La contessa Clara Maffei di Clusone
che chiacchierava con Verdi&Co.

[Foto di copertina: dettaglio del Ritratto di Clara Maffei di Francesco Hayez]

 

«Io appartengo a me medesima e solo io voglio essere giudice del mio operare. E vinsi almeno la schiavitù delle cose convenzionali. É a duro prezzo ch’io acquistai tale libertà; pure è qualche cosa anch’essa quando non si vuole usarla che per bene». Parola di una contessa che non aveva paura del suo secolo. Ma soprattutto non aveva paura di essere una donna, nel suo secolo.

Certo, la signora Elena Chiara Maria Antonia Carrara Spinelli, meglio conosciuta come la contessa Clara Maffei, sapeva bene quale fosse il ruolo femminile nella società ottocentesca. Sapeva che le mura domestiche erano l’unico spazio all’interno del quale una donna si potesse realizzare. Ma il confine segnato dal perimetro di una villa ottocentesca non era percepito come un limite; almeno, non da lei. Tutt’altro. Clara, infatti, ha esercitato una forte influenza per tutto il XIX secolo, sia in campo letterario che in campo politico, attraverso quella fucina di idee e riflessioni che è stato il suo salotto. Questo è il motivo per cui la sua storia non deve essere chiusa nel dimenticatoio. Perché Clara era una donna moderna vissuta nell’Ottocento. E della sua storia è intriso il territorio lombardo, dalla radiosa Alta Valle Seriana fino al capoluogo milanese.

 

Villa Maffei a Clusone

 

Chi è Clara Maffei. Figlia del conte Giovanni Battista Spinelli di Clusone e della nobildonna di Brescia Ottavia Gambara, Clara nasce nel 1814 a Bergamo. Dopo aver trascorso l’infanzia con la madre, questa, che nel frattempo si separa dal marito, è costretta ad affidarla ad un Collegio Veronese. Dopo la morte della madre, avvenuta nel 1826, Clara si dedica operosamente allo studio, manifestando un forte interesse per la letteratura. Compiuti diciott’anni, la giovane viene data in sposa all’intellettuale Andrea Maffei, dal quale avrà una figlia che morirà a soli nove mesi. Le gentili parole dello scrittore e giornalista Raffaello Barbiera ritraggono la contessa Clara come una donna piccola, minuta e graziosa  tale da sembrare «un angelo bello dalle nere ciglia e dal viso gentil che s’invermiglia, quale rosa che mette il primo fiore».

Il salotto e la sua evoluzione. Dopo la perdita della figlia, Clara ha bisogno di distrarsi dai pensieri tristi. Così nasce il suo salotto letterario, nel 1834, allestito nella sua villa milanese. Intellettuali famosi e di grande importanza busseranno alla sua  porta  per molto tempo. Uomini tra i quali si ricordano il «sant’uomo», come lei stessa lo definisce nelle sue lettere, Alessandro Manzoni, e «l’ammirevole e completo» Giuseppe Verdi, con il quale costruirà un forte legame d’amicizia che durerà per tutta la sua vita. Nel salotto Maffei la chiacchiera non era fine a sé stessa e la mondanità si intrecciava, danzando, con l’arte e la letteratura, rendendo piacevoli i pomeriggi e le serate. Nelle stanze adibite al ricevimento velluti scuri cadevano sulle pareti intermezzandosi con opere artistiche, specchi e composizioni floreali.

 

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La contessa amava ascoltare le voci e le parole che le riempivano. Il Barbiera infatti dice di lei che: «Ella possiede l’arte di ascoltare bene. Mentre il suo labbro parla e sorride le mani affilate lavorano assidue  d’uncinetto a qualche vesticciola per i bambini poveri. Tollera tutte le opinioni, tutte le idee, non tollera mai la maldicenza. Ai suoi occhi bruni, pensosi, bellissimi, nessuno sfugge. Se scorge qualcuno d’umore non lieto, accorre a lui premurosa e affettuosa […]». Clara era una donna consapevole del suo potere. Aveva coscienza di ciò che di talentuoso c’era in lei. Era una moderna donna di comunicazione. Creava contatti, mescolava intelletti distinti tra loro, accendeva la fiamma dell’ispirazione.

Dopo la separazione dal marito e l’incontro con il letterato e politico Carlo Tenca, il salotto Maffei cambia indirizzo e si rivolge al contesto politico effervescente lombardo delle famose cinque giornate di Milano (1848), facendo da supporto ai propri patrioti impegnati nell’insofferente protesta contro gli austriaci. Il salotto si accende, in questo periodo, di uno scambio continuo di fervidi ideali e di focose idee, tra i quali la contessa mostra di sapersi destreggiare con caparbietà ed eleganza.

 

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L’importanza della Valle Seriana. Nella vita della contessa Maffei la città di Clusone ebbe un ruolo di grande rilievo. La tranquillità e la pace che il paesaggio dell’altopiano le offriva durante le vacanze estive la riempivano di serenità. In numerose lettere, scritte sia da lei stessa che dai suoi amici letterati, si scopre come questa finestra sulla Valle Seriana, che è sempre restata aperta nella vita di Clara, rappresentasse un momento di svago per ciascuno di questi personaggi, una vera e propria boccata d’aria fresca, che stimolava la produzione di idee ed il getto arzillo dell’ispirazione. Sembra proprio, infatti, che durante una di questa pause estive presso il salotto Maffei a Clusone, Giuseppe Verdi abbia musicato l’Attila. La villa di Clusone ha rappresentato per Clara una vera oasi di riposo dalla sua intensa attività di mediatrice e comunicatrice. Il  carteggio Tenca-Maffei si colora di belle parole rispetto alla salubrità dell’aria ed alla bellezza artistica dei paesaggi clusonesi, i quali hanno fatto da teatro alla loro intensa relazione amorosa, ma, nello stesso tempo alcune lettere mostrano alcune critiche ai cittadini per le loro abitudini grezze e per i loro usi percepiti come «scortesi».

Nonostante si considerasse in vacanza dalla vita del salotto milanese, anche a Clusone, la Contessa, apriva le  porte della sua casa per accogliere soggetti modesti, come lei stessa scrive: «Padri di famiglia, spose modello d’ogni virtù domestica, giovani che sentono la religione del dovere e che un giorno sapranno tenere alto il nome di Clusone».