Insomma, chi è Elena Ferrante?
Gli indizi portano a Marcella Marmo

È scoppiato il caso Elena Ferrante. Un “caso” lo era già, almeno dal momento in cui le sue opere hanno cominciato a scalare le vette delle classifiche libresche (L’amica geniale, Storia del nuovo cognome, Storia della bambina perduta), ma ora è diventato pure un giallo. Una specie di indagine per appassionati e addetti ai lavori, i quali si chiedono chi mai si nasconde dietro lo pseudonimo niente affatto intrigante di Elena Ferrante – perché Elena Ferrante è uno pseudonimo, per chi ancora non lo sapesse. Chi è la misteriosa donna che ha scritto libri di successo e, peraltro, godibilissimi? Qualcuno si è cimentato nell’arduo compito di svelare l’identità dell’autrice. Qualcuno come Marco Santagata, italianista e scrittore (Come donna innamorata) e pure ex normalista.

 

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Marco Santagata

 

L’ipotesi Marcella Marmo. Il professor Marco Santagata ha letto i romanzi della Ferrante, ne ha studiato gli elementi contenutistici più ricorrenti e ha fatto spogli lessicali. Da ciò ha dedotto che la signora scrittrice ha studiato alla Normale, prima del 1966 (anno dell’alluvione che ha invaso Firenze), e che ha origini meridionali, più precisamente napoletane. Santagata ha fatto anche di più: ha incarnato il nome fantasmatico di Elena Ferrante in quello, autentico e genuino, di Marcella Marmo. La signora Marmo, professoressa, è nata e vive tutt’ora a Napoli. È molto riservata e insegna Storia contemporanea all’università Federico II ed è considerata tra i massimi esperti della storia sociale di Napoli e della camorra.

Lei nega. Interpellata dai giornalisti del Corriere della Sera, la signora – descritta come gentile e impeccabile nei modi – ha negato qualsiasi tipo di connessione con l’autrice dei libri: «Proprio no, non sono io Elena Ferrante. In quel periodo non ero l’unica napoletana alla Normale. Dopo di me ne venne un’altra. Non ricordo il nome, non legammo. Ma sono certa che fosse napoletana. Potrebbe essere lei Elena Ferrante. Oppure potrebbe essere Silvio Perrella». La casa editrice è in linea con l’atteggiamento di Marmo: «Smentiamo che Elena Ferrante sia Marcella Marmo e ci auguriamo che si torni a parlare del libro e non dell’identità dell’autrice».

 

marcella marmo

 

Gli intrecci tra vita e romanzo. Eppure Santagata sostiene che gli elementi raccolti nei romanzi di Ferrante coincidono in maniera straordinaria con i dati biografici di Marmo. In Storia del nuovo cognome, la protagonista Elena Greco va a studiare alla Normale nella metà degli anni Sessanta, come Marcella Marmo, allieva della Scuola nel 1964/65. E ha vissuto a palazzo Timpano, il collegio delle studentesse: «Ci ho vissuto, certo. E fino a pochi anni fa è stato uno dei miei sogni ricorrenti». Marmo e Ferrante sono affascinate da Adriano Sofri: «Mi incuteva timidezza, come anche Franco Piperno, che pure conobbi in quegli anni». Poi il distacco da Pisa, dovuto a un esame andato male e la scelta di lasciare la Normale. Qui vita e romanzo si separano. Nel 1966, di ritorno a Napoli, Marcella Marmo si laurea con il professor Giuseppe Galasso e, poco dopo, si sposa con Guido Sacerdoti, conosciuto già prima degli anni universitari. Nipote di Carlo Levi, grande allergologo e pittore di fama, Sacerdoti è scomparso nel 2013. Oggi Marmo continua a tenere viva l’opera del marito.

Eppure, Marmo… Ma se non è Marmo, allora, Elena Ferrante, chi è? Ovviamente rimanere indifferenti alla faccenda è più che lecito. Se Ferrante vuole restare nell’anonimato è perché vuole evitare di esporsi direttamente nella “vetrina”. Santagata, invece, è proprio coinvolto dalla questione. Dalla consultazione degli annali della Normale, risulta che non ci sono altre possibili “Elene Ferranti”, oltre a Marcella Marmo: «L’altra napoletana è Maria Mercogliano. Ma non può essere lei Elena Ferrante». «La Mercogliano è stata allieva della Scuola Normale nel 1966/67, lo stesso anno in cui entrai anche io. Se fosse lei l’autrice de L’amica geniale sarebbero inspiegabili, in almeno un paio di passaggi decisivi, le omissioni di eventi come l’alluvione dell’Arno del 4 novembre 1966 e l’occupazione dell’università nel febbraio 1967. In base alla mia ricostruzione, infatti, la Ferrante è stata a Pisa prima del 1966». Il mistero, insomma, non è stato ancora risolto.

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