Papa Giovanni XXIII ritorna a casa
A Sotto il Monte e in città nel 2018

A giugno dell’anno prossimo Papa Giovanni XXIII sarà traslato a Bergamo. Lo ha assicurato stamattina il vescovo di Bergamo Francesco Beschi, visibilmente emozionato. È stata riconosciuta la grande devozione della nostra terra per il santo a cui ha dato i natali, quindi. Le spoglie del santo arriveranno da San Pietro a Sotto il Monte, ma è previsto anche un passaggio in Cattedrale, in Città Alta. Non si conoscono ancora i dettagli e la data precisa. Si presume che possa essere in occasione del 3 giugno, anniversario della morte.

Papa Roncalli, dunque, torna a Bergamo nel 60esimo anniversario della sua elezione a Pontefice (avvenuta il 28 ottobre 1958), nel 55esimo anniversario dell’Enciclica Pacem in Terris (11 aprile 1963). La Diocesi di Bergamo ricorda poi quest’anno il 50esimo del nuovo Seminario Vescovile, intitolato proprio a Papa Giovanni e da lui voluto e sostenuto. Ne seguì personalmente la costruzione tramite il bergamasco cardinale Gustavo Testa. All’ingresso del Seminario, il  maestro Attilio Nani (che aveva disegnato la tiara regalata al papa dai bergamaschi), aveva immaginato in un grande affresco che Papa Giovanni XXIII arrivasse a Bergamo a inaugurarlo. Il desiderio che Papa Giovanni XXIII tornasse nella sua terra natale – oltre che espresso dallo stesso Pontefice confidenzialmente in più occasioni – è stato più volte manifestato da tanti fedeli al parroco di Sotto il Monte che lo ha raccolto ed è stato presentato a Papa Francesco insieme alla richiesta formale della diocesi.

«Ringraziamo Papa Francesco per questo gesto di amore paterno nei confronti della nostra Diocesi di Bergamo – ha commentato il vescovo Beschi -. È per noi una gioia grande e una grazia speciale. Pensare al santo Papa Giovanni XXIII che torna nella sua terra, mi ha fatto ricordare quanto lui disse, pochi mesi dopo l’elezione a Pontefice, in un’udienza ad un gruppo di bergamaschi: “Vi esorto a progredire sempre nella bontà, nella virtù, nella generosità, affinché i Bergamaschi siano sempre degni di Bergamo”. La sua presenza interpellerà la nostra Chiesa e la nostra società. Scriveva mons. Roncalli ai familiari il 26 novembre 1930: “Da quando sono uscito di casa ho letto molto libri e imparato molte cose che voi non potevate insegnarmi. Ma quelle cose che ho appreso da voi sono ancora le più preziose e importanti; sorreggono e danno calore alle molte altre che appresi in seguito, in tanti e tanti anni”. Da queste profonde radici bergamasche fiorisce la sua preferenza – mostrata al mondo da Papa – a guardare gli aspetti positivi, più che a quelli negativi e a considerare, nei rapporti con gli altri, ciò che unisce più di che ciò che divide. Una bergamaschicità che determina la sua umanità e la sua spiritualità e diventa pazienza nelle difficoltà, sobrietà nell’uso delle cose, costanza e fiducia. La stessa bergamaschicità che generava serena concordia nella numerosa patriarcale famiglia dei Roncalli, con la disponibilità a condividere con i più poveri quel poco che si aveva. Era la “scuola del cortile” che insegnava a guardare la vita e il futuro con ottimismo e a considerare le persone con stima e fiducia. Guardando a questo frutto della nostra terra, siamo stimolati a ritornare alle nostre radici e soprattutto a rinnovare quella medesima linfa di grazia che ci unisce a lui».

Nelle prossime settimane si studieranno i dettagli organizzativi con la Santa Sede che verranno poi resi noti attraverso comunicati stampa e tramite il sito www.diocesibg.it

Lascia un commento

Devi loggarti per pubblicare un commento.