“Ol Piero” che alzò la Coppa Italia

Intorno a Piero Gardoni non ci sono soltanto leggende, ci sono fiere certezze. Molte riguardano il suo carattere. Serio, ligio alla lealtà. Altre riguardano il suo ruolo. Difensore, certo, di quelli che non badano troppo all’estetica. Andava incontro all’avversario, entrava ruvido, e il pallone lo sparava in tribuna. Di lui descrissero sempre l’efficacia, ché quando sei lì, a pochi metri dalla porta, o fai così o sei fregato. Intorno a Gardoni non ci sono soltanto voci e narrazioni sul bel calcio andato, ci sono certezze sul tempo che è cambiato. All’epoca, negli anni Cinquanta e Sessanta, al campo ci andavi in corriera. E senza tanti fronzoli, perché guadagnarsi da vivere era una cosa più seria che giocare a pallone. È in questo contesto che nasce il mito di Gardoni, “ol Piero”, l’uomo che trascinò l’Atalanta alla vittoria. Il capitano che alzò al cielo la storica Coppa Italia.

 

PieroGardoni
Quel giorno di giugno, a Milano, l’afa stringeva la gola. L’Atalanta aveva battuto il Bari in semifinale con appena un gol di scarto e a San Siro i conti andavano regolati con il Torino. In quelle ore Papa Giovanni XXIII stava soffrendo. La malattia da mesi lo stava consumando. Chissà se quelli dell’Atalanta giocarono anche per lui. Di sicuro quando entrarono in campo, all’avversario non lasciarono nemmeno un centimetro. Serrata la lotta, epico il duello, e alla fine con tre gol di Domenghini la squadra nerazzurra strappò la coppa al Toro. In mezzo al campo Gardoni sollevò il trofeo. Portava la fascia stretta al braccio. L’aria composta, il sorriso fiero. Teneva i capelli impomatati come si usava ai tempi, e aveva quel contegno dettato dall’educazione. Il giorno dopo, 3 giugno, Papa Giovanni XXIII morì. La febbre aveva raggiunto i 42 gradi. “Perché piangere? È un momento di gioia questo, un momento di gloria”, furono le ultime parole del Papa.

 

GARDONI 4

 

Fieri di una fierezza indescrivibile, gli atalantini godettero di quel successo di coppa senza sapere che resterà indelebile negli anni a venire, fino a oggi. E naturalmente c’era anche Gardoni. Da ragazzo lo avevano mandato a farsi le ossa al Caravaggio, poi era passato al Marzoli e alla Reggiana. Ma nel ’58, in una mattina senza tempo, Piero tornò a casa. Dopo, per nove lunghi anni, Gardoni vestirà la casacca nerazzurra mettendo in fila più di duecento presenze. Fece anche un gol, uno solo, contro il Vicenza nel ’64. Ma fu più un vezzo che un entusiasmo. Più di tutto resta di Gardoni l’immagine di capitano e uomo d’un pezzo. Al punto che Luciano Ravasio gli dedicò una canzone che fa così: “Ti ho voluto bene come si amano i campioni”. E ancora: “Ma la partita più dura è contro la vita quando si spegne il calore di chi ti esalta”. Gardoni morì nel ’94 a 60 anni. Trovarono il suo corpo nelle acque dell’Oglio.

 

La canzone dedicata a Piero Gardoni