Lo sfogo del consigliere albanese
«A Ponte siamo tanti, senza voce»

Un attestato di conoscenza della lingua italiana non inferiore al livello B1, ovvero un livello di competenza più alto rispetto a quello elementare finora richiesto. È questo uno dei nuovi requisiti che gli stranieri dovranno possedere per ottenere la cittadinanza italiana. A stabilirlo è il decreto sicurezza approvato a fine novembre in via definitiva dalla Camera. Una decisione che ha generato una certa inquietudine in Mirvjen Bedini. In particolare, al consigliere della lista Ponte al Futuro non sono andate giù quelle righe pubblicate sul numero di dicembre del notiziario comunale di Ponte San Pietro.

Nel testo di pagina 20, a firma della lista “Marzio Zirafa sindaco”, l’Amministrazione esprime la propria soddisfazione in merito ad alcuni recenti provvedimenti presi nei confronti degli stranieri: «Prima buona notizia: d’ora in avanti per acquisire la cittadinanza si dovrà dimostrare la conoscenza della lingua italiana – si legge nell’articolo –. Dopo anni di continue assurdità, la proposta dei sindaci bergamaschi, e in particolare del nostro sindaco, è stata finalmente inserita nel Decreto Salvini recentemente approvato. Seconda buona notizia: il nigeriano responsabile dell’aggressione a un agente della nostra polizia locale, avvenuta qualche settimana fa durante un controllo, è stato subito espulso e rimpatriato. Ecco, dopo i sette lunghi anni di disastri dei governi del Partito Democratico, anche queste semplici e normali cose di buon senso a cui non eravamo più abituati sembrano rivoluzionarie». Parole che Bedini ha accolto però con amarezza: «Vorrei che questa Amministrazione facesse almeno un piccolo sforzo, prima di essere contenta che si debba conoscere la lingua italiana per ottenere la cittadinanza. Del resto era già così per ottenere la carta di soggiorno, ma va bene… altra propaganda sulla pelle degli altri», ha detto durante l’ultima seduta del Consiglio comunale, proprio in quella stessa aula dove il 23 maggio del 2009 aveva ricevuto la cittadinanza italiana.

La questione sta particolarmente a cuore a Bedini che, nel volto di quegli stranieri, un po’ si rispecchia. Bergamasco d’adozione ma albanese d’origine, Mirvjen sa bene quanto il percorso per ottenere la cittadinanza italiana sia lungo e, talvolta, tortuoso. Era il 1996 quando, a soli vent’anni, lasciò Vlora alla volta dell’Italia per frequentare un corso di elettricista. Terminate le lezioni non riuscì però a convertire il suo permesso di soggiorno da studente a lavoratore e così visse per tre anni da clandestino svolgendo diversi lavoretti in nero. Poi finalmente arrivò la svolta: un lavoro fisso, una casa più grande a Ponte San Pietro e l’amore per Antonella, sua attuale moglie, conosciuta grazie all’associazione…

 

Per leggere l’articolo completo rimandiamo a pagina 25 del BergamoPost cartaceo, in edicola fino a giovedì 10 gennaio. In versione digitale, qui.

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