Quello strano annuncio a dicembre...

Il crollo in borsa di Renault Si teme un altro caso Volkswagen

Il crollo in borsa di Renault Si teme un altro caso Volkswagen
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Renault come Volkswagen? È l'incredibile scenario che pare abbia cominciato a prendere corpo nel settore automobilistico. È notizia di oggi, infatti, che diversi uffici dell'azienda francese sono stati oggetto di indagini e perquisizioni, che lasciano temere che anche il brand francese possa aver agito illegalmente per quanto riguarda il limite alle emissioni. Se riguardo ai fatti tutto è ancora da verificare e dimostrare, i mercati, memori del caso Volkswagen, non hanno intenzione di venir colti da spiacevoli sorprese: il titolo della casa automobilistica transalpina, nella sola giornata odierna, è arrivato a perdere addirittura il 20 percento del proprio valore, trascinandosi dietro gli indici di numerosi altri marchi.

 

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La notizia delle indagini. Questa mattina, giovedì 14 gennaio, è rimbalzata in tutto il mondo la notizia secondo cui diversi uffici parigini della Renault sarebbero stati, nei giorni scorsi, perquisiti dalle autorità francesi. Verso mezzogiorno, dopo ore in cui i mercati hanno tenuto il fiato il sospeso, i vertici dell'azienda hanno confermato che in effetti sono state effettuate alcune indagini, il 7 gennaio per la precisione. I settori coinvolti nelle perquisizioni sono stati quelli relativi alla «omologazione e messa a punto dei controlli motori», dettaglio che ha fatto subito pensare a tutto il mondo che la vicenda possa riguardare qualcosa di molto simile ai software utilizzati dalla Volkswagen per falsificare i dati relativi alle emissioni inquinanti. Più nel dettaglio, le ispezioni delle autorità francesi antifrode pare abbiano riguardato le centraline di gestione del motore.

 

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Le centraline coinvolte. Il sospetto, secondo indiscrezioni, potrebbe riguardare il motore turbodiesel Energy 1.6 Dci offerto in due livelli di potenza (130 e 160 cavalli) che equipaggia numerosi modelli del gruppo Renault-Nissan (Renault Espace e Nissan Qashqai per esempio) ma anche vetture Daimler, come la Mercedes Classe C in virtù dell'alleanza industriale in corso tra la casa francese e quella tedesca. Da sottolineare che il 1.6 Dci monta centraline Bosch Edc17, della stessa famiglia di quelle usate sui motori Volkswagen EA 189 coinvolti nell'ormai celebre “dieselgate”. Renault, oltre a confermare le ispezioni del 7 gennaio, ha inoltre annunciato che nei prossimi giorni verranno perquisiti direttamente anche numerosi stabilimenti, segno che evidentemente qualcosa che fosse del tutto conforme alle regole era stato trovato. L'azienda ha voluto comunque negare che si tratti di problemi legati ai limiti alle emissioni, e che la cooperazione con le autorità di competenza francesi è piena. Chiose di rito, che non sono state sufficiente ad impedire che il mercato letteralmente impazzisse.

 

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Il crollo vertiginoso delle azioni e quello strano piano. Nel momento in cui le ispezioni sono state confermate, è iniziato il disastro borsistico: il titolo è arrivato a perdere il 20 percento (riuscendo poi a recuperare fino a -9, ma per dati definitivi si dovrà attendere la chiusura dei mercati), influenzando anche Peugeot (-8 percento), Fca (-9 percento), Daimler (-5,6 percento), Bmw (-4,58 percento), Volkswagen (-4,48 percento), e Ferrari (-3,8 percento). Per Renault si tratta della peggior seduta in Borsa dal 17 novembre 1994: per ora ha bruciato 5 miliardi di capitalizzazione. Oltretutto, la mente degli operatori del settore è immediatamente andata a quel curioso annuncio che proprio Renault fece in dicembre, in cui venne presentato un piano di investimenti da 50 milioni di euro per ridurre lo scarto tra le emissioni delle proprie vetture in condizioni di omologazione e in condizioni reali. Una decisione all'epoca curiosa, e che oggi, forse, comincia a dispiegare il proprio senso. Un altro aspetto da tenere in considerazione riguarda i controlli che già vennero effettuati, come da routine, negli scorsi mesi dal Ministero dell'Ecologia, dello Sviluppo sostenibile e dell'Energia (presieduto da Ségoléne Royal), che avevano certificato l'assenza di qualsiasi tipo di anomalia. Delle due, dunque, l'una: o alla fine dei conti i motori Renault non hanno nulla di illegale, oppure si tratta di qualcosa che è stato taciuto pure dal Governo. Cielo limpido o burrasca apocalittica, insomma.

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