Posti fantastici e dove trovarli
Angkor Wat, magia nella foresta

Guide e link utili: Lonely Planet e RoughGuides.

 

Quando nel 1860 dei missionari scoprirono nella giungla una città grande due volte Manatthan, non si resero conto che poteva trattarsi della capitale dell’Impero Khmer, un’area archeologica di 400 chilometri quadrati che racchiude al suo interno centinaia di edifici religiosi. Una zona abbandonata dal 1431, dopo l’invasione Thai che fece fuggire la corte reale e gran parte degli abitanti, consegnando la zona alla foresta pluviale che lo custodì per quasi quattro secoli.

 

 

Il nome del sito deriva dalle parole “Angkor”, città, e “Wat”, tempio. Angkor Wat è infatti il sito dove, durante il periodo di massima espansione dell’impero Khmer, dal IX al XV secolo, ciascun re costruiva la propria città e gli edifici religiosi più importanti. La parte centrale dell’intero complesso è Angkor Thom, ovvero la “grande città”, zona corrispondente all’ultima capitale del regno, costruita alla fine del XII secolo. Il tempio più grande e importante è quello che dà il nome all’intero complesso: Angkor Wat appunto, che significa “tempio della città”. Circondato da un enorme fossato, è composto da cortili, gallerie concentriche e da cinque torri conoidali. Una delle caratteristiche fondamentali di questo tempio, come di quasi tutti gli altri di Angkor Wat, sono i bassorilievi che decorano portali e facciate di pietra. Raffigurano guerrieri, animali fantastici, danzatrici, re e regine, in scenari immaginifici che guidano i visitatori nella visita.

Nelle vicinanze si trova il Bayon, costruito tra il XII e il XIII secolo. All’interno di questo tempio le statue sorridono: sono i famosi “faccioni di pietra” che decorano gli edifici fatti erigere dal re Jayavarman VII. Altro sito famosissimo è poi il Ta Prohm, in cui è stato ambientato Tomb Raider. In questo tempio gli edifici sono ancora ricoperti da una fitta vegetazione, con le radici degli alberi che si insinuano come lunghi capelli ondulati fino all’interno delle camere sacrali. Il Baphuon, invece, è un tempio montagna che si sviluppa in altezza, con una serie di scalinate. La vista dall’alto abbraccia tutta l’area circostante. Uscendo dalle sale interne, invece, ci si imbatte in una grande statua di un Buddha disteso. L’area di Angkor Wat è molto estesa e alcuni templi sono molto distanti rispetto all’area centrale: per questo la maggior parte dei visitatori si muove in tuk-tuk, una specie di risciò a motore in grado di coprire velocemente le tratte tra un sito all’altro. Il complesso di Banteay Srei, ad esempio, dista circa 35 km dall’area principale di Angkor. Per le sue costruzioni in arenaria rossa e le decorazioni molto accurate, è uno dei gioielli di Angkor Wat.

 

 

Dei centinaia di edifici sparsi nell’area archeologica, ottanta sono quelli più importanti. Alcuni sorgono su laghi, come Preah Neak Pean, raggiungibile solo attraverso una lunga passerella di legno; altri siti sono diventati famosi per le loro decorazioni fantasiose, come la “Terrazza degli elefanti e del re lebbroso”, che ospita la statua del dio induista Yama. La varietà delle decorazioni dà una chiara indicazione sulle diverse religioni che si avvicendarono nell’impero Khmer: dal XIII secolo, infatti, la religione di stato fu il Buddismo Theravada, ma prima – e per circa un millennio – in terra cambogiana si era sviluppato l’induismo.

Angkor Wat è un luogo magico fatto di santuari che spuntano dalla foresta e di città stato nate su templi a gradoni, su piccole montagne e sulla riva di laghi. È un luogo dove perdersi per ben più dei due giorni di solito frettolosamente dedicati al sito dai due milioni di turisti che visitano l’area ogni anno, facendo onore al sito archeologico più importante della Cambogia e ad uno dei luoghi più magici del Sud-Est asiatico.

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