Le otto cose da sapere sul morbillo

Negli ultimi giorni, è salita nuovamente la preoccupazione per diversi casi di morbillo in Italia (anche a Bergamo). In Puglia, in particolare, ne sono stati riscontrati 13 “causati” dal contagio da parte di una bambina no-vax. Un dato che conferma come la malattia, nonostante le possibilità di difendersi, non sia stata ancora debellata o efficacemente controllata. Anzi, i focolai sono diffusi: oltre 2700 eventi, solo in Italia da inizio d’anno, di cui tre casi letali. Perché le implicazioni della malattia, troppo spesso banalizzata, possono portare alla morte. C’è allora da chiedersi che cosa sia il morbillo, come accorgersi della sua incubazione e che cosa si possa fare per arginarlo. Tutto è spiegato in otto punti dai pediatri della Sip, la Società italiana di pediatria, in particolare dagli esperti della Struttura complessa di pediatria generale e malattie infettive dell’Ospedale Bambino Gesù di Roma.

 

 

Diffusione, sintomatologia, diagnosi e cura. Un focus a 360° quello presentato dagli esperti romani, che chiarisce i dubbi sul morbillo e le sue modalità di gestione: dalla prevenzione all’insorgenza, fino alla manifestazione e al contenimento possibile con una vaccinazione mirata. La copertura della vaccinazione sul territorio, tuttavia, non è ancora sufficiente per arrestare un trend che preoccupa anche l’Oms, l’Organizzazione Mondiale della Sanità. Soprattutto riguardo alla mortalità, che ha (ri)subito un rialzo nel mondo del 30 per cento solo nell’ultimo anno a causa di una mancata/inadeguata profilassi, dopo la diminuzione dell’80 per cento degli eventi letali passati da mezzo milione nel 2000 a 110 mila nel 2017.

  1. Con chi abbiamo a che fare. Con una malattia infettiva. Acuta e febbrile, pericolosa non soltanto per le importanti implicazioni se non viene adeguatamente trattata, ma anche per le elevatissime potenzialità di contagio. Di origine virale, è causata dal Paramyxovirus, che “attacca” soprattutto i bambini, la fascia più colpita dal morbillo.
  2. Le modalità di contagio. Il tallone di Achille sono le vie respiratorie, responsabili della trasmissione della malattia. Il Paramyxovirus si trasmette, infatti, proprio attraverso le secrezioni dell’apparato respiratorio, emesse da starnuti o colpi di tosse. Nelle vie aeree i microrganismi proliferano, si moltiplicano e si diffondono poi anche ai linfonodi regionali. Dalla sede respiratoria, la malattia si irradia poi per via linfatica ed ematica, cioè attraverso il sangue. In buona sostanza, il morbillo si contrae dal contatto con le emissioni di una persona infetta e non si trasmette dall’animale all’uomo, né esistono portatori sani.
  3. I campanelli di allarme. La malattia ha bisogno di circa 13 giorni, il tempo di incubazione, prima di manifestarsi con febbre piuttosto elevata tra i 39°-40°C che inizia dopo circa dieci, dodici giorni dall’esposizione al virus e che dura quattro, sette giorni, accompagnata da malessere diffuso, rinite, congiuntivite e tosse. Possono poi esserci anche eventuali manifestazioni “visive” come piccole lesioni biancastre, chiamate “macchie di Köplik”, localizzate a grappolo sulla mucosa della bocca che fanno la comparsa un paio di giorni prima dell’eruzione delle macchie sul corpo e che possono permanere anche nei due giorni successivi. Il virus, sulla pelle, è caratterizzato da un rash con macchioline di dimensione variabile, vistose, di un colore rosso-vino, localizzate dapprima al volto poi al collo e via via all’intero corpo, comprese mani e piedi, fatta eccezione per la zona del palmo e della pianta. L’eruzione dura 5 o 6 giorni e poi si risolve.
  4. Una malattia “complicata”. Il morbillo può non arrivare da solo, ma accompagnarsi a manifestazioni di altra natura come diarrea, otite, polmonite, convulsioni, fino, nei casi più gravi, a infezioni del cervello e del sistema nervoso, mettendo talvolta a repentaglio la vita. Soprattutto se colpisce le fasce più fragili della popolazione, come lattanti, donne in gravidanza, immunodepressi e anziani.
  5. La terapia. Ancora non c’è una terapia specificatamente indicata per il morbillo, tanto che nella maggior parte dei casi si cura con antipiretici e fluidi, uniti se necessario a una cura per infezioni batteriche. Invece la vitamina A dovrebbe essere somministrata in tutti i casi di morbillo grave, perché studi di laboratorio in vitro dimostrano che il virus è suscettibile alla Ribavirina per aerosol o endovena.
  6. La diagnosi. Richiede test mirati, a seconda della storia clinica e dei sintomi, definiti dal medico. Di norma lo standard è l’esecuzione di una sierologia specifica per malattia, in grado di confermare oppure no la diagnosi.
  7. L’ospedalizzazione. Non sempre è necessario un ricovero, ma è raccomandato per le persone a rischio, così da monitorare e intervenire tempestivamente in caso di complicanze.
  8. La prevenzione. È possibile prevenire il morbillo con la somministrazione di un vaccino combinato, che oltre che dal morbillo protegge anche da parotite e rosolia. È un vaccino sicuro ma con effetti collaterali piuttosto blandi come febbre leggera, arrossamento o rigonfiamento delle ghiandole del collo e/o delle guance. Gli esisti gravi che seguono la somministrazione del vaccino sono piuttosto rari.

 

 

La posizione della Sip sul vaccino. Il vaccino fra la popolazione fa paura, soprattutto in seguito alle fake news che ad esso sono associate, riguardo ad esempio alla responsabilità di insorgenza di malattie pesanti. Gli esperti della Sip invece dicono no all’abolizione della legge sull’obbligo vaccinale, grazie alla quale in pochi mesi si è assistito a un aumento delle coperture dal 3 al 10 per cento per dieci vaccini e sì a misure integrative e protettive per i soggetti più fragili con, ad esempio, la diffusione di programmi di educazione sanitaria a partire dalla scuola materna. La copertura vaccinale è fondamentale per la prevenzione e diffusione della malattia, infatti è in grado di attivare l’immunizzazione di gregge che tutela anche i bambini che hanno una controindicazione al vaccino o i cui genitori hanno espresso parere contrario alla prolassi con una maggiore rischio di esposizione al contagio. La vaccinazione, insomma, ha ricadute sull’intera collettività, limitando complicanze e decessi i cui numeri sono ancora troppo importanti per una malattia infettiva prevenibile ed evitabile.

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