Nicolò, che a soli 25 anni ha creato
una scuola in un campo profughi

Nicolò Govoni ha aperto la prima scuola per minori rifugiati nel campo profughi di Samos, in Grecia. La scuola si chiama “Mazi”, che significa “insieme” in greco. Accoglie circa cento bambini a cui vengono insegnati inglese, greco, biologia, geografia, storia, cultura europea, musica, arte, falegnameria, danza e informatica. La scuola è soprattutto un luogo sicuro per i bambini che vivono dentro il campo profughi di Samos, vittime di violenza e soprusi. Per questo, Nicolò e gli altri membri dello staff hanno deciso di tenere aperta la scuola anche alcune sere la settimana, e tutti i sabati: alle lezioni “normali”, sono stati così aggiunti corsi di chitarra, serate di cinema o di giochi in scatola, cene condivise. Il tutto è possibile grazie ai fondi che Nicolò riceve dalla gente comune, che lo supporta soprattutto dall’Italia. “Mazì” sta cambiando radicalmente la vita di decine di bambini.

Nicolò Govoni e “Still I rise”. Nicolò si trova a Samos da più di un anno. Ci è arrivato dopo un’esperienza da volontario di quattro anni in un orfanatrofio indiano, raccontata nel suo primo libro Bianco come Dio. Nicolò, 25 anni, negli scorsi mesi ha avuto il coraggio di denunciare le inumane condizioni in cui i profughi vivono all’interno del campo di Samos. La sua denuncia ha fatto il giro dell’Italia, e non solo, ponendo luce su una vicenda drammatica. Nicolò non ha mai smesso di darsi da fare. Nell’ultimo anno ha fondato la Onlus “Still i rise”, che ha permesso a lui e al suo team di volontari di raccogliere i fondi necessari per costruire la scuola Mazi, aperta il 6 agosto. Nicolò non ha alle spalle grandi finanziamenti o associazioni: a supportarlo è la gente comune. Il punto di incontro è la sua pagina Facebook, seguita da più di 240 mila persone. Nicolò chiede (tavoli, quaderni, penne, magliette) e la gente risponde. Grazie ai fondi inviati dai tanti sostenitori, Mazì può essere una scuola speciale: ogni giorno ai bambini viene offerta una sana colazione e a tutti viene fornita una divisa che viene lavata una volta la settimana.

 

 

Usare bene i social. L’impressione che si ha leggendo i post di Nicolò e i commenti di chi lo segue è che sia in corso una silenziosa e potente staffetta di bene: centinaia di persone che non si conoscono hanno adottato Nicolò e la sua missione. Ecco l’esempio di un uso intelligente dei social: all’odio e agli insulti si sostituisce un impegno concreto. Si crea una “grande famiglia”, come Nicolò definisce l’insieme dei suoi sostenitori.

I bambini. I bambini di Mazì hanno storie dure alle spalle. Tutti scappano dalla guerra o dalla miseria. Alcuni non sanno leggere né scrivere. Nicolò racconta di alcuni di loro su Facebook: «D. è con me da quasi un anno. Giunta in Europa dopo anni di guerra e migrazione, D. non sapeva leggere o scrivere in alcuna lingua. Oggi D. è uno degli studenti più avanzati della Nostra Scuola. Perché? Perché è una delle bambine più tenaci che abbia mai incontrato, una delle più brillanti. Aveva solo bisogno di un’opportunità. D. studia senza sosta. In classe, da sola, nel tempo libero». I bambini si prendono cura di Mazì personalmente: «I ragazzi più difficili si stanno incaricando dell’ordine e della pulizia della scuola, lasciandoci tutti senza parole. Lo fanno perché la sentono propria. Lo fanno perché si sentono a casa, e così guariscono». Guariscono lentamente da ciò che di più traumatico hanno vissuto, soprattutto dalla violenza che hanno visto e subito.

 

 

La gioia del donarsi. Ciò che commuove della storia di Nicolò è la sua gioia, il suo entusiasmo. Nicolò lo racconta: «Lavoriamo tutti 12 ore al giorno senza pause, affrontando le falle proprie di una crisi umanitaria e di un sistema corrotto fino al midollo. Eppure non mi sembra di lavorare un minuto. Spesso mi sveglio fisicamente esausto, ma ancor prima di aver aperto gli occhi, sento invadermi la gioia del giorno nuovo, un nuovo giorno nella scuola che ho costruito senza compromessi, per aiutare davvero. I nostri bambini lo sentono. Sentono che non lo facciamo per soldi, fama o potere, ma per loro. “Sono fuggito dalla guerra per andare a scuola”, ci dicono molti dei nostri studenti. Realizzare il loro sogno mi fa sentire l’uomo più fortunato al mondo».

Volontari cercasi. Nicolò ha lanciato un appello per cercare nuovi volontari che possano aiutare Mazì sul campo. Ulteriori informazioni sono QUI. Nicolò sarà a Bergamo il 24 novembre in occasione de “Il potenziale Umano”, seminario internazionale che si terrà presso il Centro Congressi Giovanni XXIII.

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