All’Atalanta il premio più prestigioso
Lo sport italiano si inchina alla Dea

Il Collare d’oro al merito sportivo è la più alta e la più prestigiosa onorificenza che il Coni attribuisce ogni anno a chi onora lo sport italiano nel mondo. Giovanni Malagò, capo dello sport italiano, ha insignito l’Atalanta di questo riconoscimento, consegnandolo direttamente nelle mani di Antonio Percassi, durante la cerimonia che, il 19 dicembre, in Roma, ha radunato al Foro Italico il gotha di tutte le discipline. Un’autentica parata di stelle, tale da rendere ancora più preziosa la circostanza per l’Atalanta, le cui affermazioni travalicano l’ambito squisitamente calcistico, imponendosi all’attenzione di tutto il Paese.

«La società dei Percassi costituisce un autentico modello per l’intero movimento calcistico, capace di coniugare i risultati ottenuti sul campo all’organizzazione e alla programmazione – ha annotato Malagò -. Il progetto del nuovo stadio ne legittima le ambizioni e la passione di chi la guida».

Le parole del presidente del Coni, in un momento molto delicato nella vita del Comitato olimpico nazionale che il progetto di riforma governativo potrebbe addirittura stravolgere nelle sue funzioni, non sono un omaggio affettato né, tantomeno, un esercizio di piaggeria del Numero Uno del Foro Italico il quale, a Bergamo e all’Atalanta, non ha mai nascosto la propria simpatia. Il Collare d’Oro esalta una volta di più questi anni straordinari nella vita ultrasecolare della Dea, oggi addirittura ai margini della zona Champions League, grazie alla posizione di classifica invidiata e invidiabile.

Accanto agli eccezionali exploit firmati sul campo, l’Atalanta calamita i consensi generali per la gestione di un club che nel 2017 ha registrato i record di fatturato e di utile di bilancio; in gennaio, inaugurerà la nuova ala di Zingonia, riservata al settore giovanile; in maggio aprirà il cantiere per la nuova Curva Nord dello stadio. La società nerazzurra e la sua gente stanno vivendo un periodo straordinario, al tempo del calcio globalizzato, delle proprietà straniere, delle proprietà che o ballano o pencolano fra illusioni e delusioni. A Bergamo, invece, dove non si dice” vado allo stadio”, ma “vado all’Atalanta”, lo spirito di identificazione dei tifosi con la loro squadra, del territorio con la massima società di riferimento, è totale. Tutto si tiene, nel calcio come nella vita.

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