Chi sono i 124 martiri coreani
(la Chiesa aveva fatto loro un torto)

Come si è arrivati a decretare tanti santi in una volta sola, come ha fatto papa Francesco? Diciamo per riparare a un torto.

La canonizzazione, avvenuta nel 1984 ad opera di san Giovanni Paolo II, dei primi martiri coreani, pur essendo stata vissuta come un momento molto importante nel seno di quella comunità, lasciò aperta la questione di tutti coloro che erano rimasti fuori dalla lista. Per questo motivo la Conferenza dei Vescovi incaricata delle celebrazioni per il bicentenario della Chiesa in Corea – e ciascuna Diocesi per conto suo – decisero di riproporne i nomi compilando un elenco di persone meritevoli di essere beatificate e successivamente canonizzate. Per semplificare la procedura nell’autunno del 1997 l’Assemblea Generale decise di saltare il primo passaggio: i 103 nuovi candidati potevano essere fatti santi subito. Il numero totale è così salito a 124.

Ma i preti, i monaci e i laici giustiziati in Corea nel corso di due secoli sono più di 8.000 (secondo altre fonti: 10.000) in quanto il cattolicesimo è considerato una minaccia rispetto al Confucianesimo di Stato e, in misura non minore, alle pratiche spiritistiche della tradizione, molto ben radicate anche tra le persone di rango elevato.

Tra il 1998 e il 2000 il processo proseguì sotto la guida di Augustinus Kim Jong-su, segretario della Conferenza Episcopale Coreana. Nella primavera del 2001 fu definito il Postulatore della causa di beatificazione e il 18 ottobre dello stesso anno, bicentenario della persecuzione di Shinyu, fu decisa la formazione di una “Commissione episcopale Speciale” che avrebbe promosso la Beatificazione dei Martiri Coreani. La relazione finale fu presentata il 5 luglio 2004.

Il lavoro si estese successivamente alla “ricerca di ulteriori elementi a supporto delle testimonianze”, “presentazione di evidenze documentali”, ‘indagini sul campo”, “pubblicazione della documentazione processuale”, “pubblicazione di evidenze suppletive”, “pubblicazione della traduzione dei documenti”, “pubblicazione della sinossi dei documenti al fine di permettere la loro comparazione” oltre alla pubblicazione delle Conclusioni della Commissione.

Il 20 maggio del 2009, dopo 36 sedute, i lavori furono dichiarati terminati.

I Servi di Dio – come sono chiamati i santi in attesa di beatificazione – Martiri risultarono i seguenti:

3 nel corso della persecuzione di Shinhae (1791), 3 nel corso della persecuzione di Eulmyo (1795), 8 nel corso della persecuzione di Jeongsa (1797), 53 nel corso della persecuzione di Shinyu (1801), 1 nel 1814, 12 nel corso della persecuzione di The Eulhae (1815), 2 nel 1819, 4 nel corso della persecuzione di Junghae (1827), 18 nel corso della persecuzione di Gihae (1839), 19 nel corso della persecuzione di  Byungin Persecution (1866), 1 nel 1888.

Alcuni nomi, in attesa della traduzione definitiva delle loro schede in lingue occidentali.

1791. Persecuzione di Shinhae: Paul Yun Ji-chung. È il primo martire della Chiesa Cattolica Coreana. Decapitato assieme a due compagni.

1795. 06. Persecuzione di Eulymo. Paul Yun Yu-il, Matthias Choe In-gil, Saba Ji Hwang. Si erano dati da fare per invitare un prete cinese James Zhou Wen-mo, che poi aiutarono nella missione. Arrestati, continuarono a professare la loro fede anche durante la detenzione, fino al momento dell’esecuzione. James Zhou è il solo sacerdote nella lista dei nuovi martiri.

Fra i martiri della persecuzione di Shinyu – quella di maggior durata e col maggior numero di vittime – ricordiamo Pius Kim Jin-hu, ucciso nel dicembre del 1814 a Haemi, nella provincia di Chungcheong, perché era il bisnonno (!) di un altro martire, Andrew Kim Dae-geon.

Dei 12 Martiri della Persecuzione di Eulhae (1815) fa parte la coppia di sposi verginali Peter Jo Suk and Teresa Kwon Cheon-rye. L’esistenza di una coppia con dispensa è segno dell’alto livello di consapevolezza – anche giuridico – raggiunto dalla comunità locale.

Dato rilevante dell’intera vicenda è il fatto che fra tutti questi santi uno solo era sacerdote, perché la Chiesa Coreana è sorta in maniera autonoma nell’ambito del ceto intellettuale locale. Il fondatore Paul Yun Ji-chung era un laico che insieme ad alcuni altri giovani scoprì il cristianesimo grazie a libri del missionario gesuita Matteo Ricci portati dalla Cina. I primi fedeli hanno dunque conosciuto il cristianesimo attraverso lo studio. Solo successivamente è stata incontrata l’esperienza ecclesiale, con la sua struttura e le sue articolazioni.

«Questa storia ci dice molto sull’importanza, la dignità e la bellezza della vocazione dei laici», ha osservato sabato 16 agosto Papa Bergoglio durante la beatificazione. Una storia originale che rende la Chiesa coreana unica al mondo e che il Papa ha ricordato citando anche l’esempio della prima comunità cristiana descritta negli Atti degli Apostoli. «Fu la purezza della loro testimonianza a Cristo – ha ricordato papa Bergoglio – manifestata nell’accettazione dell’uguale dignità di tutti i battezzati, che li condusse ad una forma di vita fraterna che sfidava le regole rigide strutture sociali del loro tempo».