A proposito, oggi è San Francesco
Note sull’ex convento in Città Alta

Assicura una tradizione che San Francesco nel 1218 sarebbe passato da Bergamo e avrebbe soggiornato preso una chiesina a San Vigilio. Vera o no la notizia, quel che è certo è che già nel secondo decennio del 1200 la famiglia francescana in città contava molti confratelli. Facevano capo alla chiesa di Santa Grata a Borgo Canale, sino a quando un vescovo danaroso, Roberto Bonghi, non donò una sua vasta proprietà sul colle di Sant’Eufemia per far costruire una chiesa con tanto di convento, adeguati alle dimensioni che l’ordine francescano aveva velocemente assunto a Bergamo. La chiesa era di tali misure da essere per secoli  la seconda più grande in città dopo Santa Maria Maggiore. Tutto questo sino alla drammatica decadenza prima con l’occupazione napoleonica che trasformò la chiesa in carcere e poi con gli austriaci, quando la chiesa venne in buona parte demolita. Tuttavia quel che resta merita davvero di essere riscoperto, magari proprio in occasione di questo 4 ottobre, giorno di San Francesco. Ancora si vedono l’abside centrale, qualche cappella laterale, qualche ambiente del convento come la sala capitolare e due suggestivi chiostri. Tutto il gruppo di edifici sono oggi sede della fondazione “Bergamo nella storia”, quindi visitabili.

 

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Sono due gli aspetti affascinanti di questo che era un grande complesso nel cuore della Bergamo Alta: da una parte il ciclo di affreschi trecenteschi, tra i più importanti in città e dall’altra i due chiostri suggestivi così diversi uno dall’altro. Non si sa nulla degli autori degli affreschi, a cui la critica ha attribuito dei nomi ad hoc come il Maestro degli Anacoreti, Pecino da Nova e il Maestro dell’Albero della Vita. Quest’ultimo avrebbe affinità con l’autore con l’affresco del Lignum Vitae in Santa Maria Maggiore. Al Maestro degli Anacoreti sono stati riferiti gli affreschi  dell’abside. Delle 13 cappelle che un tempo costituivano la chiesa oggi ne restano tre, tra le quali quella commissionata proprio dalla famiglia Bonghi. Oltre ai colori gentilizi della famiglia, qui si vede una Crocefissione, una Madonna col Bambino accompagnata da san Francesco, da un altro santo e da un devoto non identificato, un’altra Madonna in trono col Bambino e santi, San Ludovico e un altro Santo, San Giovanni Battista e san Pietro e un Busto di san Francesco.

 

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Tutto da vedere il chiostro maggiore con al sua forma non quadrata ma rettangolare, chiamato delle Arche perché qui venivano sepolti i nobili bergamaschi. Per questo era chiamato anche chiostro dei morti. Belli i capitelli nella sequenza delle arcate; peccato che gli affreschi trecenteschi siano stati persi con i lavori che nei secoli hanno segnato la fisionomia del chiostro. Un corridoio stretto in discesa porta poi all’altro chiostro, più piccolo, disposto su tre lati, perché il quarto è aperto sulle montagne e sulla parte nord orientale della città.  È chiamato chiostro del Pozzo per via della capiente cisterna che ancora sta al centro del suo perimetro quadrato.

Ma forse il gioiello del complesso è l’affresco con la Crocifissione, che seppur mutilato, campeggia ancora al centro di quella che un tempo fu la sala del Capitolo. Ha una sua drammatica grandiosità e quanto all’autore è attribuito al Maestro dell’Albero della Vita.

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