Un corteo contro l’ingiustizia

L’invito, rivolto a tutti, è alle 16.30 di oggi, sabato 13 aprile, al piazzale della Malpensata. “Per Claudio, con Claudio” è il titolo della marcia organizzata dalla Curva Nord per richiamare l’attenzione della gente sull’ingiustizia che vive il “Bocia”, Claudio Galimberti, escluso dallo stadio anche se la sua condanna è stata scontata e superata dal 2014. Dopo il corteo, in Piazza Matteotti, alcuni interventi.

 

«Ha sbagliato, ha pagato ma ora credo sia giusto dargli una possibilità». L’avvocato Federico Riva è uno dei legali che nel corso degli anni ha seguito Claudio “Bocia” Galimberti in tutte le vicende da stadio che lo hanno coinvolto. Lo abbiamo sentito alla vigilia della manifestazione organizzata per sabato 13 aprile “Per Claudio, con Claudio” da parte dei tifosi nerazzurri e abbiamo cercato di capire con lui perché ormai sia tempo di riaprire la porta dello stadio anche al leader della Curva.

Ci spiega cosa è successo con la sentenza di Pordenone del 2011 e l’articolo 9?

«Claudio Galimberti era stato diffidato a ottobre 2009 per i fatti relativi ad Atalanta-Catania. Il Daspo di cinque anni aveva scadenza il 5 ottobre 2014. Il 25 febbraio 2011 il tribunale di Pordenone ha emesso una sentenza di condanna di primo grado per fatti risalenti al 2006, amichevole a Pordenone tra Atalanta e Triestina, con tredici imputati tra cui lo stesso Galimberti. Abbiamo impugnato subito questa sentenza e a febbraio 2014 abbiamo discusso il provvedimento a Trieste: la Corte d’Appello ha prosciolto tutti per intervenuta prescrizione; la sentenza di Pordenone, da fine febbraio 2014, non esiste più. Parliamo di sette mesi prima della scadenza del Daspo relativo ai fatti di Catania».

Fin qui tutto chiaro.

«Copia del provvedimento della Corte di Appello di Trieste l’abbiamo depositata in Questura a Bergamo. L’articolo 9 del “decreto Amato” vieta la vendita dei biglietti “a soggetti che siano stati, comunque, condannati, anche con sentenza non definitiva, per reati commessi in occasione o a causa di manifestazioni sportive”. Come detto, il 5 ottobre 2014 scadeva il Daspo per Galimberti ma quando, nelle settimane successive, lui ha provato a fare il biglietto, il nominativo risultava bloccato proprio dall’articolo 9. Il motivo non si conosce, abbiamo chiesto in Questura per quale sentenza fosse scattata l’applicazione dell’articolo 9, ma non abbiamo avuto riscontro».

 

 

Arriva poi il giorno della “porchetta”…

«Aprile 2015, si gioca a Bergamo con il Sassuolo e Galimberti viene denunciato per l’articolo 6/bis: invasione nell’antistadio in regime di articolo 9. Ad agosto arriva la notifica del Daspo per questo fatto, non ci fu nessuna violenza nell’accesso: le immagini confermano che Galimberti ha offerto agli steward un panino con la porchetta prima di arrivare con la testa di maialino ai cancelli. La memoria non è servita: è stato ritenuto che abbia fatto invasione e quindi gli applicano il Daspo».

E avete scoperto di Pordenone…

«Nella notifica di quel provvedimento di cinque anni con obbligo di firma per un anno, tra gli altri, troviamo anche il riferimento alla condanna di Pordenone che aveva fatto poi scattare l’applicazione dell’articolo 9. Ci siamo detti: come è possibile una situazione del genere, visto che la Corte d’Appello di Trieste aveva annullato quella sentenza? Evidentemente nel sistema è stato inserita volontariamente l’applicazione di questo articolo 9: non ci sono automatismi che lo fanno, ma bisogna proprio entrare (e questo lo fa il personale della Questura) in una specifica funzione e “flaggare”, quindi confermare, questa scelta».

Da non credere.

«Attendiamo la pronuncia del Consiglio di Stato sulla sospensione del Daspo scattato per il fatto della porchetta: è stato archiviato il discorso dell’oltraggio perché il…

 

Per leggere l’articolo completo rimandiamo a pagina 9 del BergamoPost cartaceo, in edicola fino a giovedì 18 aprile. In versione digitale, qui.

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