Osio Cicli di Stefano, il meccanico
delle «biciclette qualsiasi»

Un romantico passato fa ritorno a Osio Sotto, ed è a cavallo delle due ruote. Merito del quarantatreenne osiense Stefano Bianchi (un cognome che è un programma), che ha voluto rispolverare l’ormai affossato mercato della cosiddetta «bicicletta per gente comune»: quantomeno, così piace definirla a lui, che racconta come tutto è cominciato proprio nelle stanze della sua neonata attività, uno spazio che si porta addosso ancora il vago sentore di vernice fresca, in via Osio Sopra, al civico numero 2.

La bici della gente comune. «Era qualche tempo che coltivavo la passione per le biciclette. Il pensiero di trasformare questa passione in un’attività ha fatto capolino nella mia mente qualche anno fa, quando ho iniziato ad accorgermi che, in zona, non esistono più negozi di ciclistici disposti ad occuparsi di biciclette “qualsiasi”. Ormai, tutti puntano su un’alta specializzazione, sistemano soltanto i modelli da corsa e di alta gamma». Ma alla signora che monta sulla sua bici quasi-d’epoca per andare al mercato o al bimbo che la domenica vuole andare in oratorio senza farsi accompagnare dai genitori, chi ci pensa?

 

 

Da oggi, la risposta è racchiusa in quella piccola officina abbracciata da un arco rosso fiammante su cui impera la scritta Osio Cicli, il luogo in cui Stefano si rinchiude dal martedì al sabato, per offrire conforto a quei telai, cambi e catene che si sono lasciati infragilire dallo scorrere del tempo, o dalla disattenzione dei loro proprietari. «Insomma, per chi non se ne intende non c’erano più punti di riferimento. Anche le grandi catene non accettano di fare riparazioni, ma si limitano a vendere il materiale con cui, secondo loro, dovrebbero poi essere i clienti a sistemarsi la bicicletta. Ma se alcuni problemi sono facilmente risolvibili, molti altri richiedono qualche nozione in più».

Cambiare vita. Queste nozioni in più, Stefano le ha collezionate grazie a dieci anni trascorsi nel settore degli apparati di telecomunicazione, all’interno del quale si è specializzato sia nell’ambito della meccanica che in quello della tecnica. E che ha lasciato per il bisogno di dare un taglio netto alle continue trasferte a cui il suo ex impiego lo costringeva. «Ero stanco di essere così spesso lontano da casa. Dopo che ho lasciato, sono stato cercato da altre due aziende del ramo, ma ormai ero convinto: desideravo aprire qualcosa di mio. In fondo, nel circondario, a Boltiere, a Osio Sopra, a Verdellino, non esistono realtà simili. Ho pensato che anche lo stesso Osio Sotto, che conta circa tredicimila abitanti, potesse aver bisogno di un esperto di biciclette».

Un bel mercato. I calcoli e il coraggio gli hanno portato fortuna: a pochi giorni (otto) dall’apertura ufficiale delle sue porte commerciali, in tantissimi si sono rivolti a lui per avere un aiuto. «Magari è stata soltanto una partenza esplosiva, ma ho avuto l’impressione che in tante persone avessero bisogno di un posto così. Si sono presentati da me in molti, gente che mi chiedeva di fare riparazioni anche banalissime. Sono venuti clienti di ogni tipo, dalla signora anziana che la usa tutti i giorni per muoversi in paese, al ragazzotto che il sabato sera l’ha lanciata contro il muro con un po’ troppa veemenza», ride Stefano, che non si è lasciato intimorire nemmeno dal mantra ostinato della crisi, che pure ha lasciato dietro di sé una coda di amarezza in tanti piccoli commercianti e imprenditori.

 

 

«La bicicletta rappresenta uno dei mercati più promettenti, almeno per il momento. Merito anche della diffusione sempre più capillare delle e-Bike, che rappresentano una vera e propria evoluzione per chi deve muoversi in città. In un paese come il nostro sono un po’ meno conosciute e sfruttate: ma l’aspetto positivo è che grazie al mio trascorso professionale sarei in grado di mettere mano anche per sistemare quei modelli».

Una passione. Con tutte queste promesse, viene spontanea una domanda: perché nessuno ci ha pensato prima? «Credo che la gente non abbia più voglia di sporcarsi le mani. I lavori artigianali stanno scomparendo, ma non significa che non ci sia più bisogno di loro. È un po’ come il mestiere del calzolaio: serve ancora, ma nessuno pensa di voler riparare le scarpe».

A portarlo sulla strada tracciata dalle due ruote, oltre a una passione maturata nel tempo, anche un problema alle caviglie: «Nel 2004 e nel 2005 sono stato campione di Karate nel settore provinciale del Csi (Centro sportivo italiano). Poi ho cominciato ad accusare problemi alle caviglie: così, il medico mi ha dirottato verso tre alternative: nuoto, cyclette o bici. Ho scelto quest’ultimo sport, e mi si è aperto un mondo». Un mondo di cui sta vivendo con entusiasmo la sua stagione estiva, ma di cui considera anche il risvolto invernale. «Nella bella stagione ho in progetto di ripararle e di venderle. L’inverno lo dedicherò invece a costruirle da zero o a mettere mano alle più antiquate».

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