Bye bye, amazing David Letterman
Checché tu ne dica, ci mancherai

L’aveva annunciato poco più di un anno fa:

 

Adesso quel «momento non meglio precisato del 2015» è arrivato: questa sera – dopo 33 anni e seimila puntate di onorata carriera – David Letterman ospiterà l’ultimo Late Show sulla CBS e poi potrà appendere la giacca al chiodo.

Cosa farà da domani? Obama, anche lui prossimo alla “pensione”, gli ha già fatto qualche proposta: «Potremmo giocare a Domino; andare in giro per Starbucks; scambiarci storie». In una recente intervista al New York Times, Letterman ha raccontato di pensare al futuro con l’apprensione che si deve ai grandi cambiamenti: «Sono sommerso dalla malinconia. Delle due l’una: o accetterò la cosa come una persona adulta e ragionevole, o mi darò al crimine».

Nessuna anticipazione, nei giorni scorsi, su quel che succederà nel gran finale: «Voglio che sia divertente, e voglio che la gente sia felice di averlo guardato. L’ultimo show di Johnny [Carson, lo storico conduttore del Tonight Show, che Letterman considera il suo mentore] è stato memorabile. Questo non lo sarà. Di questo la gente dirà: “Ah, ok. Quand’è che inizia il tipo nuovo?”». Il tipo nuovo, per la cronaca, è Stephen Colbert, fin qui autore di satira politica del Colbert Report su Comedy Central.

Prendere il posto di Letterman è una bella responsabilità. Non tanto per una questione di deferenza – a quella lui stesso non dà peso, perché non lo dà nemmeno alla fama, sua o degli altri: «A un certo punto, gente dello show business che non avevo mai incontrato ha cominciato a dirmi: “Oh, è un grande onore essere qui”. Erano sempre ragazzini che erano nello spettacolo da un paio d’anni. E pensavo: “Ah, dev’essere perché mi seguivano i tuoi nonni”».

 

 

È una bella responsabilità perché il Late Show è imperniato sulla sua personalità. Di lui, Joshua Rothman sul New Yorker ha scritto: «Letterman è per le persone che preferiscono i gatti. Gli amanti dei cani, che cercano entusiasmo e affabilità nei conduttori dei talk-show, gravitano intorno a Jay Leno [conduttore del Tonight Show e leggendario rivale di Letterman] e Jimmy Fallon [successore di Leno], che ruzzolano per il vialetto per farti piacere. Alle persone che preferiscono i gatti piace Letterman perché è ispido, indifferente e misterioso». Letterman stesso, a questo proposito, ha ammesso: «Penso sia genetico. Non voglio dare la colpa ai miei genitori e ai miei nonni. Ma non c’è bisogno di essere cordiale quando sei nato e cresciuto a Linton, nell’Indiana, e lavori in miniera. Lì non li assumevano sulla base della personalità».

Questo suo carattere, sommato all’incapacità – forse deliberata – di dissimulare l’umore, è diventato un marchio di fabbrica. Intuire se la celebrità che stava intervistando godesse o meno della sua stima è stato il gioco più facile al mondo. Quando gli ospiti non erano nelle sue grazie, ci metteva un attimo a far virare la conversazione proprio sugli argomenti più spinosi: come quando ha bersagliato Paris Hilton di domande sul suo soggiorno in prigione e “costretto” Lindsey Lohan a parlare della riabilitazione piuttosto che del film che stava promuovendo. Di contro, l’abbiamo visto chiaramente entusiasta nell’accogliere qualcuno che ammirava. Tina Fey e Bill Murray sono stati due dei suoi ospiti preferiti e sono da poco andati a salutarlo. Lei la settimana scorsa si è tolta il vestito in puntata: «Se te ne vai tu», ha detto, «non indosserò mai più un vestito così elegante in un talk-show; è un duro lavoro, non potrei farlo per nessun altro». Bill Murray ieri è saltato fuori da una torta.

 

 

Gli ospiti, però, non sono mai stati il punto del programma. Soprattutto nei primi anni, quando Letterman – ansioso di essere acclamato per gli schemi che avrebbe scardinato e le formule che avrebbe rotto – mise in piedi uno show surreale, fatto di gag ricorrenti (come la Top Ten list, Will it float? e Stupid Pet Tricks) e di acrobazie eccezionali (come quando si immerse in una tanica d’acqua con un vestito ricoperto di Alka-Seltzer). E rivoluzionario Letterman lo è stato davvero: camminando sul confine sottilissimo che passa tra geniale e demenziale, la sua comicità così cerebrale è diventata il pane quotidiano dei secchioni d’America (e di tutti i Jimmy – Fallon, Kimmel – che oggi sono suoi colleghi).

Una volta arrivata la popolarità, col passare degli anni e degli eventi – le gare di share con Leno; un intervento al cuore; l’11 Settembre; uno scandalo sessuale, candidamente ammesso – Letterman si è un po’ imbolsito e ha capito di non poter tenere il passo dei Jimmy e delle loro clip, fatte per essere virali su Internet il giorno dopo: «So di non poter fare quello che fa Jimmy Fallon. So di non poter fare quello che fa Jimmy Kimmel. Non c’è più niente di cui preoccuparsi. È tutto finito, papà, andrà tutto bene. Andrai in un posto nuovo. Saranno tutti gentili con te. Ti farai un sacco di amici».