Sergio Gandi, mister preferenze
«Abbiamo corso senza avversario»

Il tempo dei brindisi è già finito. E infatti Sergio Gandi, giacca, cravatta e gilet d’ordinanza, arriva con qualche minuto di ritardo all’appuntamento. «Scusi, il Sindaco mi ha chiamato a rapporto». Sono passate poco più di 48 ore dalla storica (per Bergamo) elezione bis di Giorgio Gori a Palazzo Frizzoni, ma il primo cittadino ha già rimesso la testa sulla città. E, ovviamente, anche tutti gli altri, nell’attesa che venga svelata la nuova squadra. Intanto, però, Gandi si gode il titolo di “mister preferenze”: con 882 voti, è lui il consigliere comunale più votato. «È una soddisfazione, anche perché sono circa 350 preferenze in più rispetto al 2014».

E le ha guadagnate dopo essersi occupato di bilancio e sicurezza, non deleghe semplicissime.

«Diciamo che questa è una doppia vittoria. Aver preso un tema sensibile come la sicurezza, averlo gestito senza grandi polemiche e averlo reso un argomento non più delicato di altri è una gran cosa».

Qual è il complimento più bello che ha ricevuto in questi giorni?

«Non saprei sceglierne uno, sinceramente. Ne ho ricevuti molti e tutti mi hanno fatto molto piacere».

Anche da qualche avversario?

«Diciamo che so per certo che diverse persone che alle Europee hanno votato Lega, alle Amministrative mi hanno dato la preferenza».

Si è chiesto come mai?

«Da un lato, perché ritengo di essere una persona a modo, aperta al dialogo e rispettosa. Dall’altro, perché probabilmente il tema della sicurezza, a Bergamo, non è poi così problematico come invece qualcuno voleva far credere».

 

 

In effetti, in campagna elettorale ci si attendeva più battaglia sul tema.

«Le dico la verità: fossi stato io il candidato del centrodestra, avrei martellato di più. Ma questo perché conosco bene il tema e so che delle criticità esistono. Nulla di grave, ma mentirei se dicessi che non ci sono problemi. Il fatto è che, per conoscerli, bisogna conoscere la città. Se dovessi avere nuovamente questa delega, so perfettamente da dove ripartire. Tenendo bene a mente comunque un punto: per i bergamaschi la sicurezza non è il primo dei problemi. È un tema delicato e importante, ma non il più sentito».

E quali sono i temi più sentiti?

«Quello delle marginalità sociali, delle disuguaglianze e delle prospettive della città».

Nel senso di dove si vuole andare?

«Nel senso che non si può pensare di crescere di un altro 55 per cento in cinque anni nel turismo, ad esempio».

Oh, finalmente una cosa di sinistra.

(Ride, ndr) «Ma io ho le mie idee. Però credo di aver amministrato in maniera meno “politica” e più obiettiva».

In che senso?

«Nel senso che che quando prendo delle decisioni non sto lì a pensare se sono di sinistra o di destra. Ho degli ideali di sinistra e su quelli mi baso, ma ho messo anche dei paletti».

Ci faccia degli esempi.

«Nel bilancio è un po’ più difficile, ma la scelta di non voler alzare neppure di un euro le tasse ai cittadini da qualcuno è letta come una presa di posizione di destra. Nella sicurezza, invece, ci sono esempi più lampanti. Persone, anche amici, della sinistra mi hanno duramente criticato per certi divieti che ho imposto, ma nel momento in cui amministro Bergamo devo pensare al bene di Bergamo».

Cosa vuol dire, allora, essere di sinistra?

«Per me significa occuparsi dei problemi critici, che poi sono quelli che assillano le persone più deboli e meno tutelate. Se mi occupo dei problemi quotidiani, sono di destra o di sinistra? Non so, secondo me sono questioni di tipo sociale, non etichettabili. Di certo vanno a tutelare le persone più deboli. Credo che, in generale, la sinistra debba un po’ smetterla di ragionare soltanto per ideologie e guardare un po’ più al concreto. Io sono molto contento di aver reso alcuni temi legati alla sicurezza “temi della sinistra”, anche se molti forse non sono d’accordo con me».

Crede di aver vinto di più nell’Amministrazione o nel partito?

«Guardi, non sono così attento a questo tipo di dinamiche, soprattutto interne al partito…».

Sì, ma ha preso più voti di tutti, la questione si sarà posta.

«Non lo so, io sicuramente non ho mai cambiato il mio modo di essere. Cambiato idea sì, cambiato atteggiamento o personalità no».

Quante volte ha cambiato idea, in politica?

«Uh, molte. Da giovanissimo, ad esempio, avevo preso la tessera della Federazione dei Giovani Comunisti. È durata giusto qualche mese, poi sono andato dall’allora segretario Matteo Saponaro e gliel’ho ridata. “Ti ringrazio ma non fa proprio per me”».

Però è rimasto in politica.

«Non subito. Mi ci sono riavvicinato con la nascita della Sinistra Giovanile. Allora, con altri venti valorosi, fondammo la sezione locale. Arrivammo a essere in duecento circa. Anche in questo caso, però, a un certo punto ho avuto una sorta di rigetto e mi sono nuovamente allontanato dalla politica. Ci sono tornato quando…

 

Per leggere l’articolo completo rimandiamo a pagina 6 del BergamoPost cartaceo, in edicola fino a giovedì 6 giugno. In versione digitale, qui.

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