Sgarbi al Creberg con Michelangelo
«Bergamo annaspa nei localismi»

«La città dev’essere integra: non è che ci si mette a fare un parcheggio contro le mura di Montagnana, o di Sabbioneta». Così, Vittorio Sgarbi, esordiva lo scorso 20 luglio in uno dei suoi «fiammiferi», pillole polemiche postate come video su Youtube. Parlava del parcheggio alla Fara. E andava avanti, rivolgendosi direttamente a Gori: «Io so che sei un’anima sensibile, e non so cosa ti spinga a dover sostenere quelli che fanno per pura speculazione un parcheggio che non rientra tra le cose utili che interessano alla città». Ma, nonostante dicesse «non voglio polemizzare, sono un animo sereno e mite», e nonostante carezze verbali tipo «il Partito Democratico ha alcuni meriti, ma nulla fa demeritare come non rispettare la bellezza», concludeva il suo appello al primo cittadino parlando dei tanti interventi grotteschi a Bergamo (si riferisce anche al Collegio Baroni dell’università, in via Pignolo) e salutando cosi: «All’inferno il parcheggio, tu (Gori, ndr) salvati, stai nel purgatorio».

 

 

La candidatura politica. Ora, con il cantiere della Fara ben avviato, Sgarbi torna in città (domani, sabato 10, al Creberg Teatro) con il racconto-spettacolo dedicato a Michelangelo. L’abbiamo sentito al telefono mentre, in auto, attraversa l’Italia. Una trottola tra conferenze, programmi tivù, spettacoli, presentazioni. E campagna elettorale: il suo Rinascimento, come lista collegata a Forza Italia, l’ha portato ad essere candidato da Silvio Berlusconi al collegio uninominale di Pomigliano d’Arco, tana di Luigi Di Maio. «Ne avrei fatto volentieri a meno», ha commentato. E pensare che fino a un mese fa il critico d’arte era intenzionato a concorrere alla carica di presidente alle elezioni regionali in Lombardia, divenute molto più aperte del previsto dopo la rinuncia di Roberto Maroni. «Le sollecitazioni che mi giungono dalla base del movimento Rinascimento e dagli alleati politici – aveva spiegato Sgarbi – m’impongono di valutare questa prospettiva. La Lombardia è oggi la regione simbolo di una Italia che produce e crea ricchezza: qui è già in atto un modello di Rinascimento, anche se per le arti e la cultura c’è ancora molto da fare». Sgarbi, attualmente assessore regionale dei beni culturali della Regione siciliana, aveva ipotizzato un ticket con Parisi. Ma dopo la rinuncia alla candidatura «ridicola» (l’ha detto Sgarbi) della Gelmini e la convergenza larga sull’«inconsistente» Attilio Fontana, che con Gori condivide la «personalità evanescente», l’idea è naufragata, lasciando via libera «agli ectoplasmi».

 

 

Il teatro come mezzo di divulgazione dell’arte funziona, se c’è Sgarbi sul palco. Dopo il grande successo di Caravaggio, Michelangelo sta facendo il pienone un po’ ovunque.
«Qui c’è qualcosa di più stimolante rispetto al teatro tradizionale: l’apprendimento. Al posto di una lezione scolastica sei a teatro e piuttosto che vedere una vita di cui non ti frega niente, qui metti insieme l’utile e il dilettevole, vai a teatro e ne esci sapendo cose che non sapevi. Andare a sentire Michelangelo vuol dire sentire qualcosa che aumenta la tua conoscenza».

Una parola per definire Michelangelo.
«Non ne basta solo una. Rappresenta l’espressione della potenza dell’uomo in concorrenza con Dio. Cioè l’idea di poter dar vita, dopo che Dio ha creato il mondo, a qualcosa che arricchisce e integra quel mondo, muovendosi con la stessa dimensione generativa del Creatore. Michelangelo è un concorrente di Dio, un suo collaboratore…»

 

Per leggere l’articolo completo rimandiamo a pagina 13 di Bergamopost cartaceo, in edicola fino a giovedì 15 febbraio. In versione digitale, qui.

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