. Conte ha capito che l’Italia poteva fare da ago della bilancia e ha respinto al mittente la proposta, contestando non le persone ma il metodo con le quali erano state scelte. Dietro di lui tutta la “piccola” Europa ha sentito riconoscere le proprie ragioni (che ovviamente sono state raccontate come le ragioni retrive dei “sovranisti”). Conte ha fatto tutto con buone maniere e alla fine lo stesso Macron ha dovuto ammettere: «Abbiamo dato un’immagine molto negativa dell’Europa». Il maggior quotidiano nazionale ha voluto anche pubblicare una pagella con i voti a tutti i protagonisti di questa complessa trattativa, elencando promossi e bocciati. Ovviamente di Giuseppe Conte non c’è traccia. Sarebbe stata dura ammettere di doverlo inserire tra i promossi…

 

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