C’è qualcosa che non… Var

Avremmo voluto parlare del super gol di Zapata, dei mille bergamaschi al seguito allo stadio Marassi di Genova o del ritorno molto complicato da Genova di uno dei bus di “Chei de la Coriera” (mezzo in panne, arrivo a Bergamo con un po’ di ritardo). E invece, siccome il calcio per noi è una roba davvero seria, dobbiamo parlare del Var. E diciamo subito una cosa che sembra scontata ma che è tremendamente importante: arbitri, usatelo bene e smettetela di prenderci in giro.

L’errore di Fabbri è una roba inaccettabile. Il direttore di gara Fabbri di Ravenna ha arbitrato una partita abbastanza semplice a Genova. Nei momenti decisivi ha sbagliato quasi tutto e la cosa che davvero non riusciamo a concepire è come si possano commettere tanti errori tutti assieme. Prima c’è stato il giallo a Ilicic (contrasto con Criscito nel primo tempo, decisione assurda), che ha lasciato parecchi dubbi, poi è arrivato il rigore su Zapata e qui si è toccato un livello allucinante. L’intervento sul centravanti colombiano non è stato visto dal vivo da Fabbri: in campo, l’arbitro non ha fischiato subito un rigore che sembrava solare. A tutti. Anche agli ipovedenti che più “ipo” non si può. Fabbri ha dovuto attendere che dal Var gli dicessero qualcosa del tipo: “Amico mio, stai facendo un errore enorme”, prima di andare al monitor a vedere cosa è successo. Nel finale, lo stesso Fabbri ha invece assegnato in un nanosecondo il calcio di rigore per il tuffo di Kouame nemmeno sfiorato da Djimsiti e, chissà come mai, si è saputo solo dopo che il Var in quel caso non è riuscito a intervenire perché non funzionava. Ma come non funzionava? Se ci sono stati problemi di collegamento, bastava un cellulare con Dazn (emittente che ha trasmesso la partita) per vedere qualcosa che anche dal satellite era chiaro. Pure da Marte.

La vittoria non cancella lo sdegno. Il gol di Zapata al 95’ è una goduria per gli occhi degli orobici, ma non può e non deve cancellare lo scempio che abbiamo visto. E pure la giustificazione del direttore di gara, che dopo il fischio finale avrebbe confessato ai dirigenti nerazzurri che il Var non funzionava ma che le immagini riviste in tv gli hanno fatto capire che aveva preso un abbaglio, ripara solo la componente umana di un errore che, tecnologicamente, non è accettabile. Se c’è un problema tecnico su una scelta così importante, si aspetta. Uno, due, dieci, venti, quarantacinque minuti. Due ore. Tre giorni. Perché se la regola dice che il Var interviene in caso di errore, il mancato intervento viene interpretato da tutti come un “ok” anche se in realtà il Var era spento o non funzionante. Siamo arrivati a un punto di non ritorno, ci sono situazioni che non possono passare inosservate. La credibilità di tutti è il bene più prezioso e niente può scalfire certe sicurezze. Sarebbe un autogol semplicemente clamoroso.

Diteci solo questo: perché non andate a vedere? A Genova è successo qualcosa di grave e il fatto che sia la seconda volta che capita un fatto clamoroso contro la Dea non è affatto positivo. Siamo all’inizio del campionato, mercoledì giochiamo a Zagabria e nessuno se ne ricorderà, ma è necessario arrivare a capire questi errori per eliminarli del tutto. Ad esempio, non abbiamo ancora compreso una cosa: perché, cari arbitri, non andate a vedere quel benedetto monitor? È così semplice, guardate e capite. Non è grande chi non sbaglia ma chi lo capisce e rimedia. Forza, non siate timidi. Chi scrive ha visto dal vivo all’Olimpico di Roma, nella finale di Coppa Italia, uno degli episodi più inspiegabili degli ultimi anni. Il fallo di mano di Bastos non è stato punito con il secondo giallo e il calcio di rigore, l’Atalanta avrebbe avuto per 75’ minuti l’uomo in più con un calcio di rigore da calciare. Non è successo, il 15 maggio abbiamo perso la finale e adesso sembra tutto passato ma il fastidio è ancora enorme ed errori come quello di Marassi ci fanno pensare. Anzi, ci fanno proprio incazzare. Cari arbitri, andate a vedere quel monitor!

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