Posti fantastici e dove trovarli
Le Isole Eolie, terra di dei

Guide: Lonely PlanetRough GuidesThe Guardian.

 

 

Sette isole e qualche isolotto a largo della costa di Messina, formazioni di origine vulcanica di cui per secoli Greci, Romani, Normanni, Svevi, Angioini e Aragonesi sfruttarono la posizione strategica per il commercio e le terme, prima dell’arrivo del pirata Barbarossa e della successiva dominazione spagnola.

Le leggende. Vento e fuoco: questi gli elementi che segnano la storia delle isole Eolie. Tutto inizia da Liparo, re italico che, sopraffatto dai fratelli, fuggì  in un’isola vicino alla Sicilia. Nella città da lui fondata anni dopo approdò Eolo, Signore dei Venti, che si innamorò di Ciane, figlia di Liparo, il quale, orma vecchio, sentiva la nostalgia dell’Italia. Per accontentarlo Eolo lo aiutò a tornare sulla terraferma, diventando lui stesso re dell’isola, dalla quale prese il nome tutto l’arcipelago. Diversa l’interpretazione degli egiziani, legati all’isola di Vulcano, terra magica dove le anime dei defunti entravano e uscivano dalle bocche vulcaniche, immagine che diventerà poi simbolo del Purgatorio, con le anime dei morti sanate dalle fumarole e dalle acque termali dell’isola. Ai Romani, invece, più che per il percorso nell’aldilà, Vulcano interessava perché sede delle fucine del dio latino del Fuoco. Retaggio culturale al quale anche oggi è difficile non credere: non per niente dei dieci vulcani attivi in Italia, tre si trovano sulle isole Eolie, ovvero Stromboli, Lipari e Vulcano.

 

 

Lipari. L’isola più estesa dell’arcipelago è Lipari, capoluogo dell’arcipelago. Vi si trovano il Belvedere di Quattrocchi, una piazza sospesa sul mare, e le Cave di Caolino, rocce colorate per la presenza di caolino e zolfo. Da vedere anche il vecchio convento francescano e la rocca fortificata, dove si trovano un teatro e cinque chiese, tra le quali la cattedrale dedicata a San Bartolomeo, patrono delle Eolie, il cui corpo, secondo la leggenda, sarebbe miracolosamente approdato sull’isola nel III secolo dc.

Salina. Tra le sette isole dell’arcipelago Salina è la più verde: coperta da boschi di flora mediterranea è una riserva naturale. Qui la cucina è tra le più raffinate dell’arcipelago; ingredienti fondamentali sono capperi, uva sultanina e erbe aromatiche. Da provare gli spaghetti all’isolana oppure il pane cunzato, con pomodori, olive, capperi, ricotta e olio.

Stromboli. Stromboli, invece, è l’isola del vulcano, che regala periodicamente ai turisti brandelli di lava incandescente, mentre Panarea è l’isola dei vip, che la scelgono per il mare verde turchese e le pareti rocciose della baia di Cala Junco, oltre per i locali e le discoteche che la animano d’estate.

 

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Alicudi e Filicudi. Ad Alicudi e Filicudi meglio arrivare in barca, così da vederne al meglio le insenature e le calette. Da non perdere la Grotta del Bue Marino, una formazione rocciosa alta venti metri e profonda trenta, dove nel mese di settembre arriva un corteo di barche addobbate, che deposita sul fondale una scultura di Eolo, Signore dei Venti. In questa zona da non perdere sono i piatti di pesce, come i polpi in umido, la cernia alla matalotta (con mandorle, aglio e vino bianco) e le triglie con salsa di menta.

Vulcano. A Vulcano, infine si va per un’immersione nella pozza dei fanghi o per un’escursione al cratere. Tutta l’isola, dove spesso si sente un forte odore di zolfo, è un susseguirsi di scogliere e piccole spiagge di sabbia nerissima, grotte, insenature e case bianche, con una vegetazione fatta di fichi d’india, capperi e bouganville.

Prima di andar via d’obbligo far scorta di capperi, chiamati anche “orchidea delle Eolie”, raccolti a mano da giugno a settembre, e di un paio di bottiglie di Malvasia, il vino liquoroso introdotto dai Greci nel IV secolo ac.

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